La Musica è infinita. Per citare La Leggenda del Pianista sull’Oceano, “tu pensa a un pianoforte: i tasti iniziano, i tasti finiscono. Tu lo sai che sono 88 e su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti loro, TU sei infinito e dentro quegli 88 tasti la Musica che puoi fare è infinita“.

È proprio così: la Musica è infinita. E allora cosa potrebbe succedere se fondessimo la Musica di Tom Waits, degli Area, dei King Crimson e di Vinicio Capossela?
Questo è il pensiero che ha avuto Paolo Paròn, in arte Paoloparòn, quando nel 2009 circa decide di pubblicare due EP autoprodotti insieme all’Orchestra Cortile aggiudicandosi, poi, il Premio Friûl per poi sciogliere l’orchestra nel 2011.

Paoloparòn è un polistrumentista eclettico, autore e compositore dei suoi brani e tutto questo è ciò che arriva fin dai primissimi secondi di Vinacce (Canzoni per Inadeguati), ovvero la sua prima prova discografica sulla lunga distanza, album uscito alcuni mesi fa per Music Force / Toks Records.

Vinacce (Canzoni per Inadeguati) di Paoloparòn arriva dopo un periodo teatrale durante il quale il cantautore si è divertito a inscenare Musica per il teatro, partecipando a diverse messe in scena e attività di laboratorio in scuole e comunità socio-sanitarie. Ha lavorato principalmente sull’improvvisazione musicale unendo parola a gesto. Il primo lavoro da solista per Paoloparàn arriva nel 2012 quando pubblica online un EP di cinque tracce che fa da predecessore alle sue Canzoni per Inadeguati di cui parliamo oggi.

A prendere parte a questo progetto musicale, oltre allo stesso Paolo Paron (voce, chitarre, tastiere), troviamo anche Roberto Amadeo (basso, contrabbasso), Stefano Bragagnolo (batteria, percussioni), Jvan Moda (computer, rumori), Alice Gaspardo (trombone), Denis Bosa (violino), Luca Marian (viola) e Giacomo Franzon (contrabbasso).

Undici tracce che uniscono cantautorato, folk, rock, pop, ironia e tantissimo eclettismo. Questi sono i due aggettivi che penso descrivano al meglio Paoloparòn e la sua Musica. “Mani Adatte” fa già capire di come questo disco racchiuda della qualità di non poco conto, anzi.

Il cantato ha delle incertezze e lo si percepisce fin da subito, ma questa volta non è un punto debole, perché il cantautore di Pordenone gioca anche su questo aspetto, enfatizzando quelle parti più alte per rendere maggiormente la sofferenza di ciò che sta cantando. Un esempio? “L’allegro Caos dello Scolapiatti“, una canzone geniale, interpretata come se fosse una pièce teatrale – e il nostro le conosce bene.

Un Disegno” parte “in sordina” per poi esplodere in una progressione fatta di organi ed effetti wah-wah, mentre la batteria segna la ritmica nel modo giusto.

La magia di questo album scatta con “Amleto 1999”, senza ombra di dubbio la canzone più bella di tutto quanto Vinacce (Canzoni per Inadeguati). Questo brano è positivamente disarmante, uno di quelli che ti fanno rimanere immobili fin dal primo ascolto, merito della voce di Paoloparòn e delle atmosfere splendide che vengono rese nella mente e nel cuore. “Amleto 1999” fa leva sulla viola che fa da contrappunto all’arpeggio iniziale e al mugolio del cantautore: tutto parte da qui, venendo catapultati in uno scenario fatto di versi, visioni immaginifiche e figure retoriche.

Noi non lo sapevamo che saremmo cresciuti. Noi no, non lo sapevamo che saremmo invecchiati, col cuore gonfio e un amore segreto svelato all’amata a sipario aperto.
[…] E con le braccia forti e aperte e il cuore che scoppia, per vita e destino.

La Domenica del Supermercato” ironizza e critica le pessime abitudini legate al settimo giorno della settimana che è come se non esistesse più per nessuno, soprattutto per tutti i dipendenti dei supermercati aperti di domenica come nel resto degli altri giorni. Ma la critica è più ampia, includendo anche la nostra vita sociale, ridotta alla spesa fatta di domenica per mancanza di tempo o, ancora peggio, per mancanza d’inventiva sul cosa fare in alternativa, riducendoci a una coda di sguardi solitari. Ma non è tutto qui, perché in questa solitudine c’è anche la malinconia di un amore, forse non vissuto per paura.

Mentre fuori un abbraccio stretto sotto un ombrello non trovava il coraggio di pronunciare un noi

Le Ore d’Estate” vira su uno schema musicale più “classico”, ma la seconda vera magia del nuovo album di Paoloparòn arriva con la title track “Vinacce”: è come se il cantautore ci dicesse “vieni!“, prendendoci per mano per mostarci quello che sta cantando. Ancora una volta sono gli archi e la chitarra acustica a fare la canzone, creando quella malinconia e quella profondità necessarie per essere assorbiti in tutto e per tutto.

È un istante interminabile di passione, l’attesa, sta scritto sull’oroscopo di questa settimana. E il posto vuoto apparecchiato per la cena e il tuo patire di ogni giorno, trascinando disincanto. Chi sta in prestito tra quattro mura e chi si cuce addosso il proprio nido, per poi non vole altro che vederlo bruciare.

Lo Chiedo a Te” è una ballad ben riuscita, che esplode nel crescendo emotivo e musicale dell’ultimo minuto di canzone che riporta il cuore e la mente alla Musica degli anni 60/70. Ed è da questo profumo di passato che veniamo (ri)catapultati nel presente con “Ai Tempi delle Chat“, canzone che racchiude nel titolo tutta l’inconsistenza dei rapporti umani odierni, fatti di vita virtuale ma non di pelle vera, come dice Paoloparòn.

Via Bertaldia Blues” e “Seasons – A Silly Indie Song” chiudono Vinacce (Canzoni per Inadeguati), la prima un blues con lo stile inconfondibile di Paoloparòn, la seconda unica canzone in inglese di tutto quanto il disco. Un brano che chiude nel modo migliore, portandosi con sé tutte le malinconie affrontate fino a questo momento.

Conclusioni:

Vinacce (Canzoni per Inadeguati) dimostra come per fare bella Musica non serva essere perfetti: le imperfezioni del cantato possono diventare un punto di forza come nel caso di Paoloparòn, che dimostra di essere un musicista contemporaneo con capacità compositive ereditate dal passato. Ascoltare questo cantautore fa ripensare a Battiato, a De André o a Gaber, in modo positivo e non imitativo.

“Amleto 1999” e “Vinacce” sono il punto più alto del disco e i brani che qualunque amante della Musica dovrebbe ascoltare e fare suoi dal punto di vista emotivo.

Mauro Abbatescianna

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