Nuova recensione sulle pagine di AscoltieRacconti.com!

Dopo averti presentato Il Giardino, torniamo nuovamente in Sardegna, questa volta per parlarti di un’altra band Alternative Rock: The Defiance.

The Defiance: la band sarda torna alla grande con Rise!

I The Defiance sono Filippo Sanna (voce), Luca Cadeddu Palmas (chitarra ritmica, voce), Edoardo Vaccargiu (chitarra solista, tastiere, voce), Fabio Manca (basso) e Mirko Rossi (batteria), un quintetto che definire energico è poco.

Il progetto The Defiance nasce nel 2012 a Oristano (Sardegna). Nel dicembre dello stesso anno registrano From The Ink of Our Skin, album di debutto autoprodotto dalla band, un disco di dieci tracce che permette al gruppo di esibirsi dal vivo sperimentando la scena live e i suoni che li contraddistinguono.

Ed è proprio nel live che The Defiance trova la propria dimensione, con show potenti che mescolano suoni punk rock, folk, riff stoner e ritornelli più tendenti al pop rock, il tutto mescolato a un’identità personale che gli permette di calcare diversi palchi dal 2013 al 2015.

Recensione | The Defiance: la band sarda torna alla grande con "Rise"!
Recensione | The Defiance: la band sarda torna alla grande con “Rise”!

Rise è la nuova fatica discografica di questa giovane band che nell’agosto del 2015 si è chiusa in studio con Filippo Porcu – fonico che li ha seguiti durante i numerosi live – per registrare gli undici brani contenuti in questo nuovo album, uscito per l’indie label italiana Seahorse Recordings lo scorso settembre.

Incasellare questo album in un genere musicale unico è molto difficile proprio per le numerose influenze sonore che si percepiscono fin dal primo ascolto.

Tutto quanto l’album sembra raccontare la storia di un ragazzino che vive la propria adolescenza come un difficile passaggio di transizione; ragazzino che potremmo soprannominare Y e che viene rappresentato sottoforma di fumetto nelle pagine di un booklet estremamente curato, all’interno del quale è presente una sorta di storyboard dove il giovane indossa un cappellino riportante proprio la lettera Y.

Rise si apre con “I Am The Ocean“, un pezzo stoner con dei riff potentissimi e un cantato che strizza l’occhiolino al pop rock nel ritornello. Molto bello il binomio tra italiano e inglese e il finale con atmosfere folk. Questa è infatti l’unica canzone dove si sente una parte di testo in italiano.

I Hate To Speak” segue il filone sonoro del pezzo precedente, con sonorità cupe e un testo pungente

Your fascist hedonism it’s starting to boring
The kids with big biceps rape little girls
The fools win on the lottery
When midnight comes will you save me?

I Hate To Speak

Bellissima la ritmica incessante sul finale, seguita dal solo di chitarra acustica.

L’attacco di batteria di “Sin City” è tipicamente punk rock, riportandomi un po’ alla mente “You” dei Bad Religion – per citarne una – ma qui nella città del peccato l’attitudine è differente.

My girlfriend sleeps with the enemy
Your colours show me what I feel
I hear a song coming from a burning home
You will be killed by what is burning me

Sin City

Hold On!” è la canzone che segue e quella, a mio avviso, meglio riuscita di tutto quanto il disco. Si tratta del classico pezzo che una volta sentito riascolti ancora, ancora e ancora, entrando in un vortice fatto di “repeat” e “cazzo come suona! Devo riascoltarla!” dal quale difficilmente riuscirai a uscire. La ritmica della chitarra elettrica è coinvolgente così come il cantato, per non parlare del solo spettacolare che parte a metà brano o della chiusura con attacco dopo la pausa. Veramente un gran pezzo!

Molto ben riuscita anche “The Radio Will Sing For The Loner” dove la sopravvivenza alla solitudine culminante nel suicidio sono le tematiche affrontate dai The Defiance. Il tutto condito dal solito riff stoner che fa da filo conduttore per tutto quanto il disco.

Rise prosegue con “The Kid & The Cloud” e “Under The Night Sky“, due canzoni che vanno a braccetto per la tematica dell’infanzia e dell’adolescenza strappate a Y con, da un lato, la madre che lo protegge e la sua volontà di essere stretto forte a lei e, dall’altra, la coscienza di come la realtà sia ben differente e venga apposta a prendersi la tua innocenza.

I hear you cry, I’m ready to fall again under the night sky

L’approccio alla coscienza in “Under The Night Sky” avviene, dal punto di vista musicale, come se tutto quanto fosse immaginato come un ballo tra Y e la consapevolezza. Come se fosse un tango che sfocia, poi, nell’hard rock nel momento di rottura della canzone dove il protagonista dice: “We don’t have time to whisper, We don’t have time to pray“.

Molto bella la parte finale dove i The Defiance hanno inserito un dialogo tratto da True Detective:

“Una volta a cena se non sbaglio mi avevi raccontato qualcosa riguardo al fatto che inventavi storie osservando le stelle.”
“Si. Si quando ero in Alaska, sotto il cielo stellato”
“Ti sdraiavi e guardavi verso l’alto, vero? Le stelle.”
“Già. Come sai non ho mai guardato la tv fino a diciassette anni quindi là non c’era un cazzo da fare a parte passeggiare, esplorare…”
“E…e inventare delle storie guardando il cielo stellato. Raccontane una.”
“Sai, Marty, sono stato sveglio a guardare fuori da quella finestra ogni notte e alla fine…c’è solo una storia, la più antica.”
“Quale?”
“La luce contro l’oscurità’”
“Ecco, so che non siamo in Alaska ma a me sembra che…l’oscurità abbia molto più spazio.”
“Già. Sembrerebbe così.
No senti, aspetta. Perché non punti in direzione dell’auto, Marty? Sono stanco di passare la vita negli ospedali.”
“Cristo. Sai una cosa? Mi opporrei, ma inizio a convincermi che tu sia immortale.”
“Credo che ti sbagli. Sul cielo stellato.”
“In che senso?”
“Una volta c’era solo oscurità. Adesso la luce sta vincendo.”

Con “Genetic Smile” è il padre di Y a parlare, dicendo a suo figlio di non essere un soldato né lui il suo capitano, spiegandogli come il sorriso sia tutto! La consapevolezza questa volta è legata alla morte: anche nel momento in cui tutto quanto brucerà, rimarranno soltanto i ricordi e, soprattutto, il sorriso che geneticamente abbiamo in noi e che dovrà vincere su tutto. Anche sulla sofferenza.

La title track arriva come penultimo brano del disco e arriva come riscatto, concetto che viene espresso con molte belle metafore:

Everytime you’ll lost I wanna be the sound that comes from your headphones
A song that connect your bones and it guides you home

Rise

A chiudere Rise arriva “Like Thunder“, proprio Come un Tuono, il film con Ryan Gosling. Questo brano è più una chiusa e un tributo al film stesso, con tanto di citazione presa direttamente dal film:

Sai una cosa, Luke? Se guidi come un fulmine, ti schianti come un tuono.

Conclusioni:

The Defiance è una band giovane ma con moltissime cose da dire. Rise è un disco veramente molto curato, lo si capisce dai dettagli come il booklet disegnato da Giovanni Tamponi, uno dei più belli che abbia visto negli ultimi anni. Ma ovviamente ciò che colpisce è la maturità compositiva e la qualità delle registrazioni e del mixaggio, facendo trasparire gli anni di gavetta dal vivo.

Ascoltando questo album sono tornato ragazzino a quando andavo in skate e ho pensato come questo disco potrebbe benissimo essere la colonna sonora perfetta per un titolo della saga di Tony Hawk’s Pro Skater.

Rise dei The Defiance è un disco che ti consiglio assolutamente, augurando a questi ragazzi di poter diventare una band di riferimento per questo genere in Italia e di avere la giusta attenzione anche all’estero.

Mauro Abbatescianna

Condividi la mia recensione di Rise dei The Defiance su Facebook, Twitter, Google+ e WhatsApp per far conoscere ai tuoi amici un nuovo disco da aggiungere alla loro playlist!

Iscriviti al canale Telegram ufficiale di AscoltieRacconti.com per ricevere ogni nuova recensione direttamente sul tuo smartphone, tablet o PC. Clicca qui per iscriverti GRATIS!