L’ho scritto spesso qui su AscoltieRacconti.com: il panorama musicale italiano emergente è popolato di moltissime band e artisti capaci e di talento.

Questo è il caso dei The Boylers, band punk rock veneta al debutto discografico con Tropic Of Dancer, uscito lo scorso 18 Gennaio. Il disco di debutto è stato autoprodotto dai The Boylers, mentre registrazione, mix e master sono stati fatti da Alfredo “Epi” Gentili e Matteo Gori presso il Go Down Studio.

Tutto nasce ad Adria (Rovigo), nel 2009: i The Boylers nascono come band nel 2009, dalla mente di Nicola Lodo (basso), Diego Avanzo (chitarra) e Fabio “Pastina” Benetti (batteria) che si uniscono nel nome del Punk N Roll, una fusione di stili ed emulazioni alle divinità del Rock N Roll, della New Wave e del Post Punk.

Durante l’evoluzione sonora e live dei The Boylers è stato necessario un cambio di formazione che vede l’ingresso di Marco Nichil alla chitarra e Mattia Buzzarello al basso che, dopo un primo periodo di rodaggio, trovano l’amalgama perfetta col resto della band. E così il passo è breve per arrivare ad aprire i concerti di Marky Ramone, degli Hot Head Show e dei White Cowbell Oklahoma. Nel 2015 suonano al Viper Club di Firenze e all’Alcatraz di Milano in occasione dell’Emergenza Festival dove ottengono il decimo posto avendo così un’ulteriore spinta a migliorarsi e a suonare per divertirsi e divertire il proprio pubblico.

E proprio da questo entusiasmo nasce Tropic Of Dancer, registrato in soli due giorni al Go Down studio. Il titolo del disco è ispirato al romazo d’esordio di Henry Miller, ovvero “Tropic Of Cancer”. Si tratta di un disco schietto e diretto, senza fronzoli come viene definito dai The Boylers stessi e questa schiettezza si sente fin dal primo istante in cui, premendo il tasto play, parte “Easy To Live” che fa capire benissimo quale sia il mood di Tropic Of Dancer.

Il suono è quello giusto che si rifà alle tante influenze dei The Boylers (Queens Of The Stone Age, The Ramones, The Hives e molti altri), con ritmiche serrate, basso prepotente e chitarre distorte ed esasperate.

Recensione | The Boylers e il Punk N Roll ruvido di "Tropic Of Dancer"

Fast Fuck” ha un tiro micidiale e mostra tutta la sua attitudine all’esecuzione dal vivo: uno dei brani sicuramente più divertenti e carichi da sentire in concerto – è facile infatti figurarsi in mente il pogo e il delirio capace di creare una canzone come questa. Bello il cambio di ritmo nella seconda parte del brano.

Spesso si dice che la Musica è la medicina dell’anima e quale canzone migliore di “Soul Medicine” può esprimere un concetto simile? E che dire di “Remember to Forget“? Nonostante il riff ricordi molto “Can’t Stop” dei Red Hot Chili Peppers è un pezzo che ti fa saltare sulla sedia grazie alla ritmica serrata e alla carica che questo brano è capace di trasmettere!

Segue “M.P.“, secondo singolo che ha anticipato l’uscita di Tropic Of Dancer, ben accolto da radio e critica insieme al precedente “Western People“, anch’esso contenuto nel disco di cui stiamo parlando oggi.

Not Your Reality” è un brano con un sound più cupo dei precedenti, ricordando le atmosfere dei Queens Of The Stone Age tanto cari ai The Boylers. Anche questo un bel pezzo in linea con il tiro micidiale che contraddistingue questa band.

Will You Come Out” è la traccia di chiusura di questo Tropic Of Dancer e lo fa nel migliore dei modi, spaccando tutto quanto e facendo percepire l’attitudine e la cazzutaggine di questa band.

Conclusioni:

Tropic Of Dancer dei The Boylers è un disco che convince al 100%: nonostante sia la prima prova discografica, la band si dimostra rodata alla perfezione, presentando al pubblico otto brani che coinvolgono e che si lasciano ascoltare con molto piacere. Quel che traspare maggiormente ascoltando il disco di debutto di questa band è l’attitudine al live: basta chiudere gli occhi durante l’ascolto per immaginarsi sotto al palco mentre i The Boylers spaccano durante il loro show. Aspetto chiave da non trascurare è la scelta linguistica che convince – anche nella pronuncia, punto debole per troppe band italiane che cantano in inglese – e che porta i The Boylers verso una maggiore internazionalità.

Ascolto e acquisto estremamente consigliati!

Mauro Abbatescianna

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