L’Italia ha sempre avuto una grande quantità di band e artisti che facessero dell’innovazione il proprio marchio di fabbrica. L’emblema di tutto questo è senza dubbio la Musica prog degli anni 70, dalla PFM, a Le Orme, passando per gli Area di Demetrio Stratos.

E sono proprio gli Area ad avere influenzato i Parco Lambro, la band di cui voglio parlarti oggi in questa recensione che stai per leggere.

Sei pronto? Andiamo!

#Recensione Le atmosfere coinvolgenti dei #ParcoLambro Condividi il Tweet

Nonostante i membri siano di Udine, il progetto Parco Lambro nasce in uno scantinato bolognese nel 2014, da una serie di jam sessions ispirate proprio agi Area così come ai Soft Machine (band rock e jazz inglese).

Ma Clarissa Durizzotto (sax alto), Mirko Cisilino (trombone, farfisa, moog, nordlead), Giuseppe Calcagno (chitarra, basso, microbrute), Andrea Faidutti (chitarra, basso, voce), Alessandro Mansutti (batteria) non si limitano a questo e vanno all’esplorazione di un suono personale, un ibrido tra elettronica, armonie jazz, ritmi punk, psichedelia, atmosfere progressive e moltissimo altro.

Il risultato è il loro disco omonimo, Parco Lambo, pubblicato nel 2016 sotto l’indipendente Music Force.

Il disco di debutto dei Parco Lambro si compone di sette tracce ed è stato registrato dal vivo presso il DuepiùDue RecordingStudio di Fiumicello (UD), riportando in sette canzoni tutto l’approccio e lo spirito live di questa band, che ha messo in piedi un concept album, che potremmo intepretare come la visione musicale dei cinque membri del gruppo, rappresentati secondo delle suite registrate ad hoc per dare vita al pentagono che viene anche rappresentato nell’artwork dell’album.

Recensione | Parco Lambro: atmosfere coinvolgenti nel disco di debutto!
Parco Lambro

Il disco – quasi interamente strumentale – si apre con “#5“, un pezzo con suoni potenti e cupi, chitarre distorte e la sezione di fiati che si contrappone alla linea ritmica in un modo molto interessante. Molto bello il cambio di ritmo.

Nord, Pt 1” e “Nord, Pt 2” formano la prima piccola suite che prende il nome di “Nord“, una delle punte del pentagono disegnato nell’artwork del loro disco e uno dei cinque punti cardine del loro concept. A livello sonoro evolvono la traccia di apertura: in “Nord, Pt 1” troviamo ritmi più aperti, mentre in “Nord, Pt 2” tutto è più serrato, su tutto la chitarra che esplode in un assolo psichedelico sulla ritmica sempre più calzante della batteria, fino a quando sul finale tutto si calma, come a chiusura di un (primo) cerchio.

In “Not For You” si sente per la prima e unica volta il cantato, in un brano inizialmente più intimo – grazie alle atmosfere create dal connubio tra fiati e tastiere che portano l’ascoltatore in una dimensione molto particolare – per poi passare, anche qui, a ritmi molto più serrati dove questa volta sono i fiati i protagonisti della scena.

Il brano forse più riuscito a livello di atmosfere è “Notturno“, all’interno del quale è possibile sentire i suoni che si possono udire nella realtà notturna della propria vita: da quello che potrebbe sembrare il rombo di una moto – resa dalla chitarra in apertura del brano – fino alle scorribande in giro per la città, a metà tra le trame di un film poliziottesco e un thriller/horror anni ’70. Tutto con forti infusioni jazz e psichedeliche.

A chiudere Parco Lambro troviamo la seconda suite, “Ibis“, suddivisa in due parti che anche in questo caso si completano, proprio come in “Nord”. Qui è un tripudio di jazz mischiato a dei tratti di funk e allo spirito punk della band, che porta a una ritmica molto più spinta in “Ibis, Pt 2”.

Conclusioni:

Parco Lambro è un progetto votato al live, aspetto che si percepisce a pieno durante l’ascolto del disco omonimo che, come già anticipato, è stato appunto registrato dal vivo in studio senza sovraincisioni.

Un disco molto interessante, riuscito e di alto livello. Non si tratta affatto di un album da primo ascolto, ma come ho già detto in precedenza qui sulle pagine di AscoltieRacconti.com, questo non è – a mio avviso – un difetto, lo rende anzi oggetto di molteplici ascolti, ognuno dei quali necessario a trovare sempre nuove sfumature.

Ascolto vivamente consigliato!

Mauro Abbatescianna


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