I Mardi Gras sono un gruppo tutto italiano. Mi sono imbattuto in questa band totalmente per caso – e grazie a Dio è successo! Da amante di Bruce Springsteen seguo e partecipo a diversi gruppi su Facebook dedicati al Boss. In uno di questi avevo pubblicato un video di una versione live di “Drive All Night”, una delle più belle canzoni che il Boss abbia mai scritto, suonata dal vivo da Springsteen con Glen Hansard come ospite, invitato sul palco durante il concerto di Bruce tenutosi a Kilkenny, in Irlanda (patria di Glen).

E tutto questo cosa c’entra?“, ti starai chiedendo. Semplice. Tra i tanti fans del Boss che popolano i vari gruppi Facebook c’è anche Fabrizio Fontanelli, chitarrista, compositore e autore proprio dei Mardi Gras. Ed è stato proprio lui a contattarmi dopo aver visto il video che avevo pubblicato e l’ha fatto per ringraziarmi dicendomi che “chi condivide Bruce e Glen è automaticamente mio amico”. E così, parlando, è venuto fuori che lui, coi suoi Mardi Gras, ha aperto più volte i concerti di Glen Hansard e che lui stesso ha avuto l’onore di suonare insieme a Glen proprio quella “Drive All Night” tanto cara al cantautore irlandese. E siccome una chiacchiera tira l’altra ho scoperto come lui fosse uno dei membri dei Mardi Gras. Inutile dire come, successivamente, sia andato alla ricerca della loro Musica, imbattendomi proprio in “Playground“.

I Mardi Gras mostrano i denti nel loro “Playground”

I Mardi Gras sono: Claudia Loddo (voce), Carlo di Tore (basso), Fabrizio Fontanelli (chitarra acustica), Walter Palombi (batteria), Alessandro Matilli (pianoforte e tastiere), Simone Sammarone (chitarra elettrica).

Recensione | I Mardi Gras mostrano i denti nel loro "Playground"

Playground” è l’ultima fatica discografica di questo gruppo nostrano. Pubblicato nel 2015, il disco è stato mixato ai Soundmakers Studios a Roma e masterizzato da Simon Gibson (già collaboratore di nomi come U2, The Beatles, Robbie Williams) agli Abbey Road Studios di Londra. La produzione è di livello e si sente molto, sia negli arrangiamenti che nel mixaggio fino al mastering finale – e non sarebbe potuto essere diversamente con un nome e uno studio come quelli ai quali i Mardi Gras hanno deciso di affidarsi.

I Say Yes” è il brano di apertura del disco ed è uno di quei pezzi che, una volta ascoltato, ti rimane in testa per tutto il giorno. Ti suonano in loop sia la melodia che il ritornello, oltre alla ritmica incessante e sempre calzante in stile U2. Quel “sì”, pronunciato così fermamente da Claudia Loddo per tutto quanto il brano, potremmo vederlo come l’accoglimento di una proposta di matrimonio tanto quanto una dichiarazione d’amore smisurata per la Musica, che fa sentire così liberi e così forti grazie a ciò che sentiamo dentro.

Never” è il brano che segue e quel che emerge a livello musicale è senza dubbio la sezione ritmica: il basso e soprattutto la batteria sono in evidenza in tutta quanta la canzone, conducendo a un bell’assolo di chitarra nella parte finale del brano – assolo che fa da contrappunto al cantato. Davvero molto bello.

Ma se tra le esperienze della band ci sono l’Inghilterra e l’Irlanda, ecco che non poteva mancare una collaborazione con Mundy, cantautore irlandese. Questa connessione oltremanica ha portato alla creazione di “Road Song“, canzone che, sia nel testo che nella Musica, fa capire tutta la voglia di mettere il suono e la Musica stessa al centro di tutto.

I’m singin’ this old Road Song, is what I do the best

La Musica che vince su tutto e che aiuta quando non si ha niente, anche quando in mano si hanno soltanto una Regina di Cuori, un Re di Picche e soltanto un Asso e la necessità di vincere quella mano! – per citare nuovamente i Mardi Gras.

I Have A Dream” è un brano con un’anima pop, con alla base un bel “tappeto” di pianoforte che accompagna tutta quanta la canzone e che crea una bellissima atmosfera durante il bridgeche precede l’ultimo ritornello.

L’anima dei Mardi Gras e di questo “Playground” è polivalente: si passa dalle ballad più delicate che possano pensarsi, come “Another Place“, “Mine” e “Alys” a brani totalmente intimisti e introspettivi come può esserlo “Before I Die“, a pezzi più Rock come “Painlover“, “Sarah And The Three Roses“, “Are We Ready For The Sun“, passando per le punte di funk e di sperimentale toccate da “Superfriends“.

In tutto questo non manca un brano come “Snakes and Bones“, pregno di sonorità ambient, a tratti sciamaniche, che fanno viaggiare la mente lasciandoci immaginare un qualche rito propiziatorio capace di liberarci di quel che abbiamo rinchiuso nell’anima e che non sempre ci lascia stare – ricordandomi anche lo stile musicale di Loreena McKennitt.

Per concludere, come detto nel titolo, i Mardi Gras hanno mostrato i denti nel loro “Playground” di gioco – volendo usare una metafora cestistica rifacendoci al Playground come campetto da basket. Hanno mostrato la forma che può assumere un disco fatto in modo genuino, con degli arrangiamenti molto belli, fatto di canzoni che funzionano, sia per la credibilità che per la melodia che rimangono in testa una volta ascoltate la prima volta.

“Playground” è un album che si lascia ascoltare con piacere, un disco che mi è piaciuto e che ti consiglio assolutamente nel panorama della Musica italiana.

Ti lascio tutti quanti i link per poter acquistare il disco, così come i profili social e il sito della band per poter approfondire la loro discografia e la loro storia, sperando di averti messo la giusta curiosità per spingerti a farlo! 😉

Intanto, ti ringrazio per aver letto e ti saluto chiedendoti: conoscevi già i Mardi Gras? Sia che tu li conoscessi già, sia che tu possa averli scoperti grazie a questa recensione, ti chiedo di lasciarmi un commento qui sotto per dirmi che ne pensi del loro ultimo disco e di loro come band in generale.

E se anche tu vuoi cercare di diffondere la buona Musica indipendente, condividi questa recensione, potresti farti promotore di questa diffusione, aiutando soprattutto la band a continuare con la loro Musica! 😉 Puoi farlo condividendo su WhatsApp, Telegram, Facebook, Google+, Twitter o in qualunque altro modo grazie ai tasti di condivisione posti proprio qui sotto!

Mauro Abbatescianna.

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