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Oggi torniamo a parlare di Claudio Conti, cantautore italiano che ti ho presentato grazie a Saltworks, suo album di debutto, da me recensito alcuni mesi fa.

Recensione | Claudio Conti torna all’introspezione con Garnet Dusk

Claudio Conti si dimostra molto attivo, tanto da aver rilasciato Garnet Dusk, nuovo album di inediti uscito a fine 2017 per l’indie label italiana Seahorse Recordings. Garnet Dusk è un album che presenta una bella evoluzione del suono contenuto in Saltworks. Già dall’ascolto di “Autumn Song” – traccia di apertura del disco – si percepisce una maturazione e un senso di completezza più ampio di quello già fortemente presente nel disco di debutto.

Garnet Dusk è stato registrato tra marzo 2016 e luglio 2017, è stato prodotto da Claudio Conti così come tutto quanto l’artwork è stato realizzato dal cantautore sardo, mentre la registrazione, il mixaggio e il master sono stati affidati a Davide Sgualdine perglio La Morte Studio di Cagliari. Così come per Saltworks, anche in questo nuovo disco di Claudio Conti è presente un fortissimo legame con la natura, imprescindibile per il cantautore sardo – al punto da diventare un tatuaggio indelebile nell’artwork.

Autumn Song” è una ballata che esprime quel senso di scoperta e di crescita successivi all’incontro:

The autumn lawn’s growing
an angel sigh I’m hearing in the park
there is no knowing when she will come back from the dark
when she will come back from the dark

Of Nylon” segue la sonorità del brano in apertura così come in generale avviene in tutto quanto il nuovo disco di Claudio Conti, che si conferma come un ottimo cantautore capace di scrivere testi ermetici quanto poetici e pregni di figure retoriche.
La malinconia si fa sentire molto in “A Reflection“, una delle canzoni più belle di Garnet Dusk.

Recensione | Claudio Conti torna all'introspezione con "Garnet Dusk"I Never Saw Her Again” è un’altra ballata che racchiude tutta la tristezza di un addio, sempre attraverso l’utilizzo di figure retoriche immaginifiche che vengono dipinte in modo molto forte dalla penna di Claudio Conti.

Nel silenzioso regno  della ragione (“The Quiet Reign Of Thought“) è racchiusa, invece, l’inconsapevolezza del cambiamento facendo leva sul loop ricreato ritmicamente con la chitarra che tende ad amplificare il tutto:

Why do we leave the quiet reign of thought?
Why do we leave the quei reign of thought?

“Florence” fa molto leva sui fiati per creare atmosfere cupe e misteriose, così come lo sono alcuni capolavori artistici del capoluogo toscano, con le sue statue, i suoi vicoli stretti, il Perseo di Cellini e la storia raccontata da Dante nella sua “Divina Commedia”.

E sempre parlando di vicoli arriva “Ode To The Mews“, ai quali Claudio Conti fa riferimento parlando della sua infanzia perduta e di tutti quei ricordi di bambino. Tutto condito dall’immancabile ironia di un’ode poetica come questa:

Mews of my childhood silkened absence
Where is the net we used to play?
Images of my early nineties […]
Stage in the summer when the faces shined
We could recognize a soothing presence
Tales in the gardens, branches bent and twined
Brilliant dogs then barked annoying the statues

Black Woman” è, a mio avviso, la canzone meglio riuscita di tutto quanto Garnet Dusk: è un mix di atmosfere, sensazioni, ritmica. Uno di quei brani che torni ad ascoltare non appena pensi a questo disco.

Le atmosfere si fanno più roventi con “Blazing Lair” che ricorda – oltre alla citata Los Angeles – anche il Messico nella sua musicalità e nell’uso della tromba, con una melodia fortemente ispanoamericana. Molto molto bello l’assolo di chitarra acustica sul finale.

Blazing lair
Los Angeles
my eyes set on the mast
her bay shall find the poise
I’ll find the path
glistening her lights amaze
I bode a brighter sphere

A chiudere il disco troviamo “Old Clouds Fell”, una canzone dondolante col violino che fa da fulcro e accompagna l’ascoltatore verso la fine di questo viaggio condotto durante l’ascolto di Garnet Dusk. Una canzone che suona proprio come se sullo schermo stessero passando i titoli di coda di un bel film.

Conclusioni:

Garnet Dusk è un album che convince fino in fondo, più di quanto non abbia già fatto il precedente Saltworks. La scrittura di Claudio Conti è maturata ulteriormente e conferma le sue doti cantautoriali. Una bella scoperta che si riconferma tale.
Disco assolutamente consigliato

Mauro Abbatescianna

Prezzo: EUR 9,99

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