Rieccoci nella sezione Recensioni di AscoltieRacconti.com. Oggi voglio parlarti di un cantautore che è arrivato alle mie orecchie un po’ per caso ma che, fin da subito, mi ha trasmesso : sto parlando di Claudio Conti.

Claudio Conti è un cantautore italiano proveniente da Cagliari che, dopo aver militato nei Magic Salad – band folk rock psichedelica – ha scelto la strada da solista, realizzando Saltworks, un disco dalle atmosfere molto particolari. Scopriamolo insieme!

Saltworks è uscito lo scorso Dicembre per Seahorse Recordings, etichetta discografica indipendente attiva dal 2002. A fare compagnia a Claudio Conti ci sono Matteo Desogus (chitarra), Davide Sgualdini (batteria e percussioni), Marco Ammar (basso), Carlotta Dello Jacono (violoncello) e Andrea Morelli (saxofono tenore).

Recensione | "Saltworks", il debutto armonioso di Claudio Conti
Recensione | “Saltworks”, il debutto armonioso di Claudio Conti

Saltworks è un disco particolare e lo si intuisce già dalla copertina: un artwork che potremmo definire sognatore tanto quanto fanciullesco per via della sua grafica e del suo tratto. La grafica è realizzata come se si trattasse di un libro per bambini, come a dire “Sogna! Fallo già dalla copertina!”

E il sogno continua al primo ascolto dell’album, con atmosfere che cullano l’ascoltatore dalla prima all’ultima canzone. Si parte con “Veiled Sun“, un brano con un retrogusto amaro e con un sound a tratti psichedelico.

Remember what you’ve done on the hay? He remembered the veiled sun and passed away

Veiled Sun

Le canzoni di Saltworks sono scritte sottoforma di poesia, creando un legame profondo e una perfetta fusione con la Musica che avvolge il testo con le sue atmosfere.

Tutto andrà bene molto presto, questo è ciò che canta Claudio Conti in “All Will Be Well Soon“, il brano che segue ed evolve le sonorità del primo.

La scrittura sottoforma di poesia emerge soprattutto con “Nestled Feelings“, così come anche il suono che ricrea proprio quella sensazione che capita di provare in un posto di mare come la Sardegna, con quei paesaggi incredibili soprattutto nelle zone più esterne verso il mare, dove la scogliera si apre a picco verso il blu dell’acqua e la brezza marina ti cattura, ti avvolge portandoti spesso alla riflessione.

Fallen Leaves” è un brano molto bello che potremmo vedere come una metafora nel rapporto tra la vita e il suo significato, il cosiddetto “senso della vita”. Questo grazie all’immagine delle foglie cadute, una figura retorica che crea un’analisi interna che porta il protagonista a porsi delle domande.

Fallen leaves, and you say ‘are we daydreaming?’. Fallen leaves, fed a heroin in a building. Fallen leaves, saw the diamonds in a liquid. Fallen leaves, obey the silence in the morning

Fallen Leaves

Tutto questo con una progressione e un assolo di chitarra molto belli e ben riusciti.

An Apology To Planet Earth” prosegue il filone della “poesia cantata”, chiedendo scusa al pianeta terra per quel che è diventato e per come l’essere umano l’ha trattato. La cosa stupefacente di questo brano è la metrica e la melodia utilizzate nella sua composizione. L’espressione che penso sia la più adatta per descrivere ciò che intendo è che si tratti di un “poema (de)cantato”, dove la musicalità è soprattutto nel testo e la melodia della Musica accompagna le rime della poesia.

Stars Inspire” è senza ombra di dubbio la canzone più riuscita a Claudio Conti con questo Saltworks. Una ballad meravigliosa con al suo interno più spunti per la sua interpretazione: la chiave di lettura più immediata è quella del cielo, delle stelle e degli astri, ma potrebbe anche essere dedicata a una donna che diventa essa stessa fonte di ispirazione.

How did you know that the stars inspire? Will you be my essence then?

Stars Inspire

Bellissimo il fade finale con l’assolo di chitarra che chiude il cerchio di un brano che completa quello precedente.

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La ciclicità delle canzoni è la cosa che più si percepisce da questo disco: ognuna è la naturale sequenza e conseguenza dell’altra, mantenendo il suono sempre coerente. Questa continuità si vede subito con “Underneath The Moon” che prosegue nelle ambientazioni magiche e notturne di un bagno notturno nelle acque del mare.

Le atmosfere diventano più cupe e amare con “Nothing is Beyond You“, con un sax protagonista che crea un sound più cupo e introspettivo per raccontarci la storia di Jimmy, alla ricerca della sua verità e della sua serenità in un rifugio più sicuro dopo aver pianto per una ragazza. La soluzione che trova per alleviare la sua rabbia e il suo dolore è il palco.

La rabbia e il dolore si evolvono ancor di più con “Dying Kiss“, la canzone che forse più di tutte le altre mette in pratica la tecnica poetico-compositiva dei suoi versi e che, nonostante il dolore di un amore negato e finito male, ha una ritmica piuttosto allegra, a mio avviso scelta volutamente così per rendere ancora più beffardo il destino di un innamorato che piange la donna che ama e che è costretto a vedere invecchiare con un altro Re.

Saltworks si chiude con “Isles“, una canzone arpeggiata che, forse, racchiude una dichiarazione d’amore per quella Sardegna di Claudio Conti troppo spesso bistrattata e ferita da una cattiva condotta di chi di quella meravigliosa isola ne abusa.

Conclusioni:

Saltworks non è un disco da primo ascolto, l’ho riascoltato più e più volte prima di potertene parlare, per via della sua complessità e del suo ermetismo che regala canzoni molto belle, come “Stars Inspire“, “Underneath the Moon“, “A Dying Kiss“, “An Apology to Planet Earth“.

Ma attenzione: la necessità di un ascolto più attento e approfondito non è affatto un difetto, anzi! Personalmente apprezzo molto di più un disco più complesso che un album da “primo ascolto”. La bellezza è racchiusa nella necessità di continuare ad ascoltare le canzoni più ermetiche per poterle apprendere fino in fondo.

Saltworks è un disco molto più maturo di tanti altri che possa aver sentire in passato, soprattutto se consideriamo come sia il primo disco da solista per Claudio Conti. Chi è appassionato di poesia avrà molto di cui potersi cullare.

Le canzoni che mi sono piaciute di più? “Stars Inspire”, “Underneath the Moon”, “A Dying Kiss”, “An Apology to Planet Earth” e “Veiled Sun”.

Mauro Abbatescianna


Link Utili di Claudio Conti: Facebook | Acquista il CD di Saltworks | Acquista Saltworks in formato digitale

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