Questa recensione parte in modo differente rispetto al solito. Parte dalle conclusioni che solitamente trovi alla fine: Birth, disco di debutto di Out Of The Edge – progetto solista di Luca Stasi  – è un album PAZZESCO che non smetterai di ascoltare. Si tratta di una delle cose più fighe che abbia mai ascoltato in ambito di Musica emergente e non solo, perché questo progetto e questa qualità è di elevata caratura, al punto da competere con progetti ben più famosi e ben più consolidati.

Ah, e tutto ciò è MADE IN ITALY. Doveroso ricordarlo, per confermare ancora una volta che di Musica di qualità ne abbiamo a bizzeffe anche nel nostro paese, anche se troppo spesso quella che finisce per radio non rispecchia questo quadro.

Scrivere recensioni fredde e distaccate non è nel mio stile, non l’ho mai fatto né mai accadrà perché ho sempre creduto nella Musica e nelle emozioni che essa è in grado di regalare in un modo di cui soltanto la più bella forma delle arti è capace.

Birth è un disco pregno di emozioni, di sensazioni, di visioni immaginifiche e di amore. Amore, sì. Quello che Luca Stasi – battersista e polistrumentista e soprattutto mente alla base del progetto Out Of The Edge – ci fa respirare nelle cinque tracce che compongono questo album uscito lo scorso 18 marzo, registrato da Emanuele Nanti e prodotto ai RecLab Studios di Larsen Premoli.

Tutti i brani sono stati scritti, composti ed arrangiati da Luca Stasi stesso, il quale si è circondato dei giusti compagni di squadra cercati e trovati nella zona di Como. Al progetto Out Of The Edge hanno preso parte: Luca Stasi (batteria, chitarra) Matteo Pelli (chitarra), Tommaso Bianchi (chitarra), Carlo Testoni (basso), Tommaso Severgnini (voce), Micaela Calvano (voce), Larsen Premoli (percussioni), Fabio Binda (sax).

Special guest assoluto, Federico Paulovich dei Destrage che ha suonato la batteria in “Jester’s Laugh”, il brano di chiusura del disco.

Birth si apre con la title track, un brano di quasi otto minuti che fa capire quanto questo sia a tutti gli effetti un concept album che vede nella nascita la creazione di questo progetto stesso. Questa idea di base è percepibile già dall’artwork del disco che rappresenta un cuore avvolto da un uovo in fase di schiusura, come se Luca volesse dirci quanto fosse per lui necessario realizzare questo progetto ed esprimere la sua creatività.
Questa idea viene espressa anche dall’urlo primordiale di ogni essere umano, il pianto della nascita che si sente a circa metà di “Birth” e che rappresenta metaforicamente la nascita di Luca come musicista.

Never Give Up” è il brano che segue, una canzone bellissima che profuma di Flying Colors e che fa capire già quali possano essere le influenze che accompagnano Luca nella veste di Out Of The Edge. Una canzone pregna di significato, che sprona le persone a non mollare mai, in merito alla quale lo stesso Stasi ha dichiarato:

Il messaggio è volutamente esasperato perché tante persone si lasciano spesso abbattere dagli eventi della vita senza reagire e “facendosi vivere” dalla vita invece che viverla ogni giorno.

A proseguire nell’ascolto arriva “Maybe“, ovvero quella che senza dubbio risulta come la canzone più riuscita di tutto quanto Birth, accompagnata dal video che puoi vedere qui sotto. Si tratta del singolo estratto dal disco e che mi ha immediatamente fatto pensare a Images And Words dei Dream Theater e non solo a quell’album della band prog metal – che qui si sente in tutta la sua ispirazione, assorbimento e rielaborazione da parte di Luca. Meraviglioso il binomio sax-chitarra con solo di quest’ultima sul finale di brano. Fin dal primo ascolto sono rimasto totalmente stregato da questo pezzo, che racchiude così tante emozioni ed energie da essere entrato di diritto nei miei ascolti quotidiani.

Prezzo: EUR 4,95
Age Of Tomorrow” ci proietta in un futuro distopico e a tratti alienante, raccontando la storia di un uomo, qui definito come un semplice numero, che decide di ribellarsi agli schemi imposti dalla società della quale fa parte. Il risultato di questo suo gesto?
L’eliminazione immediata dell’elemento di disturbo. Molto belle le sezioni di chitarra che si alternano ricreando l’aspetto emotivo provato dai vari protagonisti di questa storia.

A mettere la ciliegina su una torta già perfetta è proprio quella “Jester’s Laugh” con Federico Paulovich dei Destrage alla batteria, che arriva come chiusura di questo disco di debutto del progetto Out Of The Edge.

Si tratta di un brano cupo che affronta il tema della privazione di libertà attraverso gli attentati che cercano di bloccarci e influenzarci in modo consistente nella nostra quotidianità. Luca Stasi ha immaginato un mondo nel quale le persone si piegano e si arrendono al volere degli attentatori. Un finale che nessuno vorrebbe e che ha spinto Luca a scrivere questo brano.

Conclusioni:

Se stai cercando un disco emozionante, vero, ben fatto, contenente canzoni che riescono a trascendere il genere musicale, allora Birth è un album che fa veramente la differenza!

Birth è un disco che fa ben sperare per il futuro della Musica in Italia.

Mauro Abbatescianna

Qui puoi trovare la Pagina Facebook di Out Of The Edge


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