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Nuova Recensione in Anteprima sulle pagine di AscoltieRacconti.com!

Questa volta ti porto negli Stati Uniti, a Boston, patria dei Buffalo Tom, band Alternative Rock attiva dalla fine degli anni 80 e tra quelle che più di tutte adoro!

Dopo quasi sette anni dall’ultimo Skins (2011), i Buffalo Tom tornano con Quiet and Peace, nuovo disco di inediti in uscita il prossimo 2 Marzo per Scrawny/Schoolkids Records. Ho avuto l’onore e il piacere di sentire questo album in anteprima per proporti la recensione che stai leggendo.

Si tratta di un album con un approccio e una prospettiva differente rispetto ai precedenti lavori della band. Quiet and Peace arriva dopo il venticinquesimo anniversario di Let Me Come Over (1992), pietra miliare del loro Alternative Rock, anniversario festeggiato con una serie di concerti sold out in America e in U.K.

Ma vivere di ricordi non basta. Non è abbastanza per nessuno, tanto meno per Bill Janovitz e soci che si sono presi il tempo necessario per dare forma a Quiet and Peace.

I Buffalo Tom sono una di quelle band capaci di catturarti fin dai primi ascolti. Ricordo esattamente la sensazione che mi colpì quando, intorno al 2012, ascoltai per la prima volta la loro “Down”, contenuta in Skins – disco che ho letteralmente consumato. Mi è entrata dentro fin da subito così come tutta quanta la Musica di questa band di Boston.

Recensione in Anteprima | "Quiet and Peace" è il nuovo disco dei Buffalo Tom | Ita-Eng Review
Buffalo Tom – “Quiet and Peace

Sei anni di attesa sono, in realtà, il tempo medio di gestazione di un disco dei Buffalo Tom, tempistica più o meno rispettata dalla pubblicazione di Smitten (1995): da quel disco in poi, Bill Janovitz, Chris Colbourn e Tom Maginnis si sono presi il tempo necessario per crescere i propri figli e occuparsi della propria famiglia. Tutto senza però dimenticare i propri fan e la necessità di comunicare attraverso la Musica. E così, ogni cinque anni circa, sono arrivati Instant Live 6/10/05 Paradise, Boston, MA (2005), Three Easy Pieces (2007), Skins (2011) fino ad arrivare al nuovo Quiet and Peace.

My top three artists are Bruce Springsteen, Buffalo Tom, and Tom Waits.
– Jon Stewart

Il nuovo disco dei Buffalo Tom è stato registrato presso il Woolly Mammoth Studios a Waltham (Massachussetts), di proprietà di David Minehan, ex leader dei Neighborhoods, storica band di Buffalo e riferimento assoluto per Bill Janovitz, il quale ha dichiarato:

Per questo disco ho voluto che Chris e Tom vedessero il Woolly Mammoth Studios di Dave. Lui è una leggenda, ha fondato i Neighborhoods quand’era un ragazzino ed è estremamente gentile oltre che un genio. Il Woolly Studios mi ha ricordato molto l’atmosfera rilassata e stimolante del Fort Apache di Boston o del Dreamland Studios a Woodstock, dove sono nati i nostri primi tre album come molti altri progetti.

Il mixaggio di Quiet and Peace è stato affidato a John Agnello (Kurt Vile, Sonic Youth e The Hold Steady), mentre la produzione è stata affidata a David Minehan stesso.

Il disco si apre con il riff pieno di “All Be Gone“, una canzone puramente alt-rock in pieno stile Buffalo Tom, con un finale fatto di synth e tastiere – componente molto forte in questo nuovo disco della band di Boston.

Questa nuova componente vuole enfatizzare ancor di più l’aspetto emozionale dei brani che danno forma a Quiet and Peace, molti dei quali cercano di dare luce a tutti quegli angoli bui e meno visitati del New England, cercando così di offrire una sorta di dialogo sonoro fatto di colori quasi sbiaditi e le staccionate in penombra sul lungomare.

Roman Cars” è il primo singolo estratto, seguito dalla cover di “Only Living Boy In New York” di Simon and Garfunkel, nella quale è presente la voce di Lucy Janovitz, la figlia di Bill. Anche i cori sono un aspetto molto importante di questo nuovo disco dei Buffalo Tom, motivo per il quale sono state chiamate all’appello Jennifer D’Angora, Andrea Gillis e Erica Mantone, così come Sarah Jessop in “High the Hemlock Grows

Freckles” è senza dubbio una delle migliori canzoni di Quiet and Peace, un brano emozionale ed emozionante, col suo ritmo incessante e sempre serrato, dove la narrazione assume una prospettiva letteraria e poetica differente da quel che è sempre stata la scrittura di Bill, solitamente soggettiva e personale. Le storie raccontate qui sono differenti, sempre facenti parte della vita del cantautore leader della band e narranti incontri da lui vissuti – e che in qualche modo gli hanno lasciato dentro qualcosa, a volte anche di cupo e sinistro – ma dal punto di vista altrui.

E che dire di “Lonely Fast and Deep“? I bpm si alzano, gli assoli di chitarra squarciano il cielo notturno, mostrando la solitudine del mare con una metafora meravigliosa quale quella della boa. Una canzone sofferente, che fa della sua potenza sonora l’ossimoro della solitudine e della debolezza interiore:

Now I’m used to solitude
Now I need me more than you
It’s a change of attitude
Now I’m need you more than sleep
I get lonely fast and deep

Hemlock” è la ballad per eccellenza, quella che fa tirare il fiato e che arriva a metà tracklist e che fa percepire la nostalgia di una giovinezza ormai svanita. Il passare del tempo viene affidato alla metafora della cicuta, una pianta velenosa che lentamente cresce e che – come se fosse la vita con le sue difficoltà – si insidia nell’adolescenza dei diciassettenni protagonisti di questa storia. Meravigliosa!

Quiet and Peace si chiude con un trittico riuscito a dir poco. “In The Ice“, “Least That We Can Do” e “Slow Down“.
“In The Ice” prosegue il dondolio di “Hemlock” con un finale splendidamente emozionante e un assolo in fade out che riporta indietro nel tempo. “Least That We Can Do” spezza parzialmente le atmosfere precedenti, grazie soprattutto all’uso del synth che crea un tappeto nella parte centrale del brano, mentre “Slow Down” si presenta come il brano migliore per chiudere questo nuovo album, come i titoli di coda di un film bellissimo che vorresti non finisse mai. Uno di quei film che, in parte, ti trasmettono tristezza, ma che in realtà non fanno altro che renderti consapevole di chi sei e da dove vieni.

When the weight of expectation sinks you down
When it seems like there’s nobody else around
And you look again but you’re friends still can’t be found
Just hold on, to yourself
When things are careening out of control
And your body seems to be trapping in your soul
And your office party’s such a dragging
All the grownups seem so sad […]
So just slow on, we’re right here
Come down we’re right here

Mauro Abbatescianna


You’re reading a new preview on AscoltieRacconti.com!

Today I bring you to the United States, more precisely in Boston, Massachusetts. This is the place where Buffalo Tom formed in 1987.

After six years from their last Skins (2011), Buffalo Tom is back with Quiet and Peace out March 2nd via Scrawny/Schoolkids Records. I had the pleasure of listening to this record before its release and I couldn’t wait for writing this review!

Quiet and Peace is a different record from the previous ones released by Buffalo Tom.
It comes after Let Me Come Over 25th anniversary, the alt-rock masterpiece of this band.
“Down” was first Buffalo Tom’s song I listened to in 2012: for me, everything started from there. I discovered their Music and I understood how Buffalo Tom is one of those band that won’t let you feel alone in the night.

We’ve been waiting for six years until this new release from Bill Janovitz, Chris Colbourn and Tom Maginnis: they took their time to stay with their families but they didn’t forget their fans and the love for Music.
Quiet and Peace has been recorded at David Minehan’s Woolly Mammoth Studios in Waltham (MA), historical leader and founder of Boston band The Neighborhoods.
John Agnello (Kurt Vile, Sonic Youth and The Hold Steady) mixed the album, while Minehan produced it.

All Be Gone” is the opening track, a pure alt-rock song with something new from Buffalo Tom’s sound: they introduced a stronger component of keyboards and synthesizers than in the past. They tried something different as said by Janovitz:

We definitely tried some different things on this album, but at the same time, I think that these are some of the most Buffalo Tom songs I’ve ever written. They’re little snapshots, and glimpses of people in my life, that hopefully have a universal appeal. I think our songs are a little more grounded and less opaque now than they used to be. The big difference is in the lyrical content. I would never have even sung from another character’s perspective when I was in my 20s. But I do it a lot now.

The band tried to emphasize the emotional aspect of Music and life, putting all the experiences made into the songs that compose Quiet and Peace. They started from New England’s less visited darker corners, that offer a sort-of poetic travelogue of faded colors and woods illuminated in the light of the seaside.

The lyrical aspect is different too. The stories are told from a different perspective: here is not Bill the only one who talks, but also all the characters he described throughout metaphors and figure of speech just like in poems.

Roman Cars” is the first single extracted from Quiet and Peace, followed by the cover of Simon and Garfunkel’s “Only Living Boy In New York” with Bill Janvitz’s daughter on backing vocals. Jennifer D’Angora, Andrea Gillis and Erica Mantone are other heroines female voices we can hear in this album.

Freckles” is without any doubt one of the best songs of Quiet and Peace, with its fast rhythm and its emotional feeling. And what about “Lonely Fast and Deep”? With its guitar solo, breaking the night sky with its power and sadness. Here, everything is narrated from the perspective of a buoy, symbol of solitude.

Now I’m used to solitude
Now I need me more than you
It’s a change of attitude
Now I’m need you more than sleep
I get lonely fast and deep

Hemlock” is the ballad that comes at the right place at the right time. You can feel nostalgic, feeling the time passing by from the words of two seventeen years old who decide to live every moment, knowing that nothing lasts forever, not even the adolescence. Awesome song!

In The Ice“, “Least That We Can Do” and “Slow Down” close the tracklist for Quiet and Peace. The first one continues the swinging atmospheres of “Hemlock” with a fading ending solo that bring you back to the 80s and 90s. “Least That We Can Do” creates a sound variation, thanks to the use of synth who creates a pattern in the bridge, while “Slow Down” appears as the perfect ending track of a record you wish it never ended, just like one of those movies that let you feel sad for its ending. But it’s not sadness, it is the awareness of yourself, remembering who you are and where you come from.

When the weight of expectation sinks you down
When it seems like there’s nobody else around
And you look again but you’re friends still can’t be found
Just hold on, to yourself
When things are careening out of control
And your body seems to be trapping in your soul
And your office party’s such a dragging
All the grownups seem so sad […]
So just slow on, we’re right here
Come down we’re right here

Mauro Abbatescianna