Quando mi viene proposto un disco in anteprima non mi lascio mai scappare la possibilità di sentirlo e recensirlo. Soprattutto quando si tratta di progetti molto interessanti come quello dei Phototaxis.

Phototaxis è un duo electro-soul con base a Tel Aviv e formato dalla splendida voce soul Yael Feldinger e dalla mente e dai suoni prodotti da Itai Tsuk, produttore e compositore eclettico.

Un duo capace di fare per quattro o anche di più, senza necessità di aggiungere nulla di troppo a quello che è il loro concetto di Musica: in biologia la fototassi indica un movimento in relazione alla luce. Si tratta, in senso lato, di una tendenza positiva ad avvicinarsi nella sua direzione, affrontando l’oscurità e le incognite che si incontrano lungo questo lungo cammino.

Phototaxis è proprio questo, infatti: la costante ricerca della luce nella Musica che il duo produce. Trovare quel fascio luminoso non è sempre facile e, anzi, spesso i testi di Yael Feldinger sono cupi e misteriosi. Ma quel che conta realmente – nella vita come nella Musica che declina il senso della vita stessa – è la capacità di mettersi alla prova e andare alla ricerca di qualcosa.

Il duo di Tel Aviv uscirà il prossimo 26 Gennaio con NEVERLANDER, quarto album in studio, prodotto da Interstellar Music e promosso in Italia da Rocketta Bookingagenzia ed etichetta discografica indipendente con base in Sicilia, della quale ti ho già parlato in precedenza – che porterà il duo Israeliano in tour nel nostro paese dal 15 al 25 febbraio.

Recensione in Anteprima | "Neverlander", il ritorno electro-soul del duo Phototaxis

NEVERLANDER è un disco che si evolve rispetto al precedente Marinade (2015) così come in confronto ai lavori precedenti e lo fa discontandosi molto anche dal punto di vista della grafica: l’artwork di questo album è fotografico e più minimale, lasciando spazio a un font più pulito. Un primo indizio che (forse) il processo di ricerca verso la luce si è compiuto (?).

Who am I?
What is written on my face?
Who are you?
To decide if my ride ends
Reality check
Won’t last
Neverlander
I’m a Neverlander

“Neverlander”

Il messaggio contenuto in NEVERLANDER – in uscita il 26 Gennaio – è chiaro, potente e diretto: ognuna delle dieci tracce è un viaggio all’insegna del selvaggio, dei sentimenti forti e delle atmosfere a tratti cupe, come dentro a un thriller.

La storia di NEVERLANDER inizia con la title track che apre il disco, un brano con delle atmosfere sognanti e quasi surreali: Neverland è la parola inglese per definire “l’isola che non c’è” ed essere un Neverlander significa (forse) andare alla costante ricerca di quella stessa luce di cui abbiamo parlato poco fa.

Scissors” è il brano che segue, con una chitarra e una melodia generale che ricordano un po’ il duo inglese The XX. Un brano più cupo che fa leva sulla sofferenza, usando la metafora delle forbici capaci di entrare dentro in modo figurato, raggiungendo persino le ossa nella loro corsa verso il dolore, una metafora che può essere vista anche in senso opposto, come a dettare il cambiamento con un taglio netto.

All Eyes On Me” è un pezzo introspettivo con un sound elettronico molto moderno. Si tratta di una canzone totalmente introspettiva dove gli occhi addosso di cui parla Yael altro non sono che i propri demoni che affiorano da dentro. Meraviglioso il cantato graffiato nel ritornello, esprime tutta la voglia di non mollare e di aggrapparsi anche – se serve – a quegli stessi demoni così come alle sirene che arrivano in soccorso.

Know my creatures
Are shadows in the mist
They yell same songs on and on in repeat
I won’t let it stick
I’m the deepest of all oceans
If my rigid ghost appears
I’ll stretch my sphere
No fear

“All Eyes On Me”

Salvation” è un pezzo da club con delle sonorità dance europee anni ’90, riprese e in parte modernizzate in “Grow Up“, canzone sicuramente più dreaming sia nei suoni che nel testo:

We’re walking far
Along the rigid stars
The situations grow hard
Don’t give up
The known road
It’s just a camouflage
Be strong enough to take it
Baby grow up

“Grow Up”

“Delicata” è l’aggettivo che maggiormente si addice a “Identify“, una canzone cantata quasi in punta di piedi che ti fa chiudere gli occhi e ti lascia assorbire dalle braccia create dai suoni di Itai Tsuk e dalla voce di Yael Feldinger che esprime tutta la delicatezza di una madre che cerca di proteggere quello stesso figlio cresciuto con “Grow Up”. Una canzone che – a tratti e nelle ambientazioni sonore – ricorda anche i Sigur Rós.

I’ve been working day and night
To keep you safer
Though I cannot control
All
I think of all the times
You made me miss a beat
Kid I’m dreading your fall

“Identify”

Embrace Her” riporta la bussola sull’introspettività e sulla ricerca della verità: è un continuo parlare con sé stessi e le proprie paure che – a volte – si celano dietro alla verità. Da qui l’invito di abbracciarla, quella verità. Senza paura. Molto bella la profondità della propria coscienza resa a livello sonoro, dal synth agli strumenti a corda che creano una spazialità molto ampia.

Aiuto. Tutti ne abbiamo bisogno nella vita, così come sentiamo la necessità di essere amati, supportati e di avere accanto la persona giusta che ci aiuti a combattere l’oscurità per raggiungere la luce. Tutto questo è “Aid“, un bel pezzo dove i suoni elettronici passano in secondo piano rispetto alla chitarra e ai clap che fanno da filone centrale per tutta quanta la canzone. Molto bella l’apertura negli ultimi due minuti di canzone, con l’ingresso del riff di chitarra elettrica e la presa di coscienza da parte della protagonista.

Waiting
For you to open up
Reveal your inner guts
Storming through my life
Hide me from my self
Your touch always makes me forget
Is this love of mine?
Enough to calm you down

“Aid”

Neverlander dei Phototaxis si chiude con “Same Turn” e “Annie The Ripper“, due brani apparentemente lontani di quanto in realtà non lo siano: il primo utilizza la metafora dello scorrere di un fiume per mostrare la necessità interiore che abbiamo di essere scoperti, come se quello stesso corso d’acqua fossimo noi stessi. Il secondo, invece, racconta la storia di una donna, Annie, che compie dei crimini efferati per i quali viene rinchiusa in carcere.
Il ticchettio che si sente all’inizio richiama quello che è il segreto di Annie: la sua capacità di volare quando sente una melodia, che sia il pianto degli altri incarcerati, lo squittìo dei topi, il l’ululato del vento nelle tubature o lo sbattere delle porte. A cosa porti questa capacità non ci è dato saperlo, quel che sappiamo è che “Annie The Ripper” sia senza ombra di dubbio la canzone più bella di questo nuovo disco dei Phototaxis.

Conclusioni:

Il duo di Tel Aviv è tornato con un disco più minimalista – “less is more”, come si sual dire – rispetto ai precedenti. Un album nel quale i Phototaxis credono e questo è facilmente capibile dalla qualità di canzoni come “All Eyes On Me”, “Neverlander” o la stessa “Annie The Ripper”. Un disco con differenti suoni ed influenze ma con un unico e forte comune denominatore: le emozioni che vengono trasmesse durante l’ascolto.
Stabilire se i protagonisti delle canzoni di questo nuovo disco dei Phototaxis siano stati capaci di raggiungere la luce è difficile dirlo, ma quel che risalta sicuramente è la validità di questo progetto.

Un disco da ascoltare e acquistare senza dubbio, dal prossimo 26 Gennaio.

Mauro Abbatescianna


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