Il bello della Musica è sempre e solo uno: la continua scoperta di nuovi artisti, di nuova Musica e di connessioni tra i vari paesi.

Erin K, la reginetta dell’anti-folk, fa parte di tutto questo. Il suo vero nome è Erin Kleh, è londinese, ha una voce molto corposa e molto interessante, un’ironia musicale molto sottile e la capacità di scrivere canzoni che ti faranno ballare e cantare in loop.

Questo potrebbe essere un breve sunto dell’essenza racchiusa nell’arte di Erin K, ma per comprenderla appieno non potevo far altro che ascoltare la sua Musica – grazie anche a Rocketta Booking.

Little Torch: la recensione in anteprima di AscoltieRacconti.com Condividi il Tweet

Recensione in Anteprima | "Little Torch" è l'album di debutto di Erin K
Cover di “Little Torch”, album di debutto di Erin K

Little Torch” è il disco che segna il debutto ufficiale di questa cantautrice. Il disco è in uscita il prossimo 21 aprile per La Tempesta (con Capital Music in Germania e Svizzera) ed è prodotto da Andrea Appino (The Zen Circus), mentre gli arrangiamenti dei brani vedono la partecipazione di Roy Paci, Enrico Gabrielli, Simone Padovani (già batterista di Bobo Rondelli) e parte degli Zen Circus stessi.

Erin K è stata in Italia per presentare l’album attraverso una serie di concerti tenutisi tra novembre e dicembre, accompagnata da una band tutta al femminile composta da Jeanne Hadley (basso, cori e ukulele), Alessandra Di Toma (chitarra elettrica e cori) e Giulia Formica (batteria e cori) degli Julie Ant.

Il disco si apre con “No Control“, una canzone dedicata alla perdita di controllo, agli opposti che si incontrano, che non sempre riescono a unirsi, come il susseguirsi delle stagioni che si porta con sé una variazione climatica e una mutazione nei colori del cielo.

Il brano che segue è “Pay To Play“, singolo uscito a novembre ad anticipare questo “Little Torch“, del quale è stato realizzato un video molto bello e ironico, girato a Catania dal Collettivo Ground’s Oranges (regia di Salvo Nicolosi). L’ironia del video è espressa ancora meglio dal testo di questo brano, che parla di come la società imponga i suoi cliché e le sue “regole” che dovranno essere rispettate da tutti colori che, per partecipare al “gioco”, dovranno pagare (in qualunque modo il pagamento sia inteso).

Assholio” è una canzone con un’infusione di bluegrass e più in generale un suono che definirei cinico, ironico e schietto, proprio come il testo, intriso di surrealismo e che fa emergere la capacità narrativa di questa giovane cantautrice.

L’ascolto procede rilassato e coinvolto con “Off to Bologna Saving Centipedes“, un bel viaggio onirico a metà tra le atmosfere sognanti di Alice nel Paese delle Meraviglie e la realtà più nomade di chi fa Musica e deve suddividere la propria vita artistica con quella sentimentale.

I cannot fight how this make me feel, watching your life it’s all so surreal, I was just saving centipedes in my dreams, playing my pillow like a tambourine

Erin K

Per tutti gli amanti dell’ukulele “Face” è la canzone emblema di questo strumento a corda, fresca nel suono tipico che questo è solito regalare.

Dum da dum song” è una canzone con una ritmica quasi country, un ritmo incalzante e una melodia che, come già intuibile dal titolo, è molto orecchiabile e cantabile – ti assicuro ti ritroverai a farlo senza rendertene contro 😉

Le atmosfere più belle si raggiungono con “I Just Ate Shit“, una canzone con delle ambientazioni molto cupe, con dei suoni molto primordiali richiamati dal suono dei flauti all’interno del pezzo, che fanno il calco ai versi degli animali nella foresta. Più che una canzone si tratta di una talkin’ song, un brano narrato più che cantato, con una melodia sempre in tensione che non giunge mai a una vera distensione e risoluzione – ingrediente che tiene viva l’attenzione nell’ascoltatore. Un brano veramente molto molto riuscito in questo intento.

Coins” è il pezzo che segue ed è un brano pubblicato nel 2011, molto prima della realizzazione di “Little Torch“, per il quale è stato anche girato il video che puoi vedere qui sotto.

Dal punto di vista melodico “Coins” e “Couldn’t“, il brano che chiude il disco, è come se si completassero, creando una continuità musicale che ho apprezzato moltissimo: si passa dal ritmo più allegro di “Coins” a quello più cauto e dondolante di “Couldn’t”, arrangiata in modo magnifico, con una chitarra elettrica in “seconda fila” che sprigiona tutta la tristezza di tutto ciò che avremmo desiderato andasse diversamente e che, invece, ha portato a un amore che finisce.

La vena artistica di Erin K è visibile anche nel booklet del disco, con delle grafiche molto originali disegnate da lei stessa. Un’artista a tutto tondo, non solo nella Musica.

Erin K è giovane, ha ancora moltissima strada davanti a sé ma questo “Little Torch” è un debutto solido e più che convincente. Si respira l’atmosfera spensierata di chi fa Musica per il piacere di farlo, per la voglia pura di trasmettere e comunicare qualcosa, ma con i numeri giusti, sapendo il fatto suo.

Le canzoni che più mi sono piaciute? “I just ate shit” e “Couldn’t”. L’ordine delle canzoni, in un disco, è tutto, è un po’ come avere in mano una scala reale quando si gioca a poker: è vincente, ma se non si mettere in ordine le carte non vale molto. “Couldn’t” è messa proprio a chiudere quella scala, nella posizione più giusta che potesse assumere!

Io questo disco te lo consiglio vivamente. Ascoltalo e non te ne pentirai, è una promessa! 🙂

Mauro Abbatescianna

Erin K – “Little Torch” – Tracklist

1 – No Control
2 – Pay to Play
3 – Assholio
4 – Off to Bologna Saving Centipedes
5 – I fell for your face
6 – Beautiful Monkeeh
7 – Dum Da Dum Song
8 – I Just Ate Shit
9 – Couldn’t
10 – Coins


Tu la conoscevi Erin K? No? Allora spero di averti incuriosito al punto da ascoltare “Little Torch” e da spingerti a condividere questa mia recensione sui socials, attraverso Facebook, Twitter, G+ e WhatsApp. Facendolo, contribuirai anche tu a diffondere la bella Musica emergente! Grazie, come sempre, per la lettura 🙂

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