Oggi voglio presentarti un progetto tutto italiano, figlio di un certo tipo di Musica e pregno di quell’energia necessaria a voler far arrivare il proprio messaggio!

Il progetto di cui sto parlando si chiama Fuzz, una band di Torino figlia di un certo tipo Rock, quello del muro di suono senza compromessi, senza fronzoli ma soprattutto senza mezze misure. A marzo è uscito A.R.T. (Andare Restare Partire), il loro album di debutto, uscito per Seahorse Recordings. L’ho ascoltato per te e ora sono qui per raccontartelo.

Pronto? Andiamo!

#Recensione | A.R.T. è il nuovo potente disco dei #Fuzz #AscoltieRacconti Condividi il Tweet

I Fuzz sono Luca Cassone (batteria), Luca Cagliana (chitarra e voce), Marco Carando (basso e cori) e Paolo Furno (chitarra). Un quartetto potentissimo made in Torino, la prima città capitale d’Italia nonché patria natale dei Linea 77.

Nominare la Linea in questa recensione non è affatto un errore: i Fuzz stessi inseriscono il nome della band di Nitto & soci tra i loro riferimenti musicali come influenze, oltre ad avere aperto per diversi loro concerti.

Ma le influenze dei Fuzz sono moltissime, dai Deftones di Chino Moreno ai Faith No More di Mike Patton, passando per i Tool di Maynard James Keenan, dai Queen Of The Stone Age di Josh Homme, giusto per fare qualche nome internazionale. Tornando al nostro Bel Paese ci sono i Marlene Kuntz, gli Afterhours e Il Teatro Degli Orrori tra le altre influenze nazionali.

Recensione | Andare Restare Tornare è il nuovo potente disco dei Fuzz!
A.R.T. – Fuzz

Questa “scuola di provenienza” si sente fin da subito con “Suononero“, il brano di apertura di questo A.R.T. (Andare Restare Tornare), un disco nato con un solo intento: prendere tutti i sentimenti e le sensazioni che la vita ci riserva, spremere tutto quanto nella sua essenza e trasformare il risultato di questo mix in una scarica di adrenalina ed energia che ci investe per tutte le dieci canzoni che compongono questo disco.

Non a caso i Fuzz fanno “Impatto Sonoro” di secondo nome – Fuzz, oltre a essere il nome della band, è ancor prima un tipo di pedale distorsore.

Immobile“, la seconda traccia del disco, non fa altro che confermarlo. Le chitarre hanno un suono pieno, diretto e distorto quanto basta per prenderti lo stomaco e contorcertelo nel turbinio di emozioni che si mischiano durante l’ascolto.

Ci sono notti che la luna danza, danza solo per te. Ci sono giorni che il sole scalda, scalda e brucia solo per me.

Fuzz – “Immobile”

Ebola” prosegue ed evolve la linea del muro di suono distorto che colpisce dritto in faccia, quel suono anche sofferto sotto certi punti di vista, sofferenza che viene espulsa soprattutto dal cantato, urlato con tutta la forza in corpo!

Sasha” continua sulla stessa direzione di suono, con una particolare sottolineatura alla chitarra ritmica e al basso che vengono qui enfatizzati rispetto agli altri strumenti. “Linoeranza” è energia e potenza allo stesso puro, un inno alla verità richiesta da una società sempre più sterile e più costruita sulla menzogna. Molto bello il bridge col fraseggio di chitarra che conduce il pezzo verso la chiusura – la parte sicuramente più emozionale di tutto quanto il brano.

Ogni canzone che compone questo A.R.T. (Andare Restare Tornare) non fa altro che confermare la premessa che la band si porta nel nome e “Isola Blu” non è per niente da meno.

A Testa Bassa” è un pezzo che fa tirare un po’ il fiato, dando ossigeno con ritmi meno serrati rispetto alle canzoni che lo precedono ma con un finale in crescendo, sia nei volumi che nelle parti vocali urlate fino alla chiusura del brano.

La Parola Chiave” è un brano molto cupo, dove i Fuzz si interrogano su temi come l’aldilà e la possibilità di trovare pace nella morte e per farlo ricorrono a ciò di cui sono molto capaci: la potenza di suono che esprime l’oppressione mentale di un pensiero così nero.

Noia è un pretesto per poi guardarci in faccia e dirci tutto e darci il resto

Fuzz – Noia

Noia” è la penultima canzone del disco e quella che più di tutte mi è piaciuta e che avrò ascoltato centinaia di volte in loop. L’attacco batteria-chitarra-basso è un connubio perfetto, soprattutto nell’esplosione di suono subito prima della prima strofa. Una canzone con al suo interno un’anima punk e un’incazzatura buttata fuori nel migliore dei modi, con degli arrangiamenti molto belli e un muro del suono potentissimo!

Il brano di chiusura di A.R.T. (Andare Restare Partire) è una cover di “Io Ho In Mente Te” degli Equipe 84, anche questa suonata con lo stile personalissimo dei Fuzz, rendendola propria e dandole un vestito che la rende credibile nel suo essere cantata da loro.

Conclusioni:

Quando voglio ascoltare un nuovo disco lo faccio in due condizioni particolari: in macchina o mentre vado a correre. Sono due dimensioni a me congeniali per l’ascolto, l’assimiliazione e la valutazione di un nuovo album, soprattutto quando si tratta di un artista o una band che non conoscevo – come nel caso dei Fuzz.

Prezzo: EUR 9,99
Ho ascoltato A.R.T. (Andare Restare Partire) per diversi giorni prima di recensirlo e prima di farlo l’ho sottoposto alla mia prova della corsa. Hai presente quando devi riprendere a correre dopo un periodo di stop di alcuni mesi e hai bisogno della giusta carica di adrenalina e della giusta onda sonora necessaria a farti rendere al massimo durante l’allenamento?

Bene, allora fatti un favore: mettiti le scarpe, indossa la tua tutina aderente che ti fa sembrare così sexy da far impallidire Borat, fai riscaldamento, mettiti gli auricolari e premi play. Questo disco dei Fuzz è l’album perfetto per farti allenare e darti la carica necessaria a fare chilometri senza nemmeno sapere cosa siano stanchezza e caldo!

Disco altamente consigliato!

Mauro Abbatescianna


Conoscevi già i Fuzz? Se la recensione del loro A.R.T. (Andare Restare Partire) ti è piaciuta allora cos’aspetti a condividerla su Facebook, Twitter, Google+ e WhatsApp? Come sempre, facendolo ti farai paladino della diffusione di una band tutta italiana che merita l’attenzione di chi la Musica la ama davvero!

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