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Oggi voglio parlarti degli AFU, band alternative Rock di Torino al debutto con Great Weather No Crowds, loro primo disco venuto da poco alla luce.

Recensione | I torinesi AFU debuttano con Great Weather No Crowds

Gli AFU sono Sandro Palladino (voce), Andrea Quaglino (chitarre), Diego Damiano (chitarre), Stefano Fiorin (basso) e Fabio Lana (batteria). Questa è la formazione stabile dal 2014, ma è nel 2004 che il progetto AFU vede la luce. Nel 2007 hanno registrato la prima demo Attrazioni Fonico-Utopistiche alla quale avrebbe dovuto fare seguito il primo disco autoprodotto che, però, non venne mai ultimato a causa dell’improvvisa deviazione sonora verso mondi più acustici e avvolgenti, lontani dal suono Funk Rock che caratterizzava il sound degli AFU degli inizi.

Recensione | I torinesi AFU debuttano con "Great Weather No Crowds"
“Great Weather No Crowds” degli AFU

Quel tanto agoniato disco viene registrato nel 2016 grazie all’incontro e alla collaborazione con Manuele Miceli del Gramarossa Studio. Il suono presente in Great Weather No Crowds fonda le sue basi nell’Alternative Rock, con spunti di Punk, Rock 70s, Grunge. Il tutto condito da un carattere molto “sporco” e ruvido, realizzando il classico “wall of sound” per il debutto uscito nel 2017 per l’indipendente italiana Seahorse Recordings.

L’album si apre con “Dolores“, che nel riff iniziale mi porta alla mente i Fu Manchu per poi aprirsi su melodie differenti nel cantato fino al ritornello dove il riff ritorna prepotente. Un bell’inizio energico dove a segnare il protagonista di questa storia è la stessa Dolores, col suo amore doloroso, come il suo nome.

I’m ready for this now, your love, it seems, is drowned. You see that.
I almost hit the ground, the oath is breaking down

“Dolores”

Head Off” è il brano che segue e che si poggia in toto sulla ritmica della batteria che fa entrare dritti nella tana del bianconiglio alla ricerca delle proprie risposte.
“” è invece una donna che sa come prenderti per farti ballare e dondolare tenendoti stretta a sé, con una ballad come questa in sottofondo, dove le atmosfere riempiono la stanza e danno sfoggio ai sentimenti che escono dritti e senza mezze parole.

I’m gonna come straight for your heart
easy down, laid out, it has to be now.
I’m gonna come right straight for your heart,
It’s that you keep chasing

“Chantal”

Segue “Quickie“, di nome e di fatto: chitarre distorte tendenti allo stoner e atmosfere che si incupiscono su bpm più elevati nel tentativo di scacciare la sofferenza che – come dicono gli AFU in questo brano – non se ne va mai via.

E forse è per questo che “Ain’t It Funny“, un brano più melodico che nel riff iniziale ricorda (forse un po’ troppo) “Sole Spento” dei Timoria – comunque un buon pezzo con un bel testo che richiama anche la Hazey Jane di Nick Drake.

Shine at me, crying fears will die along the way
shine at me, severed chains will fly along the fields of home
light the breeze is flowing through her hair
come on, Hazey Jane will smile with her blue eyes

“Ain’t It Funny”

Mayan Veil” fa tornare gli AFU su suoni più distorti e ritmiche incessanti con profumi punk respirati a pieni polmoni come ti ritroverai a fare nel caso decidessi di saltare durante l’ascolto – non è difficile ritrovarsi a farlo.

3/4” dà spazio alle chitarre di Andrea e Diego, che si scambiano fraseggi e soli molto interessanti. Bella anche la melodia e le atmosfere ricreate nel caos mentale del dialogo di due amici che cercano di scappare a quello che sembrerebbe un incubo. Quel che non sappiamo è se questo abbia la forma dell’amore o della droga.

“” ha dei riff grunge e tutta la voglia di espellere la rabbia per una pace che non c’è, andata via insieme alla Lei di turno, partita per non tornare. Sicuramente tra i brani meglio riusciti di tutto Great Weather No Crowds.

A chiudere il disco troviamo “Ballad For The Sun” e “Tubero (The Tale of How 365 Days Made A Revolution)“, un gran bel binomio per chiudere in bellezza.

Conclusioni:

Great Weather No Crowds è il disco di debutto degli AFU e dopo averlo ascoltato non fatico a comprendere il drastico cambio di rotta in fase di registrazione prima di arrivare alla forma finale che conosciamo oggi. Si tratta di un disco con molti richiami a diversi generi e gruppi che possano essere stati d’ispirazione per questa band torinese, la quale esce con un album che convince.

Il trittico finale è, senza ombra di dubbio, il punto più alto di tutto il disco dove la spazialità sonora arriva al suo apice chiudendo nel migliore dei modi i giochi.

Mauro Abbatescianna

Profili Social della band: Facebook | Soundcloud | YouTube | Spotify


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