Questo post è la parte 2 di 3 nella serie L'Espiazione

Si avviò lentamente verso l’officina dov’era stato pochi minuti prima, certo di trovarla ancora aperta. Una volta giunto, scese dal suo Nissan e rientrò nel locale che già conosceva.

Questa volta andò direttamente lui a cercare il meccanico. Lo ritrovò esattamente dove l’aveva trovato la prima volta, sdraiato sul carrellino sotto la macchina.

“Amigo, ho bisogno del tuo aiuto. Di nuovo…” disse Joaquin, saltando ogni convenevole.

Stesso stridere di ruote, stessi passi striscianti di poco prima ed ecco che l’uomo riapparve alla luce. Vide il volto di chi aveva pronunciato quelle parole e, senza nemmeno alzarsi dalla sua posizione supina, rispose:

“Ci rivediamo, amigo. Non bastava il carburante?”

“Non mi serve niente di tutto ciò. Devo demolirlo…” disse Joaquin, indicando il fuoristrada parcheggiato fuori.

Il meccanico lo guardò, ancora sdraiato, decidendo di alzarsi per capire cosa c’entrasse lui in quella richiesta.

“Demolire? Non mi occupo di demolizioni, non sono uno sfasciacarrozze” rispose un po’ guardingo.

“Senti, posso pagarti bene. Ho bisogno che tu demolisca quel ferro vecchio. Mi serve un’auto diversa, una berlina, che sia in buono stato. Devo fare un viaggio lungo e ormai quel vecchio Nissan non è più affidabile. Non vorrai farmi rimanere a piedi nel bel mezzo del deserto, amigo?” rispose Joaquin con un sorriso un po’ forzato, cercando di non far trasparire la sua preoccupazione e la sua fretta nel voler concludere l’affare.

Ancora una volta, il meccanico era titubante. Cosa poteva aver spinto un nuovo cliente, mai apparso nella sua officina, a presentarsi lì due volte nel giro di pochi minuti, prima per la benzina di contrabbando e poi per una richiesta di demolizione?

“Cosa trasporti, amigo? Cosa devi far sparire?” chiese senza mezzi termini.

Quell’uomo sapeva bene come nel giro degli sfasciacarrozze venissero fatte sparire prove di reati o merce “che scottava” proprio perché più facili da distruggere durante la demolizione.

Joaquin fu totalmente spiazzato dalla domanda che si era sentito porre e rispose sommariamente:

“Amigo, non ho idea di cosa parli… Mi serve soltanto una macchina migliore e voglio demolire il mio fuoristrada, non mi serve più. Tutto qui…”

Nel dirlo la sua voce era tremolante, lasciando trasparire la paura che sentiva in quel momento: uno sconosciuto aveva scoperto come lui stesse nascondendo un segreto. Si sentiva totalmente vulnerabile. Se già non era il tipo capace di gestire una situazione di quel tipo, ora si sentiva ancora più allo scoperto.

“Lo sai anche tu che non è la verità. Niente verità, niente aiuto. Hasta luego, amigo!” rispose il meccanico, tornando a sdraiarsi sul carrellino.

Joaquin rimase lì in piedi, impietrito. Non sapeva a chi altro potersi rivolgere e non aveva tempo da perdere. Iniziò a picchiettarsi le gambe con le dita delle mani, accompagnando i suoi pensieri e il suo nervoso con il movimento delle falangi. Stette lì per alcuni secondi, dopodiché si convinse:

“E va bene… ti mostrerò il mio segreto. Devi garantirmi che quel che vedrai finirà allo sfascio con tutto quanto il veicolo. Ovviamente, quel fuoristrada e ciò che contiene non sono mai entrati in questa officina, siamo intesi?”

Questa volta fu Joaquin a rivolgersi in quel modo al meccanico, stupito di come fosse stato in grado di pronunciare quelle parole, lui che non aveva mai avuto momenti di autorità degni di nota in tutta quanta la sua vita.

L’uomo uscì di nuovo da sotto alla macchina, guardò Joaquin con un sorriso compiaciuto sul volto e disse:

“Intesi. Mai visti. Né te, né il tuo fuoristrada e la sua sorpresa”

A sentire queste parole, Joaquin uscì dall’officina, senza proferire parola. Aprì la portiera del suo pick-up, accese il motore e lentamente entrò, parcheggiandolo vicino all’auto che il meccanico stava riparando.

Quest’ultimo chiuse la saracinesca d’ingresso e tornò da Joaquin.

“Allora, cosa trasporti?” chiese il proprietario dell’officina con una sigaretta in mano, ancora spenta.

Joaquin non rispose. Scese dall’auto, fece cenno al meccanico di seguirlo e aprì la copertura rigida del pianale, mostrandogli il suo contenuto.

“Madre de Dios…” – disse il meccanico alla vista di quel che gli si parava davanti – “… questo ‘scotta’ molto più di qualunque partita di droga. Ti costerà molto caro il mio aiuto…”

Joaquin si aspettava una risposta simile. Sapeva bene come tutto ciò che aveva fatto avrebbe avuto delle conseguenze. Sapeva avrebbe avuto il suo prezzo da pagare e non solo in termini economici.

Il meccanico accese la sigaretta guardando dritto verso Joaquin. Non gli interessava sapere la sua storia, non ne aveva alcuna intenzione: quel che aveva visto gli era più che sufficiente per cacciarsi in guai seri che andavano ben oltre al contrabbando di carburante. Più cose sapeva, più il rischio di coinvolgimento si faceva concreto. Doveva demolire un fuoristrada e distruggere tutto ciò che conteneva. Niente di più.

“Ho bisogno dell’auto entro stasera. Devo andarmene di qui, in fretta” disse Joaquin dopo aver intuito che il meccanico si aspettava una sua mossa.

Claro. Ho una Ford Mondeo di qualche anno, in ottimo stato. Puoi farci tutte le miglia che vuoi, non ti lascerà a piedi. Garantito!” rispose il meccanico.

“Questo dove lo porti?” chiese Joaquin picchiando sul cassone del suo Nissan.

“Conosco la gente giusta che se ne occuperà. Devi fidarti” rispose secco il meccanico, senza lasciare alcuna scelta all’uomo che gli aveva chiesto aiuto. Nel dirlo aveva porto la sua mano a Joaquin, in segno di garanzia. Contrabbandava carburante, è vero, ma quell’uomo aveva sempre avuto un suo codice d’onore: la sua parola veniva prima di qualunque altra cosa sulla Terra e non intendeva tradire questo suo comandamento proprio quel giorno.

“Affare fatto” disse Joaquin.

Avevano stretto un patto: due sconosciuti che avrebbero condiviso un’esperienza così forte da cambiargli la vita erano, ora, l’uno davanti all’altro, stringendosi la mano e guardandosi negli occhi.

“Tra quanto verrà distrutto?” chiese di nuovo Joaquin.

“Entro domattina sarà tutto quanto cenere. Devi fidarti, te l’ho detto” rispose il meccanico, con tono un po’ seccato.

“Lo so, lo so… Devo andarmene e partire sapendo di non aver lasciato niente, nessuna traccia di quel che è successo. Dov’è la Ford?” disse Joaquin.

“Arriverà anche quella domattina” rispose l’uomo.

“Domattina?! Io devo andarmene adesso! Non ho tempo da perdere! L’hai visto anche tu cosa c’è lì dentro! Cosa cazzo ti passa per la testa?!” rispose Joaquin urlando e indicando ancora una volta il suo pick-up.

“Calma i toni, amigo! Ti ho detto che ti aiuterò e così sarà, ma non pensare che tutto questo non abbia delle ripercussioni…” ribadì il meccanico cercando di calmarlo.

“Sì, lo so, mi costerà caro, l’hai già detto! Però intanto la mia macchina arriva domattina! Avevi detto di averla tu, mi hai mentito!”

“Non ti ho mentito. L’auto è mia, l’ho acquistata da un cliente che non l’ha voluta riparare perché il danno superava il suo valore di mercato. L’ho riparata, rimessa in sesto e ora è da un concessionario che mi aiuta a rivenderla. L’ho tenuta ferma per un paio di settimane qui in officina ma nessuno la voleva. Per non perderci troppi soldi ho chiesto a un amico venditore di venirsela a prendere per portarla nel suo salone e tenerla in conto vendita: se qualcuno se la compra lui si tiene una percentuale e il resto è tutto guadagno che entra nelle mie tasche” spiegò il meccanico, nel tentativo di calmare Joaquin.

“Ah, fantastico! Magari è già stata venduta e io rimango fottuto in questa terra dimenticata da Dio!” rispose lui, sempre più agitato.

“Vuoi calmarti?! E non urlare o altrimenti da fuori ci sentono! Se l’avesse già venduta non te l’avrei proposta, cabron! È ancora lì, ferma dove si trova da settimane. Prima di domattina non può portarmela, c’è solo lui nel suo showroom. Devi solo aspettare meno di ventiquattro ore. Pensi di farcela?!” rispose deciso il meccanico.

Ancora una volta, Joaquin non aveva scelta. Cos’altro poteva fare se non aspettare l’indomani mattina? Ormai quell’uomo sapeva quanto sarebbe bastato per rovinarlo per sempre. L’unica cosa che poteva fare era credere alle sue parole, pagarlo per il suo aiuto e aspettare l’arrivo del venditore con l’auto.

“Non ho scelta. Per forza ce la farò!” rispose un po’ seccato.

Il meccanico fece l’ultimo tiro e poi spense la sigaretta schiacciandola col piede. Sbuffò il fumo e si grattò la testa, cercando di riordinare le idee, ancora un po’ scosso per quel che aveva appena visto all’interno di quel veicolo.

“Devo passare a casa a prendere i soldi per pagarti, non li ho con me” disse Joaquin con tono rassegnato. Nell’accaduto ancora non aveva avvisato il suo complice di non poter saldare immediatamente il suo debito.

“Devo pensare che sia tu a volermi fregare, hombre?” incalzò subito l’uomo, alzando la guardia con lo sguardo. Non gli stava bene avesse dubitato di lui e questa notizia lo indispettì ancora di più.

“Ti sembra possa permettermi una cosa del genere?!” – chiese deciso e ironico Joaquin, indicando di nuovo il cassone del suo pick-up, alludendo al suo contenuto – “Tutto quello che avevo in tasca te lo sei tenuto per la batteria e la tanica di benzina. Te lo sei già dimenticato? Erano un bel po’ di pesos, molto più di quanto valeva la merce che mi hai venduto, e lo sai bene! Semplicemente non avevo pensato a come sbarazzarmi di questo ferro vecchio, né tantomeno che avrei speso un patrimonio per rimetterlo in funzione! Devo semplicemente passare da casa a prendere i soldi che ti devo”.

“E va bene, mi hai convinto. Il tuo ragionamento ha senso: conciato così non potresti mai scappare. Ma se solo provassi a fregarmi, per te finisce male!”

Joaquin sapeva benissimo come non sarebbe potuto scappare: era senza macchina e quell’uomo sapeva benissimo come fargli passare dei guai seri. Doveva agire con cautela, molta cautela.

“Devo solo passare da casa mia a prendere i miei soldi e la mia roba. Poi torno qui e ci resterò per la notte, non mi fido a rimanere a casa mia. Per di più così potrò partire immediatamente non appena arriverà la macchina.”

Il meccanico acconsentì, facendo un cenno con la testa. Dopodiché si avvicinò alla saracinesca, la riaprì per far uscire Joaquin richiudendola immediatamente dietro di lui.

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