Questo post è la parte 2 di 3 nella serie L'Espiazione

“L’espiazione”

Un racconto inedito di Mauro Abbatescianna, ispirato a “Green Valley” dei Puscifer

Capitolo 2

L’uomo era ancora in casa quando sentì bussare alla porta. Non aspettava visite e la cosa lo insospettì.

Si avvicinò allo spioncino senza fare rumore e cercò di guardare chi potesse essere: era il suo vicino.

Spesso passava da casa sua per bere un caffè in compagnia e fare quattro chiacchiere. Solitamente passava di lì più tardi e questo risultò alquanto strano a Joaquin, che si chiese se il suo vicino l’avesse visto rientrare prima del solito.

Stette in silenzio dietro la porta sperando che il suo visitatore si stancasse al punto di andarsene. Quest’ultimo borbottò qualcosa dopo aver bussato un’ultima volta e poi imboccò la via del ritorno.

Joaquin tirò un sospiro di sollievo e tornò alle sue faccende.

Aveva un viaggio davanti a sé, ma prima di poter partire doveva sistemare la questione del suo Nissan. Il veicolo era fermo esattamente dove l’aveva lasciato a piedi, a pochi minuti di strada, senza benzina e con una batteria da sostituire.

Joaquin stette un attimo a pensare sul da farsi:

“Non posso superare il confine con quello, devo trovare una soluzione alternativa…” – disse sovrappensiero – “…dovrò procurarmi una tanica di benzina e una batteria nuova, poi deciderò come sbarazzarmene”

A poche centinaia di metri da casa sua c’era un’autofficina che, oltre a riparare auto e vendere ricambi di ogni genere, contrabbandava carburante. Joaquin capì subito come non avesse scelta: doveva essere lui a recarsi lì per poi portare benzina e batteria al suo pick-up.

Nessuno poteva avvicinarsi al suo veicolo e scoprire il suo segreto!

Gli altri dettagli della sua fuga li avrebbe decisi in seguito, in quel momento non poteva far altro che uscire e occuparsi di quel primo ostacolo.

Lasciò tutto com’era in casa, preoccupandosi solo di nascondere bene il barattolo di caffè con i soldi tra i pochi vestiti presenti nella borsa. Doveva ridurre il più possibile i tempi per quando sarebbe tornato a prendere il suo bagaglio e poi partire. Prese soltanto i pesos necessari a pagare il meccanico e poi uscì.

Una volta varcata la soglia si accertò di non essere visto dal suo vicino di casa che aveva prima ignorato e iniziò a camminare verso l’autofficina.

Il caldo non sembrava dare alcuna tregua a Joaquin e a tutta quanta Santa Ana; l’uomo se ne accorse nel tragitto che stava percorrendo, dalle facce sudate e sofferenti dei suoi concittadini che lo salutavano con un cordiale “buenas tardes”.

Joaquin rispondeva altrettanto educatamente nonostante il suo tentativo di far decadere subito ogni possibile discorso che i passanti potessero intavolare.

Arrivato all’autofficina fece un respiro profondo. Per il meccanico sarebbe stata una semplice vendita, per lui invece sarebbe stato l’inizio di tutto quanto: della sua partenza, della sua fuga, della sua nuova vita. Quel semplice acquisto sanciva un cambiamento netto e profondo per lui.

Una volta preso abbastanza fiato e coraggio, Joaquin attraversò la strada e si avvicinò all’entrata.

“Buenas tardes! C’è nessuno?” disse lui.

“Un attimo, arrivo!” si sentì rispondere da una voce lontana e non localizzabile all’interno del locale.

Poco dopo sentì un rumore di ruote metalliche e un lieve strisciare di piedi: era il meccanico che stava riparando un’auto, sdraiato al di sotto di essa, sopra un carrellino sul quale poter operare senza troppe difficoltà.

Il meccanico si alzò lentamente e si sgranchì la schiena con una smorfia di dolore sul viso.

“Questo lavoro ti spacca la schiena, amigo!” – disse l’uomo accendendosi una sigaretta, noncurante di tutti i prodotti infiammabili presenti intorno a lui – “Allora, che posso fare per lei?” chiese a Joaquin.

“Avrei bisogno di una batteria nuova per un Nissan D21 del 1990” disse lui.

“Sì señor! Le serve altro?” chiese il meccanico dopo aver aspirato il fumo della sigaretta.

“Sì… mi servirebbe anche una tanica di benzina: ho fatto male i calcoli sul carburante e il mio pick-up mi ha lasciato a piedi…” rispose Joaquin titubante. Era la prima volta che aveva a che fare con merce di contrabbando e, sebbene fosse risaputo in paese come fosse venduta illegalmente, preferì andarci cauto coi toni.

Il meccanico sbuffò il fumo della sigaretta, fece pochi passi fino al marciapiede immediatamente fuori dalla sua officina, controllò a destra e sinistra che non ci fosse nessuno, accertandosi di essere solo col suo cliente, e tornò da lui.

“Ti manda qualcuno?” chiese sospettoso e decidendo per un approccio più confidenziale.

“Mandarmi qualcuno? Cosa significa?” chiese Joaquin intimorito.

“Hai parlato di carburante. Cosa sai? Perché sei venuto proprio qui?” rispose il meccanico incalzante.

“So solo di certe voci che girano per Santa Ana…”

“Voci? Quali voci?!” chiese ancora più sospettoso il meccanico.

“Quelle che ho sentito nei bar: la gente parla e si dice che tu venda benzina di contrabbando. Io ho fretta, mi servono soltanto una batteria e una tanica di carburante. Ti posso pagare anche di più se è questo che ti interessa, ma mi serve ciò che ti ho chiesto e anche in fretta” rispose Joaquin tutto d’un fiato, tirando fuori il denaro dai pantaloni mostrandolo al suo interlocutore.

Il meccanico spense la sigaretta schiacciandola con la suola della scarpa, dopodiché si allontanò andando nel retro bottega.

Joaquin era lì, fermo ad aspettare. Sentiva dei rumori provenire dal retro: prima un frastuono – che fece pensare allo spostamento di uno scaffale di metallo – e subito dopo il riempirsi di un recipiente.

Il proprietario dell’officina tornò da lui con la tanica piena in una mano e la batteria sotto l’altro braccio.

Quando Joaquin lo vide tirò un sospiro di sollievo, sia perché aveva superato il suo primo ostacolo, sia perché era riuscito a non inciampare in un altro.

“Muchas gracias, amigo! Mi hai risolto un grosso problema!” disse.

“Non so quale sia questo grosso problema, ma la soluzione ti costerà caro, amigo…” rispose il meccanico sfilando tutti quanti i pesos arrotolati dalla mano di Joaquin.

“Va bene, tienili tutti” rispose lui, prendendo la merce appena comprata.

Il meccanico gli afferrò il polso sinistro, bloccando la sua uscita dal locale, e con sguardo minaccioso disse:

“Questo carburante non è mai uscito da questa officina, siamo intesi?”

“Claro!” rispose secco Joaquin, frettoloso di andarsene.

Subito dopo sentì allentare la presa dal suo braccio e vide come l’uomo che aveva di fronte avesse dato il suo “lasciapassare” per farlo andare via.

Una volta uscito di lì, Joaquin si sentì come quando si esce dall’acqua, in apnea, e l’ossigeno sta finendo. In quel momento non stava passando nessuno per la via e riuscì ad avviarsi verso il suo pick-up senza essere colto da occhi indiscreti.

Con due pesi come quelli che stava trasportando, il caldo di Santa Ana diventava ancor più insostenibile; lo combatté concentrandosi su quel che avrebbe fatto una volta aver reso il suo Nissan di nuovo utilizzabile.

 Arrivò al suo fuoristrada con la camicia talmente bagnata di sudore da essere diventata trasparente, mostrando il suo fisico non troppo trascurato.

Si asciugò il sudore dal viso con la manica rimasta asciutta e iniziò con la manutenzione necessaria.

Cambiò prima la batteria e poi fece rifornimento al suo D21. Dopodiché si sedette al posto di guida col cofano ancora aperto, girò la chiave, accelerò e sentì il motore rombare a pieni giri dopo un primo scoppiettio della marmitta.

Gli sembrò così strano che quel ferro vecchio fosse perfettamente in funzione che quasi gli dispiacque doversene sbarazzare. Ma dopo quel che aveva fatto non aveva alcuna scelta.

Durante il tragitto a piedi aveva pensato molto a come fare per togliersi di dosso il peso di quel fuoristrada e l’unica soluzione che trovò fu quella di farlo demolire dallo stesso uomo che gli aveva procurato benzina e batteria di ricambio. Non sapeva nemmeno se facesse o meno un servizio del genere ma, disperato com’era, era giunto alla conclusione che qualunque idea gli fosse venuta in mente, l’avrebbe messa in pratica. Non era un criminale, non sapeva minimamente stabilire se e cosa potesse essere una buona o una cattiva idea. Per questo doveva agire, e basta.

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