Questo post è la parte 4 di 4 nella serie Panta Rei: Tutto Scorre (?)

Una volta salito, Claudio entrò in camera sbattendo la porta dietro di sé.

Era rabbioso per come fosse andata con Francesca e quella sensazione di irrequietezza era ancora più dietro l’angolo, sentiva che sarebbe tornata più forte di sempre.

Questa volta era diverso, però, perché se ne stava rendendo conto, non sembrava essere come i precedenti “attacchi”: era consapevole che qualcosa sarebbe accaduto di lì a breve.

Sentì i passi di sua madre e sapeva che sarebbe andata a dirgli di scendere a mangiare nonostante lui non avesse alcuna fame. Era pronto a discutere se fosse stato necessario: voleva starsene in camera e non aveva alcuna intenzione di cambiare idea.

Sua mamma giunse alla porta di camera sua e bussò delicatamente:

“Claudio? Posso entrare?”

Il ragazzo non si sarebbe aspettato così tanta gentilezza. Aveva imparato a conoscerla e nella normalità delle giornate non avrebbe avuto una reazione così pacata e apparentemente comprensibile. Lui stesso capì come sua mamma sapesse già dell’accaduto, forse proprio grazie al suo istinto di madre.

            “Sì, entra” rispose il ragazzo.

Non appena la maniglia della porta iniziò a girare, quella sensazione di irrequietezza si fece sempre più forte e Claudio iniziò a respirare affannosamente.

Carla aprì la porta molto lentamente e quel momento sembrò durare un’eternità.

Il ragazzo venne colpito da una folata di vento gelida, mentre fuori il cielo si riempiva sempre più di nuvole cariche di tuoni e fulmini.

Claudio iniziava a essere sempre più agitato: riusciva a rendersi conto dell’irrequietezza, è vero, ma rimaneva invariata la sua inconsapevolezza del perché si sentisse così.

La madre entrò in camera, chiudendo la porta dietro di sé. Il suo volto era nella penombra. Il corpo del figlio venne pervaso dai brividi. Era spaventato e non sapeva come mai. Sua madre iniziò ad avvicinarsi e più lei si avvicinava, più a ogni passo la paura di Claudio si faceva più grande.

Di colpo arrivarono anche le allucinazioni: sperava di riuscire a scamparle, ma purtroppo non fu così.

Vide sé stesso nuovamente seduto sul letto dei suoi genitori mentre sua madre si chinava verso di lui per parlargli. Questa volta riuscì a percepire parzialmente le parole pronunciate da sua madre:

“… devi promettermi che ciò che è successo questa notte non lo dirai mai a nessuno, vero Claudio? Me lo prometti…?

Che cos’era successo in quella notte indefinita nelle sue allucinazioni, quando lui era ancora un bambino?

Nel suo presente sentì esplodere un tuono che venne subito seguito da uno scroscio di pioggia battente che venne amplificato nella sua camera per via del silenzio della casa.

L’allucinazione svanì e vide nuovamente sua madre avanzare verso di lui.

Un altro tuonò esplose nel cielo e una visione, molto più forte di tutte quelle avute fino a quel giorno, gli si parò nuovamente davanti, di nuovo da sveglio.

Iniziò a sudare freddo per gli avvenimenti che ripercorse nel giro di pochi istanti.

Come in uno di quei film che aveva visto nella sua adolescenza, vide i tasselli della sua memoria ricollegarsi l’uno con l’altro. Ogni allucinazione, ogni indizio prese il proprio posto e riuscì a unire ogni parte di quel ricordo al quale non era riuscito a dare forma, non fino a quella sera.

Si sentì percorrere come da una scossa elettrica, come se quel tuono e quella scarica elettrica sprigionata dal cielo lo avessero colpito in pieno, attivando un interruttore che era rimasto spento fino a quel giorno.

Gli era tutto chiaro: la sedia, il suo vedersi seduto sul letto dei suoi genitori, il suo guardare sua madre seduta a sua volta su quel letto, i discorsi confusi della donna, il suo generale stato di irrequietezza e il suo sentirsi spaesato e spaventato.

Era la quadratura del cerchio.

Si ricordava tutto di quella notte di sette anni fa. Ricordava la freddezza con la quale sua madre aveva compiuto l’efferato gesto verso suo padre togliendogli la vita senza la minima ombra di rimorso, riusciva a ricordare persino i particolari di quell’omicidio e vide persino quel che non gli era stato raccontato.

Ebbe una specie di viaggio extracorporeo a ritroso nel tempo che gli mostrò tutto quel che ancora non sapeva di quella notte e della crudele vicenda legata alla scomparsa di suo padre.

Vide la freddezza con la quale sua mamma seppellì suo papà, sotto al limone, dopo averlo chiuso nei sacchetti di plastica, ancora col tagliacarte conficcato nel corpo.

Capì tutto quanto e anche più quel che avrebbe voluto scoprire.

Ricollegò anche tutti i momenti di apparente disconnessione dalla realtà di cui soffriva sua madre, così come capì, tutto a un tratto, tutti i suoi discorsi sul non fidarsi delle donne.

Parlava per consapevolezza di quel che aveva subito per colpa di suo marito e della sua amante.

Poi, in modo brusco, quell’allucinazione svanì.

I suoi occhi gli riproposero il presente. Sua madre era giunta fino al ciglio del suo letto, sul quale si sedette mentre Claudio si ritrasse immediatamente, spaventato e rabbioso per quel che aveva appena ricordato.

“Chi sei? Che cos’hai fatto a mio padre?” chiese il ragazzo spaventato e rabbioso.

Carla capì: il figlio ricordava di nuovo tutto quanto. Nonostante ciò, non si preoccupò minimamente.

La donna sorrise, in modo macabro, si avvicinò ancora di più a Claudio e a bassa voce, carezzandogli il volto, disse:

“Non preoccuparti, figlio mio, è soltanto un cuore spezzato, una storia adolescenziale che sarebbe terminata prima o poi. Il dolore che provi passerà”

Il figlio la guardò terrorizzato: quella sera si rese conto di chi fosse realmente sua madre.

Capì che, da quella notte di dieci anni fa e da quella sera della consapevolezza, non c’era possibilità di tornare indietro.

Quella sera diventarono entrambi consapevoli della verità e dovettero conviverci per sempre.

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