Questo post è la parte 4 di 4 nella serie Panta Rei: Tutto Scorre (?)

Lì! Quel prato è perfetto, vicino all’albero. Sì, è quello il posto giusto, la chioma filtra i raggi solari quel tanto che serve per creare i giusti riflessi” rispose Claudio in modo decisivo.

“Agli ordini! Sei tu l’artista!” disse Francesca in modo scherzoso.

I due si avviarono verso la zona indicata dal ragazzo.

“Ma da cosa si parte nel disegno?” chiese la ragazza, incuriosita e impaziente di iniziare subito a posare per lui.

“In realtà non ne ho la minima idea. Ho sempre disegnato da autodidatta. Non ho mai seguito nessuna tecnica, né mi sono documentato. Sebbene sappia esistano alcuni accorgimenti fondamentali, non me ne sono mai interessato. Alla fine io mi trovo bene come ho imparato e mi piacciono i risultati che ottengo. Va bene così” rispose Claudio.

“E allora tu da cosa cominci?” incalzò la ragazza.

“Beh, dipende dai soggetti. Però in generale ho una tecnica tutta mia che mi spinge a partire dal centro del soggetto che voglio ritrarre per poi espandermi in modo concentrico. Uso il centro come un fulcro dal quale iniziare a disegnare, poi, tutto il resto”

“Quindi se ritrai un volto parti dal naso?” chiese Francesca con tono cauto per l’insicurezza della sua deduzione.

“Esatto! Anche se in realtà quello di oggi è il mio primo ritratto. Sarai la mia musa e anche la mia cavia! Non sei contenta?” domandò Claudio in modo ironico.

Francesca rise e lo guardò un po’ tesa.

Aveva un pensiero che iniziava a girarle per la testa. Claudio non se ne accorse e disse:

“Ok, qui. Siediti qui, in questo punto i rami dell’albero lasciano che il sole filtri proprio come voglio io!”

Il ragazzo non si immaginava nemmeno come, qualche anno prima, sua madre fosse stata indirizzata dalla Luna, proprio allo stesso modo, per capire dove seppellire suo padre.

Si alzò il vento che fece scompigliare un po’ i capelli a Francesca.

Claudio glieli sistemò come serviva fossero per il ritratto.

“Ora dovresti cercare di restare il più immobile possibile” disse il giovane.

“Aspetta, aspetta, mi viene da starnù…” Francesca non fece in tempo a finire la frase che starnutì.

“Scusami, i capelli mi hanno fatto solletico sotto al naso e non sono riuscita a trattenere lo starnuto” – disse la ragazza ancora un po’ intontita – “Così vado bene?”

“Perfetta!” rispose Claudio.

Mentre il ragazzo iniziava a tracciare le prime linee del suo volto, Francesca lo guardò e vide come lui fosse totalmente assorto in quel che faceva.

Ma non era solamente assorto nel disegno, era coinvolto, lo era emotivamente. Lo capiva da come la osservava, dallo sguardo che il ragazzo aveva nel guardarla sempre dritta negli occhi.

Lei era attratta da lui, ma non allo stesso modo. Per lei era nato tutto come una scommessa con sé stessa, come un test per capire fino a dove potesse spingersi nel suo mettersi in gioco.

Claudio si stava innamorando e lei lo sapeva. Lo percepiva. Lei non provava lo stesso sentimento, era tutto molto più frivolo da parte sua.

Per di più stava iniziando a stancarsi: non era ancora riuscita a capire quale fosse il vero mistero che avvolgeva quel diciassettenne che lo affascinava. Se inizialmente questo era per lei motivo che la spingeva sempre più oltre, ora iniziava a sentirsi stretta in questa sua inconsapevolezza.

Cominciava a rimpiangere quelle situazioni dove la prima impressione che aveva era sempre confermata dal susseguirsi degli eventi.

In quel pomeriggio di marzo qualcosa era destinato a cambiare.

“Hai un’aria malinconica” disse Claudio dopo essersi fermato momentaneamente.

“Eh? No, no, ero soltanto andata in fissa. Non sono abituata a stare molto ferma in una determinata posizione” – disse lei cercando di togliersi dall’imbarazzo – “Pensavo fosse più semplice fare da modella”

“Non ti sarai mica già stancata!” disse il ragazzo in modo ironico.

“Macché, figurati!” rispose lei imbarazzata. Tutto si sarebbe aspettata tranne che sentirsi chiedere proprio questo: se si fosse stancata.

Nemmeno Claudio rimase indifferente da quanto si era appena sentito rispondere. Non era convinto di quanto detto da Francesca.

In qualche modo le era sempre sembrata sfuggente, fin dal primo momento in cui la conobbe.

Si sentiva come se non riuscisse mai a capire fino in fondo quel che lei volesse o facesse. Inconsapevolmente vedeva in lei lo stesso velo di mistero che Francesca vedeva in lui.

Erano molto simili in questo.

Il ragazzo continuò a disegnare.

Nel mentre Francesca iniziava a pensare sempre di più a quanto lei fosse meno coinvolta sentimentalmente.

Tra i due non era ancora successo nulla di carnale: fino a quel momento si erano soltanto baciati e stuzzicati, ma non erano mai andati fino in fondo.

E se questo non era ancora accaduto era perché Francesca nascondeva a Claudio qualcosa di molto importante: lei non era single.

Quando lo vide per la prima volta a scuola lei si era appena lasciata col suo ragazzo, ma dopo un paio di giorni ci tornò insieme e questo, a Claudio, non lo disse.

Nei mesi trascorsi ebbe una doppia vita, proprio come il padre del ragazzo.

Il giovane non si accorse di nulla, o perlomeno non arrivò mai a pensare una cosa simile sebbene avesse sempre notato il parziale stato di assenza di Francesca.

Claudio pensò che anche Francesca avesse qualcosa di cui non le andava di parlare, così com’era per lui per i suoi momenti di irrequietezza, o per il discorso di sua madre – che sarebbe apparsa troppo strana agli occhi della sua ragazza – e quindi pensava fosse normale il suo perenne essere sfuggente.

La ragazza iniziava a stare ferma molto a fatica.

“Mi sto muovendo un po’, scusami” disse.

“Vuoi fare una pausa?” chiese Claudio.

“No dai, resisto ancora un po’. Però se tu vuoi riposare un po’ la mano possiamo fermarci ora, dimmi tu”

“Io riesco ad andare avanti ancora un pochino. Poi possiamo fare pausa e prenderci un gelato se vuoi, oggi fa veramente caldo per essere marzo” rispose il ragazzo.

“Andata!” disse Francesca che si rimise in posa cercando di tornare esattamente come quando avevano iniziato.

Nel suo stare ferma, però, il suo senso di colpa iniziava a farsi sempre più forte. Si sentiva male per aver in qualche modo ingannato Claudio, che si era dimostrato essere sincero, perlomeno con lei.

Lo guardava mentre era così dedito nel rendere il suo viso il più bello possibile su carta. Vedeva la sua cura e le sue attenzioni e il suo sentirsi male aumentò.

In quel momento si sentì come non le era mai successo prima: la sua natura fredda, con un intento sempre calcolatore, venne di colpo scalzata dalla sincerità che si sentiva in dovere di dimostrare a quel ragazzo che pensava non meritarsi un inganno simile.

“Claudio, possiamo fare pausa ora? Ho bisogno di staccare un attimo, sta iniziando a essere faticoso stare ferma senza poter parlare né fare altro” chiese lei cercando di nascondere il suo tono pensieroso, senza però riuscirci.

“Certo. Vuoi che ci alziamo un po’ e facciamo quattro passi, così ti sgranchisci un po’?” chiese Claudio premuroso.

“Sì, forse è meglio” rispose lei con tono un po’ spento.

Claudio si accorse del cambio di umore di Francesca, ma cercò di fare il disinvolto come sempre:

 “C’è un chiosco là più avanti. Ti va un gelato?”

“Sì dai, oggi fa un caldo! Vero?” rispose Francesca un po’ impacciata.

Il ragazzo percepiva sempre di più l’imbarazzo che provava la sua ragazza, ma non capiva cosa potesse averle fatto mutare così tanto l’umore. Era la prima volta che la vedeva così.

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