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Come ho già esplicitamente dichiarato in precedenza, sono uno Springsteeniano convinto – come ho già largamente detto nel mio articolo “Ecco perché essere Springsteeniano ti cambia la vita” che puoi leggere a questo link.

Per questo stesso motivo ho anche scritto un articolo con i 5 libri migliori sulla vita e sulla Musica di Bruce Springsteenpuoi leggere la top 5 a questo link.

Ma il bello di un artista come il Boss è l’enorme seguito che è capace di creare, grazie all’amore sincero dei suoi fan per la sua Musica ma soprattutto per la persona. Questo è sempre stato il forte collante tra Springsteen e il suo pubblico, la sua gente: la voglia di rimanere vero e autentico. Questa è la forma della sua promessa che ha fatto ai suoi fan quando ha iniziato la sua carriera nei primissimi anni 70.

Tra tutti questi Springsteeniani sparsi per il mondo c’è anche Andrea Volpin, classe 1978, un uomo che come moltissimi di noi è stato stregato dalla magia di Bruce Springsteen. Andrea ha conosciuto il Boss nel 1995, ma forse il suo incontro con il cantautore del New Jersey era già scritto nel destino essendo nato lo stesso anno dell’uscita di Darkness On The Edge Of Town.

Quando Springsteen entra nella tua vita accade qualcosa di magico e liberarsene è pressoché impossibile. Ti entra dentro, tanto da approfondirne la poetica, la visione del mondo, l’aspetto anche letterario che è presente nei suoi testi.

E così, quasi per gioco e incitato da un caro amico, Andrea Volpin ha iniziato a scrivere, fino a far nascere Da Randolph Street al Nebraska: il mio viaggio con Bruce Springsteen, libro edito da Pagine in Movimento, casa editrice indipendente di Sale, in provincia di Alessandria, che ha creduto nella passione di questo amante della Musica e scrittore emergente – Andrea Volpin collabora da alcuni anni con il settimanale La Lomellina curando la rubrica Musicalmente Parlando.

Da Randolph Street al Nebraska: il mio viaggio con Bruce Springsteen è un libro che racchiude la stessa filosofia che si può trovare nei volumi di Ermanno Labianca, volumi dove viene analizzata la Musica di Bruce Springsteen attraverso i testi tradotti e commentati, album per album.

Quel che ha fatto Andrea Volpin è stato in qualche modo evolvere questo metodo di analisi, andando ad approfondire la trilogia Folk del Boss – quella che comprende The Ghost Of Tom Joad (1995), Nebraska (1982) e Devils & Dust (2005) – andando a soffermarsi su Nebraska, uno degli album capolavoro della discografia di Bruce Springsteen.

La prefazione di questo volume è curata da due amici dell’autore, Stefano Calvi (giornalista) e Lorenzo Bianchi (musicista e fondatore degli Hungry Hearts, band tributo del Boss), che creano la giusta premessa:

Di noi ha più volte scritto, viene costantemente alle nostre serate, comprese quelle per pochi intimi che organizziamo nella nostra sala prove con cucina. Fino al giorno in cui, inaspettatamente, mi ha parlato di questo libro, che da subito ho accolto come la cosa giusta e naturale che avrebbe dovuto fare.

Lorenzo Bianchi

Leggendo Da Randolph Street al Nebraska: il mio viaggio con Bruce Springsteen si capisce molto bene il senso di queste parole: Andrea Volpin porta il lettore in un viaggio all’interno della visione e della Musica del Boss, prendendoti per mano e dipingendo ogni singola immagine come se fosse stato presente in tutti i momenti chiave narrati all’interno di questo libro.

La penna di Andrea è molto fluida, discorsiva, senza tralasciare il lato giornalistico e critico di chi approfondisce gli argomenti sapendo bene di cosa sta parlando.

Si parte dagli inizi, da quando Bruce Springsteen non era ancora Bruce Springsteen ma un bambino come tanti, con i suoi conflitti interni, con i suoi scontri e l’abissale distanza tra la sua prospettiva e quella del padre Douglas, eterno inseguitore del sogno americano – sogno che, per giunta, non raggiungerà mai.

La narrazione di Bruce Springsteen come artista parte da qui: dal Bruce uomo, che insegue il suo sogno personale, quello di diventare un cantante di fama mondiale. Andrea ci porta alla (ri)scoperta degli album fondamentali e preparatori, quelli degli albori – Greetings From Asbury Park, NJ e The Wild, The Innocent & The E Street Shuffle (entrambi del 1973) – che servono come primo approccio alla poetica e alla composizione per comprendere sé stesso oltre quel che vive a Freehold, nel New Jersey, la sua terra natìa e il suo campo fertile dove tessere le prime storie narrative che racconta in brani come Growin’ Up o 4th of July, Asbury Park (Sandy) – canzoni che Andrea ci propone in versione tradotta e commentata, ecco il perché dell’approccio simil Ermanno Labianca.

La naturalezza con la quale il nostro narratore ci porta nei luoghi di cui parla è tale da riuscire a vederli di fronte a sé durante la lettura, e così è ancor più semplice capire il cambiamento di Bruce Springsteen, l’evoluzione del sogno americano e delle debolezze dell’uomo affrontate in Born To Run (1975) con un approccio alla scrittura e alla composizione che cambia nel tempo, come raccontato da Volpin nella disamina di Darkness On The Edge Of Town, album del 1978 all’interno del quale il Boss traspone tutta la sua frustrazione e le difficoltà nel periodo intercorso tra i BTR e Darkness – sia per la questione legale che gli ha fatto momentaneamente perdere il controllo del suo futuro, sia per la difficoltà di affrontare la fama mondiale come mai prima di quel momento.

Le pagine scorrono veloci, passando per l’analisi di The River (1980) – “l’opera omnia” del Boss, come la definisce lo stesso Volpin – necessaria a inquadrare il periodo storico-culturale che sta affrontando l’America di quel periodo che si affaccia a un decennio molto duro. E così, da un contesto storico all’altro, si arriva all’analisi di Nebraska, il disco che nessuno si aspettava in quel periodo ma che Bruce Springsteen DOVEVA registrare. La sua era una necessità: quella di capire la direzione che stava prendendo la sua America, così come quella di capire sé stesso, i suoi conflitti interiori e il suo rapporto sempre più in contrasto con suo padre Douglas.

Nebraska è un album folk anche per la scelta interpretativa di Springsteen. La voce sussurrata, a volte una cantilena quasi forzata, accompagnata da un suono semplice regalano all’album una dimensione particolare, che si distingue da tutto il resto del panorama musicale. Scelta assolutamente voluta, come quella di essere solo, rinchiuso in un ranch immerso nelle praterie del New Jersey, alle soglie di un aututnno che si prospetta caldo. Con questa accortezza tecnica, Springsteen riesce a distogliere il pubblico dall’attesa da stadio, guidandolo verso una più riflessiva e ponderata stanza vuota e cioè un luogo in cui si possa riflettere, un luogo dove per forza ci si debba sedere di fronte ai propri pensieri.

Andrea Volpin

Andrea Volpin si diverte a spiegarci tutto questo, e lo fa entrando e uscendo dal testo così come dall’intertesto, passando per quel che considera il trittico cinematografico appartenente al “percorso ciclico” di Nebraska (Highway Patrolman, Open All Night e Reason To Believe) e scomponendo il terzetto della visione poetica di Springsteen in cui si parla di storie di vita vera, storie di sconfitte (Atlantic City, Johnny 99 e Nebraska).

Aspetto fondamentale è il viaggio all’interno di quelle canzoni che legano fortemente col padre Douglas, come Mansion on The Hill e My Father’s House.

Da Randolph Street al Nebraska: il mio viaggio con Bruce Springsteen di Andrea Volpin non è l’ennesimo libro sulla Musica e la poetica di Bruce Springsteen. Si tratta di un volume scritto con l’idea di bersi una birra al pub e parlare di Musica e del proprio cantautore preferito con la voglia di confrontarsi e di andare ad approfondire tutto quel che c’è dentro, intorno e di contorno ai brani e agli album affrontati nel discorso di Andrea Volpin. Da Randolph Street al Nebraska è un libro nato come sfida, quasi per gioco, incitato da chi conosce Andrea e sa quanto la sua passione, la sua curiosità e la sua voglia di approfondimento dei capolavori di Springsteen – Nebraska su tutti – sia forte.

Un libro da leggere, non solo per gli Springsteeniani, ma per tutti gli amanti della Musica inserita nel suo contesto storico. Un libro ben scritto, pensato, ponderato e totalmente credibile, tanto da sembrare scritto da un critico musicale navigato al pari di nomi ben più blasonati.

Mauro Abbatescianna

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