Il film-documentario di cui ti parlerò in questo articolo si chiama “Sound City“, uscito nel 2013. È stato prodotto, diretto e voluto fortemente da Dave Grohl ed è una delle cose più fighe che abbia mai visto da qualche anno a questa parte. Punto.

Sto esagerando? Assolutamente no, e ora ti spiego il perché!

Conosci la leggenda del Sound City Studios? Scopriamola insieme! Condividi il Tweet

Chi mi conosce sa bene come abbia sempre avuto un rapporto di amore/odio con Dave Grohl: ho sempre rispettato e riconosciuto il suo genio musicale e tutto il suo estro, sebbene non mi abbiano mai fatto impazzire i Foo Fighters.

Ma quando si tratta di Musica, forse più che in altri ambiti artistici, bisogna sempre cercare di scindere il prodotto finale che un musicista produce e presenta al pubblico, dalla persona che c’è dietro all’artista – al suo eventuale alterego musicale – e alla Musica che fa.

E parlando di questa scissione, Dave Grohl è l’esempio per me più lampante: si è sempre battuto contro i talent show, per esempio, mostrando al mondo come siano la rovina assoluta per la Musica e le band. Ha sempre promosso un certo modo di produrre e fare canzoni che potremmo definire “alla vecchia”, mettendo le interconnessioni, le sensazioni e il feeling davanti a tutto il resto.

Questo traspare molto bene attraverso le immagini immortalate da Sound City. Ma facciamo un piccolo passo indietro.

Sound City Studios: un pezzo di storia del Rock.

Fondato a Los Angeles alla fine degli anni ’60 da Joe Gottfried e Tom Skeeter, il Sound City Studios è stato uno dei più importanti studi di registrazione che la Musica Rock abbia mai avuto, dal 1969 al 2011, anno in cui ha chiuso i battenti.

Per oltre quarant’anni è stato un punto di riferimento per chi volesse fare Musica, principalmente Rock, con quello che da molti artisti, tra cui Neil Young, Rick Springfield, i Fletwood Mac, Tom Petty, Dave Grohl stesso e molti altri è stato definito il “sound rock“.

Chiunque entrasse nel Sound City Studios aveva sempre la stessa impressione: “cos’è questo buco di merda?“. Apparentemente sembrava il luogo peggiore dove poter registrare: sporco, in molti casi angusto e con un odore non proprio gradevole. Eppure, in questo studio sono stati registrati album leggendari come “After The Gold Rush” di Neil Young, “Fletwood Mac” dei Fletwood Mac, “Not Fragile” dei Bachman-Turner Overdrive, “The Record” dei Fear, “Nevermind” dei Nirvana, “Rage Against the Machine” dei Rage Against the Machine, “Amorica” dei Black Crowes.

La lista sarebbe ancora lunga, ma quel che conta è come la Sala A – luogo principale di registrazione – fosse, sulla carta, il luogo apparentemente meno adatto per registrare il suono della batteria. Ma quando qualunque batterista si metteva a suonare e ascoltava il risultato della registrazione in presa diretta, rimaneva sbalordito per le sfumature sonore che quella stanza era capace di regalare e gli strumenti di registrazione erano in grado di catturare.

E arriviamo al punto cardine del Sound City Studios: il Neve 8028.

Rupert Neve: ecco come la Musica è cambiata grazie a un solo uomo

Per chi non è un addetto ai lavori della produzione musicale – come me – molto probabilmente il nome di Rupert Neve non dirà assolutamente nulla.

Neve è stato un ingegniere elettronico e, senza dubbio, la figura chiave del successo del Sound City Studios. Le Musica cambiò nel 1975, quando Rupert realizzò una console di registrazione unica nel suo genere: il Neve 8028.

L’unicità di questo mixer analogico era dovuta alla possibilità di controllare ogni singolo strumento su canali separati e isolarli in tempo reale per migliorarne il controllo in fase di registrazione. Non solo: una delle features più innovative per l’epoca era la possibilità di isolare ogni singolo componente che veniva suonato dal batterista, dalla gran cassa, al charleston, ai piatti.

Era il 1973 quando Joe Gottfried decise di acquistare il Neve 8028 e lo pagò più di 76mila dollari – per dare un paragone economico, casa sua, all’epoca, valeva esattamente la metà di quell’investimento fatto.

Buckingham Nicks - Il duo che entrò a far parte dei Fletwood Mac
Buckingham Nicks – Il duo che entrò a far parte dei Fletwood Mac

I primi a registrare con quella che nel documentario viene definita come “l’Enterprise delle console di registrazione” furono i Buckingham Nicks, registrando la loro “Crying in The Night“, la traccia di apertura di quello che a tutti gli effetti rimane l’unico disco di questo duo che, il primo gennaio del 1975, si unì ai Fletwood Mac per dare forma alla band come tutti quanti l’abbiamo conosciuta nel corso degli anni.

Quel che avvenne nel 1973 fu l’inizio di un successo discografico che esplose, per il Sound City Studios, nel 1975, con l’album “Fletwood Mac” dei Fletwood Mac, appunto.

Questo fu lo spartiacque che fece incassare milioni di dollari al Sound City Studios. Il suono registrato per quel disco attirò al SCS moltissimi artisti, su tutti Tom Petty e i suoi Heartbreakers e Rick Springfield

Era proprio il suono che veniva registrato dal Neve 8028 ad avvicinare tutti quanti: chi si rivolgeva al Sound City Studios sapeva bene cosa avrebbe voluto ottenere in fase di registrazione, ovvero un suono Rock n Roll puro, senza filtri né effetti strani. E quello studio di registrazione era il luogo perfetto per questo!

Nonostante in quel periodo lo studio abbia prodotto artisti come i War, Ronnie James Dio, gli Hawks e Santana, gli anni 80 furono molto difficili a causa dell’avvento del digitale e di tutti quegli strumenti che venivano utilizzati, come ad esempio l’invenzione della drum-machine e il forte utilizzo dei sintetizzatori.

Il Sound City Studios rimase fedele alla sua anima analogica, ma questo e l’amore per quel suono non bastarono a mandarli in crisi al punto di rischiare la chiusura nel 1991.

A salvarli ci pensò una band chiamata Nirvana: Kurt Cobain desiderava avere un suono che fosse il più vicino possibile a ciò che lui voleva trasmettere e il Sound City Studios faceva al caso suo e della sua band!

In poco più di due settimane venne registrato “Nevermind“, per intero. Il successo planetario ottenuto da quel disco è nella memoria di tutti e per il Sound City Studios fu l’ancora di salvezza che arrivò in loro soccorso nel momento più propizio.

I Rage Against The Machine registrarono il loro album di debutto l’anno successivo e decisero per quel posto proprio perché i Nirvana avevano realizzato il loro disco in quegli studi. Dopo di loro arrivarono altri nomi come i Tool, i Rancid, gli Slayer, i Red Hot Chili Peppers, Johnny Cash, i Fu Manchu, i System of A Down e negli anni 2000 i Queens of The Stone Age, gli Slipknot, gli A Perfect Circle, i Kings Of Leon, i Bad Religion, i Nine Inch Nails e molti altri.

Rick Rubin e Dave Grohl davanti al Neve 8028
Rick Rubin e Dave Grohl davanti al Neve 8028

Nel 2011, però, lo studio chiuse definitivamente. E qui arriva l’enorme intuizione e soprattutto il bellissimo gesto che un appassionato di Musica come Dave Grohl potesse decidere di fare: sapendo della chiusura dello studio, il frontman dei Foo Fighters ha deciso di acquistare il Neve 8028 per poterla inserire nel suo studio di registrazione, lo Studio 606.

Sound City: Real To Reel. Un disco fenomenale!

La realizzazione di questo film e l’acquisto del mixer non sono state le uniche figate che Dave Grohl ha voluto realizzare.

Per commemorare il Sound City Studios ha infatti deciso di realizzare “Sound City: Real to Reel“, un album registrato e realizzato con la collaborazione di molti dei nomi più importanti che sono passati per quegli studi.

Il disco è a tutti gli effetti la colonna sonora del film e comprende brani scritti e composti con Corey Taylor (Slipknot e Stone Sour), Brad Wilk e Tim Commerford (Rage Against The Machine), Joshua Homme (Queens Of The Stone Age, Eagles of Death Metal), Rick Springfield, Stevie Nicks (Fletwood Mac), Krist Novoselic (Nirvana), Robert Levon Been (Black Rebel Motorcycle Club) e Paul McCartney – quest’ultimo fortemente voluto da Dave Grohl per l’importanza che ha avuto per lui nel suo diventare musicista – e molti altri.

Il risultato? Un disco Rock al 100%: Rock nel suono, nello spirito e nell’approccio. Per tutto quanto l’ascolto si respira l’aria di jam e le storie che ognuno di questi musicisti ha vissuto all’interno del Sound City Studios o in generale durante la loro carriera.

Si tratta di un disco da avere, senza mezzi termini, così come Sound City è un film-documentario che va visto per l’energia e la carica che trasmette e per la bellissima storia che viene raccontata!

Come avrai capito dal tono di questo articolo, sono rimasto letteralmente folgorato da “Sound City“. Si tratta davvero di qualcosa di unico nel suo genere per l’importanza storico-musicale che si porta dietro. Dave Grohl ha fatto un (altro) ottimo lavoro.

Spero di averti incuriosito al punto da vedere anche tu questa pellicola. Scrivimi nei commenti se hai già visto il film, se ti è piaciuto o se invece lo vedrai.

Io come sempre ti ringrazio per aver letto e ti lascio i link per l’acquisto del film e della colonna sonora. Se questo articolo ti è piaciuto, ti invito a condividerlo sui social o WhatsApp attraverso i tasti di convidisione posti qui sotto, potresti contribuire anche tu a far conoscere al mondo la storia di questo leggendario studio di registrazione! 😉

Mauro Abbatescianna