Musica e Film di questa settimana torna, sulle pagine di AscoltieRacconti.com, con un film che ho visto e rivisto talmente tante di quelle volte da ricordare molto bene diverse battute del film, così come diverse porzioni dei dialoghi tra i personaggi. La pellicola di cui sto parlando si chiama “La Leggenda del Pianista sull’Oceano” ed è uno dei film più belli in assoluto che tu possa aver mai visto. Come dici? Non l’hai mai visto?! Allora continua a leggere e capirai cosa ti sei perso fino adesso! 😉

“La Leggenda del Pianista sull’Oceano”: un piano danza sul mare

Uscito nel 1998, per la regia di Giuseppe Tornatore, “La Leggenda del Pianista sull’Oceano” è ispirato a “Novecento“, un monologo teatrale scritto da Alessandro Baricco e pubblicato quattro anni prima dell’uscita del film, nel 1994.

Baricco scrisse questo monologo in un atto unico raccontando la storia di Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, colui che, nella storia, diventerà il pianista del Virginian, un importante piroscafo che solcava gli Oceani traghettando le persone da una parte all’altra del mondo.

Il cast vede la presenza di Tim Roth (Le Iene, Pulp Fiction) nel ruolo di Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, Pruitt Taylor Vince (Il Dottor Dolittle, Constantine) nel ruolo di Max Tooney, Bill Nunn (Fa La Cosa Giusta, Sister Act, He Got Game) nel ruolo di Danny Boodman, Clarence Williams III (Purple Rain, The Butler – Un Maggiordomo alla Casa Bianca) nel ruolo di Jelly Roll Morton e Peter Vaughan (I Miserabili, Quel Che Resta del Giorno) nel ruolo del proprietario del negozio di dischi e strumenti usati.

Trama: è il 1963 quando Max Tooney entra in un negozio di dischi e strumenti usati per vendere la sua vecchia tromba. Per lui le cose non vanno molto bene e quei soldi sono di vitale importanza. Prima di abbandonare definitivamente la sua tromba, però, chiede di poterla suonare per l’ultima volta, intonando una canzone che crede di cononscere soltanto lui e che viene, invece, riconosciuta dal negoziante. Quest’ultimo tira fuori un disco in cera lacca e lo posiziona sul grammofono, proprio mentre Max sta ancora suonando. Tooney lo sente e chiede al proprietario del negozio dove lo avesse trovato, sapendo come lui stesso lo avesse nascosto all’interno del pianoforte verticale posizionato in terza classe proprio sul Virginian. Quel disco conteneva l’unico brano inciso da Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, un “pianista eccezionale” come lo definisce il negoziante.

Max risponde come quel pianista sia il segreto della sua storia – storia che il proprietario del negozio gli chiede di raccontare. A questa richiesta Tooney inizia il suo racconto: tutto ha inizio il 1° gennaio 1901, quando Danny Boodman, un macchinista di colore del transatlantico Virginian, trova un neonato abbandonato sul pianoforte a coda posizionato nella sala da ballo della prima classe. Chi l’ha lasciato lì l’ha posizionato all’interno di una cassa di legno che riporta la scritta “T.D. Lemon”. L’uomo pensa che quell’abbreviazioen, T.D., stia per “Thanks Danny”, convincendosi di come quel bimbo fosse stato lasciato lì proprio a lui, con tanto di ringraziamento da parte dei genitori naturali.

Danny lo cresce come se fosse suo figlio, decidendo di battezzarlo Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, dandogli il proprio nome con l’aggiunta di quel che c’era scritto sulla scatola e il secolo nel quale il bimbo è stato trovato. I primi anni di vita di Novecento vengono da lui vissuti in segreto, tra il locale macchine e il dormitorio dove il suo padre adottivo vive, per evitare che il bambino venisse portato in un orfanotrofio.

Dopo alcuni anni, quando Novecento è ancora piccolo, Danny viene colpito alla testa da un carrucola, incidente che gli causa la morte. Successivamente alla sua scomparsa, Novecento riesce a sottrarsi alla polizia che era salita sul Virginian per portarlo via, nel tentativo di assegnarlo a un orfanotrofio. Dopo alcuni giorni di scomparsa in segreto, Novecento esce allo scoperto, facendosi sentire mentre suona il pianoforte della prima classe in piena notte – lo stesso sul quale venne trovato alcuni anni prima – dimostrando una bravura innata e allo stesso tempo inspiegabile. Grazie a questa sua capacità, col passare del tempo, diventa il pianista ufficiale dell’orchestra del Virginian ed è qui che conose proprio Max Tooney, arruolato sul piroscafo come trombettista per quello stesso ensemble.

I due si conoscono durante una notte di tempesta: Max soffre fortemente di mal di mare e non riesce a dormire, girovagando per i corridoio del Virginian, nell’invano tentativo di riuscire a reggersi in piedi poggiandosi ai corrimano che trova qua e là. Durante il suo sofferente percorso incontra proprio Novecento, perfettamente in piede davanti a lui, il quale è strisciante per terra per il malessere. Noveecnto lo invita a seguirlo, per farlo sedere accanto a lui sullo sgabello del pianoforte. Gli propone di ballare, insieme, proprio per dimostrargli come il mare non possa essere un nemico e per dimostrargli come sia semplice combattere quel dondolio. Dopo avergli dato del pazzo, Max lo segue, Novecento toglie i fermi al piano e i due iniziano a danzare nella sala da ballo dove di giorno ricchi signori fanno sfoggia delle loro pelliccie, della loro ricchezza. Danzano, insieme, su quel mare in tempesta che li culla.

Da quella notte i due non si separeranno più, fino alla morte di Novecento, che decide di non scendere mai da quella nave che gli ha dato i natali e che lo ha sempre cullato, da bambino, e che lo ha sempre fatto sentire al sicuro, a differenza della terra ferma, dove “non si vede la fine”, come spiega a Max nel suo monologo prima di morire, durante l’esplosione del Virginian ormai dismesso nel 1963.

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La prima volta che vidi questo film fu l’anno stesso che uscì nei cinema. Lo vidi con le mie zie e i miei genitori e da quel giorno questa pellicola è entrata a far parte della mia vita. Andando a ritroso, credo sia forse il primo film interamente dedicato alla Musica, con la Musica come argomento centrale e di interconnessione per tutto. Per questo motivo non potevo non dedicargli uno spazio in Musica e Film qui sul mio sito.

Il genere musicale principale qui è il Jazz, come viene dimostrato in una delle scene madri, quella tra la sfida tra Novecento e Jelly Roll Morton, pianista afroamericano definito dalla storia come l’inventore assoluto del Jazz come genere musicale. Ogni volta che riguardo quella scena salto sulla sedia! Il crescendo della tensione di quelle immagini pensate da Tornatore è magnifica, creando una fortissima empatia con i personaggi, soprattutto Novecento.

Un’altra scena dove il Jazz viene mostrato come assoluto protagonista è quella della selezione del personale che dovrà salire sul Virginian: Max Tooeny viene inizialmente scartato perché “l’orchestra è già al completo“, ma essere liquidato con una semplice frase, senza nemmeno avere la possibilità di dimostrare la sua bravura, è inaccettabile per lui. Così tira fuori la sua tromba e inizia a improvvisare, lasciando tutti sbalorditi, soprattutto colui che poco prima gli aveva detto che non avrebbe avuto alcun lavoro su quel piroscafo ed è proprio quest’uomo a chiedergli che cos’avesse appena sentito suonare. Max risponde “non lo so…” e a questa risposta si sente ribattere:

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Fin dalla prima visione di questa pellicola, quella frase mi è rimasta in testa, diventando così, quella, la mia scena preferita del film!

La colonna sonora di questo fantastico film è stata composta da Ennio Morricone, uno degli orgogli italiani apprezzati e voluti da tutta la cinematografia mondiale. “La Leggenda del Pianista sull’Oceano” ha ottenuto diversi riconoscimenti, tra cui 5 David di Donatello, 1 Golden Globe come “Miglior Colonna Sonora”, 6 Nastro d’Argento e altri riconoscimenti molto importanti.

Anche questa volta siamo arrivati alla fine di questo Musica e Film. Come sempre, troverai qui sotto i link per poter acquistare il film e acquistare la colonna sonora su Amazon.

Come sempre ti ringrazio per la lettura e ti chiedo: hai mai visto “La Leggenda del Pianista sull’Oceano”? Cosa ne pensi? Ora sai quel che penso io e anche quale sia la mia scena preferita. La tua invece qual è?

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Mauro Abbatescianna.

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