L‘ho proprio fatta grossa. Questa volta l’ho proprio fatta grossa. Cioè, l’abbiamo fatta grossa. Io e il mio migliore amico. Abbiamo deciso tutto quanto alcuni mesi fa, a un certo punto l’ho guardato e gli ho detto:

Ti faccio una promessa: andremo a vedere gli Who in Inghilterra. A qualunque costo, in qualunque data capiti, ma ci saremo!

Trascorse qualche settimana da quella mia frase, fino al giorno in cui decidemmo tutto. Guardammo le date e stabilimmo come quella di Liverpool del 3 Aprile fosse la migliore data per noi.

Skyscanner per cercare i voli, Booking.com per l’hotel, Ticketmaster per comprare i biglietti e… BOOM! Nel giro di una giornata avevamo già comprato e prenotato tutto quanto.

La trasferta per la nostra follia Rock N Roll aveva ufficialmente preso forma. Perlomeno nel suo principio.

Era più o meno Novembre e al 3 di aprile mancavano ancora diversi mesi, ma noi non stavamo già più nella pelle: The Who Live In Liverpool! Un sogno che si realizzava!

Liverpool: una delle patrie della Musica, la città dei Beatles! La città del Cavern, il locale diventato famoso proprio grazie alla band inglese più famosa del mondo e, allo stesso tempo, casa di molti altri nomi fondamentali del Rock N Roll e non solo.

Beatles, Rolling Stones, The Who, David Gilmour, Ian Pace, Chuck Berry, B.B. King: questi e molti altri sono i giganti che hanno suonato in questo luogo magico! The Cavern: tra i luoghi di culto da vedere ASSOLUTAMENTE!

Nel mentre i giorni, le settimane e i mesi sono trascorsi fino ad arrivare a domenica 2 aprile, giorno della nostra partenza alla volta dell’Inghilterra dove avremmo messo piede entrambi per la prima volta. La sensazione di andare in UK è un po’ quella di andare sulla Luna, soprattutto per due amanti della Musica come lo siamo noi.

Diciamoci la verità: Inghilterra e America sono il sogno da raggiungere per qualunque rocker che si rispetti! Noi abbiamo iniziato il nostro cammino religioso volando sopra al canale della Manica, sognando The Who Live in Liverpool come l’arrivo del Nostro salvatore!

Che il Rock N Roll ci salvi, in nome di Chuck Berry! Che il Blues ci accompagni in nome di Muddy Waters! E così sia!

Questo è lo spirito col quale abbiamo organizzato questa follia!

2 Aprile, Stazione Centrale di Milano, ore 11.45: da qui prendiamo la navetta che ci conduce all’aeroporto di Orio al Serio. Il nostro volo Blue Hair parte alle 15.15.

Cazzo, non stiamo più nella pelle! Mesi di attesa e finalmente ci siamo!

Superati i controlli i primi scleri: il bancomat del mio compagno di viaggio è stato bloccato. Motivazione sconosciuta, imprecazioni tante. Nessun problema, abbiamo già la soluzione. L’incazzatura piano piano scende. Niente e nessuno ci fermerà né rovinerà questa follia.

We are Rockers, mate! You can’t stop us from catching our flight!

Gate B18. É il nostro. Per raggiungerlo dobbiamo passare il controllo documenti per chi espatria verso destinazioni con necessità di passaporto.

Buongiorno. Ecco documenti e biglietto. Andiamo a Liverpool a vedere gli Who. Lei ascolta il Rock?” chiedo al poliziotto nel gabbiotto di controllo.

Beati voi…” mi risponde, un po’ giù di morale sapendo di dover lavorare mentre noi andiamo a divertirci.

Dovete andare al Cavern e al museo dei Beatles!” risponde il suo collega mentre controlla i documenti al mio socio.

Abbiamo già tutto quanto in programma, ovviamente” gli rispondiamo e dopo esserci salutati ci avviciniamo al nostro imbarco. Inizialmente siamo in quattordici per la gioia della hostess di terra che ci dice che, forse, partiamo in anticipo così anche lei può andare a pranzo prima.

Sulla fiancata sinistra dell’aereo, proprio all’altezza dei nostri posti a sedere, ci sono una batteria e un basso aerografati a far capire bene di che pasta è fatta la città di Liverpool. Dovevamo andarli a vedere lì gli Who. Era destino.

Atterriamo in UK e subito notiamo quanto freddo faccia rispetto a Milano, Varese o Orio al Serio. Gli inglesi sono abituati a temperature ben peggiori e vanno in giro già sbracciati nonostante i 10°C. Alcuni infradito ai piedi e pantaloni corti. What the fuck?! We’re getting cold!

Il tempo di capire come raggiungere il nostro hotel in centro e ogni secondo che passa siamo sempre più felici di esserci! La signora del centro informazioni è mega fan dei Rolling Stones, di Bruce Springsteen e di un sacco di altri nomi. Mentre parliamo con lei incrociamo un signore che ha tutta l’aria di essere olandese con indosso una maglietta che riporta un logo e una scritta molto familiari: The Who!

We are here for the same reason!” gli dico indicandogli la maglietta.

Well, it seems to be the good reason!” mi risponde. “See you tomorrow night at the gig, mate. Maybe we can drink a beer together” gli dico, lui mi risponde con un compiaciuto “Very good idea!” e ci saluta.

Il tempo di trovare la fermata del pullman e siamo già sull’86A al richiamo dell’autista che ci invita a salire con un forte e chiaro “All aboooooooard!“, al quale rispondo con una risata un po’ malefica dicendogli “Just like in Crazy Train by Ozzy Osbourne!“. Lui ride, noi anche. Cazzo, che figata l’Inghilterra!

Il nostro hotel è centralissimo, il tempo di lasciare giù le valigie e siamo già fuori per esplorare un po’ i dintorni, scoprire com’è fatta la patria dei Beatles, quanta Musica si respira e già alle 17:00 i pub sono pieni di gente che beve e canta a squarciagola. Non ricordo di aver visto un pub dove non ci fosse Musica dal vivo o comunque Musica ad alto volume o il karaoke che, a quanto pare, va molto forte a Liverpool!

Ceniamo al The Font, un pub non lontano dal nostro Hotel e vicino all’università della città. Un locale fighissimo con birre fantastiche dove ci siamo sentiti subito a casa. L’atmosfera che si respira è di serenità più totale, la gente è rilassata e, soprattutto, hanno mantenuto una splendida abitudine: le persone parlano tra di loro senza farsi fottere il cervello dallo smartphone come invece è facile vedere molto spesso in Italia. Siamo maledettamente schiavi di questo aggeggio infernale!

3 Aprile, ore 9:00 locali circa: suona la sveglia, English Breakfast e via a fare un giro per la città. Andiamo al Museo marittimo dove ci accoglie un addetto che ci chiede da dove veniamo e cosa ci porta a Liverpool.

“We came from Italy to see The Who Live, tonight”. Appena finiamo di pronunciare queste parole vediamo il ragazzo seduto al PC immediatamente dietro che alza le braccia al cielo in nome del Rock N Roll e diventiamo immediatamente amici! Ci racconta di averli visti sei volte, SEI CAZZO DI VOLTE!!! Parliamo dei Beatles, di Bruce Springsteen, di Howlin’ Wolf e del Blues.

“Do you love blues Music?” gli chiedo. “Come, come here” mi risponde, dicendomi di fare il giro e andare a vedere il monitor da dietro al bancone: The Head Hunters Blues Band è il nome che leggiamo dallo schermo, il gruppo col quale suona il nostro nuovo amico.

Heebie Jeebie’s. Ci dice che il giorno seguente avrebbe suonato in quel locale che, sembra assurdo a dirsi, è esattamente la via dietro al nostro hotel, così come lui stesso abita attaccato al locale. Quando si dice che il mondo è piccolo…

Sempre più adrenalinici e benedetti dallo spirito del Rock visitiamo il museo per poi andare a mangiarci il tipico Fish & Chips da Dockland, un locale tipico proprio lì vicino, sui dock della zona portuale più turistica.

The Who Live in Liverpool inizia sempre più a prendere forma, anche mentre mangiamo uno dei piatti più pesanti e difficilmente digeribili che possiamo aver provato in vita nostra: magliette e toppe degli Who appaiono da Dockland ed è proprio lì che incontriamo due italiani, anch’essi in pellegrinaggio come noi!

Uno dei due è il proprietario di un fighissimo parca homemade, con toppe e loghi degli Who appiccicate nel migliore dei modi che lo rendeva degno dei migliori Mods di Quadrophenia! Anche con loro ci promettiamo di berci una birra insieme la sera stessa, soprattutto perché il caso ha voluto che non fossimo lontani nei nostri posti a sedere.

Altro giro, altra corsa: torniamo in hotel per riposarci un’oretta prima dell’evento, giusto il tempo di prepararci e cercare di smaltire il Fish & Chips – buonissimo, ma cazzo se è pesante!

Ore 18:30: apertura cancelli e noi siamo già lì, fuori dalla Echo Arena. Vediamo il camion col merchandise ufficiale e non resisto. La mia tradizionale maglietta del concerto dovrà tornare a casa con me, questa volta più delle altre! Indosso ho quella del concerto di Bruce Springsteen a Roma, il Boss mi accompagna negli eventi più importanti, ma quel che conta è aver preso quella degli Who.

Una volta dentro incontriamo i nostri connazionali che avevamo conosciuto a pranzo: birra in mano e un brindisi al concerto! Ci salutiamo e andiamo verso i nostri posti a sedere, solo dopo aver chiesto a una delle hostess se potessimo entrare con la birra in mano – in quel momento nessuno lo faceva, tanto da dirci “cavolo come sono educati e ferrei nella loro plombe, gli inglesi!”

“Of course you can! We are in England!” è stata la risposta data al mio socio, non senza essere stato guardato come un alieno per la domanda apparentemente stupida.

Ore 19:30: puntuali e precisi come un orologio svizzero attaccano i The Standard Lamps, un trio chitarra/voce, basso e batteria. Un classico ma loro niente di entusiasmante, anzi. Rimaniamo piuttosto delusi per la performance e per lo stile, ci saremmo aspettati qualcosa di più da un gruppo che fa da supporter a una delle band più importanti della storia del Rock.

Ore 20:45: le luci si spengono, sul megaschermo dietro agli strumenti appare un bellissimo “Keep Calm. Here comes The Who” e la band entra sul palco. Roger Daltrey e Pete Townshend per ultimi, ovviamente.

Non salutano. Attaccano subito con “I Can’t Explain” con un suono nitido e al contempo pazzesco! Il muro del suono che ha fatto conoscere gli Who in tutto il mondo non è cambiato, nemmeno dopo cinquant’anni di carriera.

Siamo esaltatissimi e dalla premessa in apertura, sia Roger che Pete sono in splendida forma nonostante i 73 e 72 anni che risuonano nei loro corpi. Sostituire Keith Moon alla batteria rimarrà impossibile, ma Zak Starkey, figlio di Ringo Starr dei Beatles, esegue magistralmente ogni pezzo, con un tiro secco e pieno. Quello necessario.

Più volte durante il concerto gli inglesi non sembrano curarsi dello show, alzandosi di continuo per andare a prendere da bere o chissà dove altro. Tante, troppe volte ci siamo alzati per far passare i nostri vicini di seduta, ma non ce ne frega niente: io e il mio migliore amico siamo in Inghilterra a vedere la Rock band che più di tutte ci ha uniti, fin dal primo momento che ci siamo conosciuti. Non ci importa di nient’altro.

Qualche giorno prima della nostra data, a Londra, gli Who hanno suonato tutto quanto Tommy, l’opera Rock per eccellenza della loro carriera e l’album che veniva celebrato anche durante il nostro concerto.

Nonostante questo, Roger e Pete avevano voglia di variare un po’, ricordando anche Who’s Next e Quadrophenia, altri due degli album più belli e più importanti della loro carriera. E così, dopo un’introduzione divertente, Roger Daltrey ha annunciato come avrebbero suonato soltanto una piccola parte, “un piccolo Tommy” come detto da lui.

Tutta la serata è una festa unica, in cui si passa da evergreen e successi come “Who Are You“, “Bargain“, “My Generation“, “It’s A Boy“, “I’m Free“.

Sono carichissimi, la gente è semre più coinvolta e quando parte “Pinball Wizard” si alza un boato enorme, mentre io scuoto il mio migliore amico per la gioia, sapendo come fosse la canzone che più di tutte lui aspettava! Ci emozioniamo, cantiamo, esultiamo e godiamo di ogni singolo momento di quella magia che si chiama Musica Live!

Non si fermano. Non ne hanno alcuna intenzione e subito dopo “Pinball Wizard” attaccano con “See Me, Feel Me” e “5:15“. Che canzoni! Quadrophenia è il mio album preferito degli Who e quando parte quest’ultima esulto e mi gusto la bellezza di sentirla dal vivo, in UK.

Non la smettono e probabilmente hanno deciso di farmi morire lì, in terra straniera, perché attaccano subito dopo con “I’m One” e “The Rock“, sempre da Quadrophenia.

Ma il momento più alto e le emozioni più forti le viviamo una volta finiti questi brani, quando nel silenzio più totale del palazzetto si sente il piano elettrico intonare un intro che conosco fin troppo bene, quello della canzone che reputo la più bella mai scritta dagli Who: “Love Reign, O’Er Me

Dal giorno in cui abbiamo comprato i biglietti ho avuto un sogno: sentirla suonare dal vivo, proprio da loro. Quando vidi i Pearl Jam sperai nella stessa cosa, essendo loro l’unica band in grado di aver eguagliato se non in certi casi superato la potenza dell’originale, ma sentirla cantare da Roger e suonare da Pete sarebbe significato vivere un sogno.

Quel sogno si è realizzato, tanto da lasciarci letteralmente pietrificati. Tutta quanta l’Echo Arena. Tutti in religioso silenzio come pochissime altre volte mi è capitato di vedere. Magia, pura e vera magia. Poi succede che Roger non si accontenta, vuole farla per bene. Cosa cazzo sono 73 anni? Niente per uno come lui e allora si carica, rinfresca le corde vocali, sputa l’acqua in aria come un drago sputafuoco e intona quel “Loooooooooooooooooooove” nella parte più intensa e difficile della canzone.

Stesi. Letteralmente.

Non è ancora abbastanza. “We are the fuckin’ Who“, sembra che dicano indirettamente con i loro gesti, con quel che stanno facendo. Parte il synth e subito dopo un boato: “Baba O’Riley” ha fatto la sua apparizione nelle orecchie, negli occhi e soprattutto nel cuore di tutti i presenti, fan della prima ora e “sbarbati” come noi due.

Cazzo cazzo cazzo, è ora!” mi dico. Manca poco e vivrò uno dei momenti più belli della mia vita, quello dove Roger si fa da parte ed è Pete a cantare:

Don’t cry, don’t raise your eye it’s only teenage wasteland

Siamo noi, tutti noi 11.000 Rockers a urlare questa frase, tutti quanti ad aspettare questo momento di magia che solo chi ama il Rock può capire. Ho i brividi lungo la schiena e su tutto il corpo, ci abbracciamo, scambiamo sguardi di comprensione e incredibilità coi nostri vicini Inglesi.

Siamo ancora storditi da questo binomio delle meraviglie, non ci danno nemmeno il tempo di riprenderci che attaccano con il brano più bello di Who’s Next: “Won’t Get Fooled Again“.

Io e il mio compagno di avventure lo aspettavamo, tanto quanto “Love, Reign, O’Er Me“, per la stessa carica e per quello stesso urlo liberatorio che Roger ha voluto regalarci con la stessa energia e carica con le quali si è dato finora.

Io e il mio socio ci guardiamo sbalorditi: “Ma cazzo, ha più di settant’anni quest’uomo! Ma non è possibile” ci diciamo increduli.

Il pezzo finisce, Roger e Pete presentano il resto della band e lasciano la scena. Così, senza encore né altro. Puramente Rock N Roll, con la consapevolezza di aver dato tutto per due ore alla loro veneranda età.

Usciamo dall’Echo Arena e ci sentiamo diversi. Siamo carichi come delle molle.

Abbiamo visto gli Who in Inghilterra. Cazzo!

Ce lo ripetiamo spesso mentre camminiamo alla ricerca di una birra e un locale dove poter mangiare – nonostante siano le 23:00 circa, a Liverpool sono pochi i pub che hanno una cucina che non chiuda presto. O quelli che facciano da mangiare.

Entriamo in un Irish Pub e mentre ci beviamo una birra conosciamo un signore con diverse pinte in corpo che ci chiede da dove veniamo. Gli raccontiamo la nostra storia, del viaggio apposta per il concerto e non appena sente le nostre parole strabuzza gli occhi, stupito, picchia sulla spalla al suo amico per riferirgli quanto appena appreso e in automatico parte un “Cheers” di rispetto.

Sorridiamo in modo ebete per tutto quel che stiamo vivendo e, finita la birra, andiamo nel fast food dall’altro lato della strada per mangiare qualcosa – all’Irish niente cucina.

La mattina seguente ci alziamo alla volta di una giornata interminabile: l’ultima notte l’avremmo passata in aeroporto prima del nostro volo delle 6:30, ma prima abbiamo un altro appuntamento e ancor prima una location incredibile da visitare!

The Cavern: raggiungiamo questo luogo mistico nel pomeriggio. Entriamo ed è strapieno di gente che beve, chiacchiera e soprattutto ascolta Musica dal vivo con un sorriso a trecento denti sulle labbra.

Sembra di entrare nel tempio più prezioso del mondo, dove al posto dei quadri e delle figure religiose ci sono chitarre, bassi, foto, memorabilia e oggetti di culto autografati dai diretti possessori, da Paul McCartney a B.B.King, da David Gilmour a Chuck Berry.

Ci prendiamo una birra mentre ascoltiamo un cantante che intona alcuni dei pezzi più famosi dei Beatles come “Come Together”, assistiamo a uno spettacolo di magia, compriamo alcuni souvenirs e usciamo.

Facciamo un giro in centro prima del nostro ultimo appuntamento musicale.

La sera raggiungiamo Heebie Jeebie’s dove il nostro amico Bluesman avrebbe suonato con la sua band. Lo incontriamo subito dopo aver varcato la soglia del locale.

You came!” ci dice indicandoci felice e sorpreso. “We promised, mate!” gli rispondiamo. Ci chiede del concerto, dice di aver visto la setlist e gli rispondiamo ancora estasiati e increduli.

Ordiniamo due pinte e ci ascoltiamo il duo acustico che sta suonando, chiedendoci come mai non stesse suonando il nostro amico nonostante fosse già il loro orario. Alla fine scopriamo che per quella sera, i gestori del pub, avevano per sbaglio accavallato il loro show con quello del duo che stava suonando.

Ci dispiace, così come lo è il nostro amico. Gli lascio i miei contatti e ci promettiamo di sentirci. Per una cosa che va storta ne scopriamo una incredibile: Heebie Jeebie’s è un locale strutturato su tre livelli, seminterrato, piano terra e primo piano.

In ognuno di questi sta suonando una band. In contemporanea. Musica dal vivo, free entry, senza consumazione obbligatoria e con la pura e sola voglia di dare spazio a chi suona e ha qualcosa da dire con la Musica.

Usciamo dal locale storditi per la bellezza di questo gesto d’Amore enorme nei confronti della Musica, un gesto che si ripete in quasi ogni pub di Liverpool, e ci avviamo verso l’aeroporto.

The Who Live In Liverpool, Musica ad ogni angolo della città, tutti con una cultura musicale incredibile e sembra quasi che tutti, o quasi, siano in grado di suonare uno strumento a Liverpool.

Raggiungiamo l’aeroporto. Lasciare tutta questa Musica che si respira nell’aria è veramente difficile.

Quel che è certo è che ci siamo portati dietro dei ricordi meravigliosi e delle testimonianze video che sono diventate il video che puoi trovare qui sotto.

See you again, Liverpool. We’ll be back!

Mauro Abbatescianna

The Who Live in Liverpool – 3 Aprile 2017:

I Can’t Explain
The Seeker
Who Are You
I Can See for Miles
My Generation
(with “Cry If You Want”… more )
Bargain
Join Together
It’s a Boy
1921
The Acid Queen
I’m Free
Amazing Journey
Sparks
Pinball Wizard
See Me, Feel Me
5:15
I’m One
The Rock
Love, Reign O’er Me
Baba O’Riley
Won’t Get Fooled Again


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