Mi ci è voluto qualche giorno per scrivere questo Live Report del concerto dei Pearl Jam agli I-Days di Milano tenutosi lo scorso 22 giugno.

Avevo bisogno di assimilare la serata e le emozioni contrastanti provate venerdì scorso e che ancora aleggiano dentro di me. Quando ami una band o un artista hai sempre delle aspettative legate allo storico delle loro performance dal vivo. Questo per me era il secondo concerto dei Pearl Jam: la prima volta li vidi nel 2014 a San Siro, per cui le mie aspettative personali potevano basarsi solo su quello. Nel mentre è arrivata anche la febbre ed eccomi qui a scrivere.

Ciò che è successo qualche giorno fa lo sappiamo tutti: Eddie ha avuto seri problemi con la voce da diventare totalmente afono e dover obbligare i suoi Pearl Jam a rimandare la night 2 di Londra. Prima volta nella storia della band.

Bestemmie, imprecazioni, timori, paure, speranze, coraggio e fede. Fede, sì, perché i Pearl Jam ti entrano sottopelle e tirano fuori quella sofferenza interiore che spesso non sai nemmeno di avere. Quando li ascolti ti senti libero nell’essere al contempo intrappolato nei tuoi pensieri, ma quelli che emergono quando ascolti un disco dei Pearl Jam sono i tuoi sentimenti e a quelli non c’è modo di resistervi.

Quegli stessi sentimenti sono quelli che hanno spinto me, la mia fidanzata, alcuni cari amici e il resto delle sessantacinquemila persone presenti a stare sotto il sole di Milano aspettando il tramonto per poi vedere Ed, Mike, Stone, Matt, Jeff e Boom salire sul palco dell’Expo Arena per urlare tutti insieme all’unisono. Un urlo liberatorio, trattenuto per quattro lunghissimi anni e ancor più amplificato dalla paura degli ultimi giorni in cui tutti temevamo che potessero saltare anche i live italiani.

La presenza dei Pearl Jam era stata confermata in modo ufficiale, ma la domanda che ci siamo portati tutti dentro era una sola: Eddie ce la farà?

Questa sera ho bisogno di voi, ho bisogno del vostro aiuto. Stasera fate parte della band

Dice Ed subito dopo il loro ingresso in scena, facendoci capire come la guarigione fosse ancora distante. È una dichiarazione sincera che testimonia, ancora una volta, il legame di gratitudine sincera che ha sempre unito i Pearl Jam e i loro fan.

Abbiamo suonato in Italia, a Milano, per la prima volta nel 1992. Questa sera vogliamo aprire con la stessa canzone suonata quella sera

Nemmeno il tempo di finire questa frase che parte subito l’attacco di “Release“, l’inizio che non pensavo avrebbe mai fatto proprio per la situazione critica della sua voce. Ma questa serata non è come le altre. A voler sconfiggere la paura è lo stesso Eddie. Vuole cacciarla via, distruggerla e farle capire che quando ci si mette il cuore non c’è niente che non possa essere raggiunto. Proprio come la transenna così faticosamente ottenuta da quei miei cari amici, dove hanno attaccato un cartellone che riporta la scritta “PlEAse ReLease” e che si portano dietro dal Firenze Rocks 2017 durante il quale Eddie venne in tour da solista.

Mai darsi per vinti. Mai sentirsi perduti. Mai rinunciare ai sogni. Mai smettere di correre. Mai smettere di provarci. Mai smettere di cadere. Mai smettere di rialzarsi. E allora ecco che quella “Release” arriva dritta allo stomaco, al cuore, all’anima, agli occhi. Al cielo.

Voliamo tutti insieme, stretti in un abbraccio incredibile, sia fisico che metaforico. Eddie non ci arriva, gli acuti e le tonalità più alte le lascia cantare a noi, godendosi lo spettacolo e nascondendo lo sguardo di chi si sente di aver tradito il proprio pubblico per una forma fisica non all’altezza.

Elderly Woman Behind the Counter in a Small Town” è carica di affetto e quell’abbraccio si stringe ancora più forte, tra lacrime di gioia e sorrisi prima della carica esplosiva di “Do The Evolution“.

La band va come un treno: Matt è un martello pneumatico che potrebbe alimentare l’albero della vita, mentre Mike è un fiume in piena fatto di assoli e distorsioni. “Given To Fly” ci porta ancora più in alto laddove la voce di Ed prova non arriva, ma siamo noi a farlo volare e a farlo sentire più leggero come se stessimo noi esaudendo quella sua “Wishlist“.

Even Flow” e “Corduroy” ci scatenano subito prima di quel capolavoro che è “Immortality“, tra le canzoni che aspettavo di più e che desideravo maggiormente.

Questa è per te“, mi dice l’amico in transenna che si gira apposta per condividere con me la felicità del momento come fatto insieme per “Release”: è questa la magia della Musica live, la condivisione con le persone alle quali vuoi bene o che conosci il giorno stesso. Tutto prosegue con quell’alone di difficoltà nella voce di Eddie che rende tutto insolito ma che al contempo mostra una band unita e che ha voglia di esserci per davvero per non deludere nessuno.

La dimostrazione arriva con Mike McCready che esegue “Eruption” dei Van Halen per far prendere fiato a Ed subito prima di attaccare con “You Are” e che dire della dichiarazione d’amore che proprio Eddie ha fatto a sua moglie Jill in occasione del loro primo incontro a Milano avvenuo 18 anni fa?
C’è amore e voglia di festeggiare nell’aria, e il cantante americano lo fa proprio coi suoi amici del pubblico perché di amici si tratta, scendendo dal palco e portando un bicchiere di vino da condividere come se fosse il suo calumet della pace.

Arrivano “Daughter” – con al suo interno alcuni versi di “Another Brick In The Wall Pt2” – e poi “Mankind” cantata da Stone Gossard – altro segnale di come Ed non possa sforzarsi. Tutto questo si sente e crea in me una tristezza strana che va oltre alla delusione personale di non poter assistere al concerto che speravo, quanto più alla difficoltà di vedere Eddie così affaticato, così in difficoltà come mai era capitato di vederlo prima.

I God ID” e “Porch” ci danno una carica estrema subito prima dell’immenso regalo di “Footsteps” che manda in visibilio tutti quanti, soprattutto la mia fidanzata che sognava di sentirla dal vivo da almeno un decennio. Sorrido felice e l’abbraccio vedendo la felicità nei suoi occhi e continuo a godermi un regalo simile mentre mi viene spontaneo guardare il cielo e urlare “Ciao Chris“, pensando a “Times Of Trouble” dei Temple Of The Dog.

Black” arriva subito dopo e nonostante Eddie ci lasci cantare ancora una volta, i Pearl Jam si mostrano di nuovo stretti attorno a lui. Mike esplode di nuovo in un assolo viscerale, mentre Ed ci ringrazia ancora una volta per il supporto sempre avuto dal nostro paese e per l’aiuto incredibile che gli stiamo dando in una serata come questa.

Il finale è molto più vicino di quanto ognuno di noi avrebbe pensato e voluto, con il trittico finale di “Alive“, “Rockin’ In The Free World” e “Yellow Ledbetter” – con un Eddie arrampicato sulla struttura del palco per guardare più in fondo.

Un’ora e cinquanta minuti circa di concerto. Se stessimo parlando di altre band, o artisti che di media suonano per un’ora e mezza, urleremmo al miracolo, ma siccome parliamo dei Pearl Jam – che fanno concerti che oscillano tra le due ore e mezza e le tre ore – risulta quasi inevitabile pensare che manchi una parte di live. Le motivazioni sono ovvie: la voce di Eddie e la cornice del festival che riduce per forza di cose i tempi. Eppure venerdì sera, per me, è mancato qualcosa. Non ammetterlo significherebbe mentire a sé stessi, ma quella mancanza è contrastata da tutto ciò che di meraviglioso abbiamo avuto.

La scelta più semplice sarebbe stata quella di non presentarsi a Milano, ma i Pearl Jam sapevano bene che tutti noi non avremmo avuto la possibilità di veder rischedulare la data proprio perché, facendo parte di un festival, sarebbero venute meno le condizioni d’obbligo e l’unico vero risultato sarebbe stato deludere uno zoccolo duro di fan. Eddie e soci non volevano niente di tutto questo e hanno scelto la strada più dura, quella della performance sincera, di cuore, con tanto di richiesta esplicita di aiuto: il fiume di persone presenti l’ha capito quanto quelle parole uscissero dal cuore.

Il cuore vince su tutto. Anche quando manca qualcosa. Non importa cosa sia mancato per te: se nella stessa serata un amico ha avuto la sua “Release” e la donna che ami è felice per quella “Footsteps”, allora tutto è andato come doveva. Tutto era al proprio posto. I Pearl Jam torneranno e noi saremo ancora lì, a indicare Mike mentre lui indica noi, a sorridere felici e a rincorrere quella transenna tanto agognata.

Mauro Abbatescianna

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Setlist Pearl Jam Live @ I-Days:

Release
(first two verses in Italian)
Elderly Woman Behind the Counter in a Small Town
Do the Evolution
Given to Fly
Wishlist
Even Flow
Corduroy
Immortality
Eruption
(Van Halen cover)
You Are
Daughter
(with “Another Brick in the Wall Part 2” tag)
Mankind
I Got Id
Porch
Footsteps
Black
Alive
Rockin’ in the Free World
(Neil Young cover)
Yellow Ledbetter