La Musica è scoperta. Questo è quel che mi ritrovo a pensare alla fine di ogni concerto, soprattutto quando si tratta di un live di artisti di altissimo livello e che non sono ancora arrivati al successo che meritano.

Lucky Chops e Vintage Trouble sono stati un’accoppiata meravigliosa nella cornice del Carroponte di Sesto San Giovanni (MI) lo scorso 4 Luglio.

Ad aprire la serata ci hanno pensato proprio i Lucky Chops, una band di ragazzi giovanissimi nati, artisticamente, tra i tunnel della metropolitana di New York. È lì che hanno iniziato a esibirsi come band per intrattenere i pendolari, i turisti o semplicemente chi passava di lì casualmente.

Sono diventati famosi grazie alle milioni di visualizzazioni ottenute su YouTube, sia dai loro video ufficiali che dalla pubblicità fatta proprio da chi gli vedeva eseguire cover come “Danza Kuduro“, “Poker Face“, “Mr Saxobeat“, “I Feel Good” o “Funky Town“, tutti pezzi suonati dal vivo anche la scorsa settimana al Carroponte.

Una delle qualità più grandi dei Lucky Chops è la chiave reinterpretativa che li ha portati a riarrangiare pezzi famosi con soltanto strumenti a fiato accompagnati solo dalla batteria come sezione ritmica. E che dire dell’energia? Vederli in concerto è stata un’esperienza meravigliosa!

Sono capaci di ballare, saltare e suonare allo stesso tempo – aspetto assolutamente non trascurabile trattandosi di strumenti dove il fiato è tutto!

Ma la bellezza anticipata dai Lucky Chops nella serata dell’indipendenza Americana è stata poi completata dai Vintage Trouble, una delle band che più mi hanno sorpreso, coinvolto e che mi hanno regalato uno dei concerti più belli e divertenti della mia vita!

Ho la fortuna di vedere molta Musica dal vivo e posso assicurarti che vedere lo spettacolo dei Vintage Trouble è stato pazzesco!

Ty Taylor è uno dei frontman più eclettici e bravi che abbia mai visto dal vivo! Sa tenere il palco alla perfezione, si muove padroneggiando ogni singolo istante come se facesse sesso con il proprio pubblico oltre che con la Musica stessa!

Si dà fino all’ultima goccia di sudore, non si risparmia nemmeno un secondo nei suoi movimenti lungo tutto il palco, sembra la reincarnazione di James Brown!

E che dire di Nalle Colt alla chitarra con i suoi Riff e i suoi assoli sempre taglienti e pieni? L’uso dello slide su “Run Like The River” rende tutta la serata ancora più infuocata e coinvolgente!

Anche la sezione ritmica con Rick Barrio Dill al basso e Richard Danielson alla batteria è potente, sempre puntuali e precisi come un orologio svizzero ma con molta, molta più anima e calore!

Per tutta la sera si alternano pezzi più tirati come “Knock Me Out“, “Blues Hand Me Down“, “Angel City, California” a pezzi più lenti come “Gracefully“, “From My Arms” o “Doin’ What You Were Doin’” che ci fanno cantare abbracciandoci tutti insieme, sia fisicamente che metaforicamente.

Ty Taylor parla spesso col suo pubblico, vuole averlo stretto a sè, vuole entrare sempre più in comunicazione e allineare la propria anima a ognuno degli spettatori di fronte a lui. Lo fa raccontando aneddoti come quello che ha anticipato l’apparizione sul palco dei Lucky Chops, chiamati all’appello proprio dai Vintage Trouble per suonare insieme in onore dell’America – che non se la sta passando proprio bene per colpa del presidente Trump – e in onore del Mondo – sempre più bombardato e intimorito da attentati e oscenità di questo genere.

Poi c’è stata “Nancy Lee” che appare facendoci cantare e ballare con la gioia nel cuore, felicità e sorrisi che aumentano quando Ty Taylor decide che stare sul palco non è abbastanza e quindi scende in mezzo alla gente, per cantare abbracciato proprio a quelle stesse persone che hanno deciso di andare a sentire cos’avessero da dire i Vintage Trouble!

Fino a vederlo raggiungere la regia fronte palco per salire sulla transenna che ne delimita lo spazio e poi farsi trasportare sul palco a “bordo” della folla, facendo crowd surf.

Un momento epico che racchiude tutta la voglia della band di farsi sentire e di sentire il calore del proprio pubblico!

Il finale è un tripudio di energia con “Blues Hand Me Down” che ci fa ballare ancora una volta, esorcizzando ogni paura possibile e facendoci felici ancora una volta!

Ma per i Vintage Trouble ancora non basta e allora scendono dal palco passando in mezzo alla gente:

Saremo allo stand del merchandising: non importa che compriate qualcosa oppure no, quello che conta per noi è il contatto umano. Venite allo stand anche solo per darci un “cinque”, noi siamo qui per questo!

Con queste parole Ty Taylor annuncia la fine di uno dei concerti più belli ai quali mi sia capitato di assistere, uno di quelli dove esplodi per l’energia elettrizzante che ti trasmette il live, la band, la gente intorno a te e la positività che ti porti a casa – nonostante le zanzare cattive caccia bombardieri impazziti!

Mauro Abbatescianna


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