Le emozioni. Sono sempre le emozioni a muovere il mondo, a regnare nella Musica e a spingere gli amanti di questa meravigliosa arte a fare centinaia di chilometri pur di vedere quello che è il proprio cantante preferito o più semplicemente un artista che si stima molto.

L’ho sempre pensato, ma dopo aver visto il concerto di Glen Hansard ed Eddie Vedder non posso far altro che confermare questo mio pensiero! Del resto, come potrei spiegarmi in altro modo i 50mila presenti alla Visarno Arena in occasione del Firenze Rock?

Cinquantamila!

E non erano lì per una band al completo, ma per vedere due artisti accompagnati da due soli strumenti: la chitarra e la loro anima. Certo, nel caso di Eddie Vedder c’è anche l’ukulele, ma il concetto di fondo non cambia.

La line-up originale della giornata era ben differente, ci sarebbero dovuti essere anche i Cigarettes After Sex e i Cranberries che, purtroppo, abbiamo perso per strada nelle settimane prima del 24 Giugno – giorno del concerto – inserendo al posto loro Eva Pevarello e Samuel dei Subsonica. Nonostante questo, però, non è cambiato lo spirito col quale tutti noi abbiamo aspettato loro due, Glen ed Ed.

A nominarli così viene da pensare a due amici fraterni, quelle amicizie che portano a condividere esperienze uniche insieme. Quelle amicizie da “voglio suonare in giro per l’Europa: Vieni con me? Ho bisogno del tuo supporto!

È così che mi immagino il momento in cui Eddie chiede a Glen di seguirlo in tour e fargli sia da opener che da spalla. Magari davanti a del buon Chianti, ben gradito da entrambi. Glen accetta e non potrebbe fare regalo più bello al suo amico e ancor più ai fans del suo amico musicista perché, in fondo, Glen ed Eddie non sono poi così diversi.

Se dovessi pensare a un musicista solista che possa affiancarsi a Eddie Vedder mi viene subito in mente Glen Hansard. Sempre. Sono talmente simili nel loro approccio alla Musica, a quel che la Musica stessa significa, che persino Glen ha dovuto chiedere aiuto alla sua band quando ha saputo che a Firenze ci sarebbero state tutte quelle persone. Era spaventato per la quantità di gente che si sarebbe trovato davanti.

La magia di Glen è questa: la sua umiltà e la sua paura. Ha paura e al contempo non ha il minimo timore di dirtelo, di dirlo davanti a una folla di cinquantamila persone. Cazzo, ma ci pensi? Quanto ti risulta difficile ammettere a te stesso di aver paura? Tanto, eh?

La paura è parte di noi e non bisogna vergognarsi di darle un nome, un’identità, di guardarla in faccia. Glen ha fatto questo sabato sera: ci ha guardati in faccia, uno per uno, regalandoci uno spettacolo grandioso, nonostante la sua paura!

Il suo timore l’ha esorcizzato nel modo più bello e potente che esista: cantando a squarciagola e mostrando a ognuna delle persone presenti la propria anima, il proprio cuore.

Quante volte hai cantato a squarciagola a tua volta?

Incazzato, felice, innamorato, triste, col cuore infranto, sicuramente l’hai fatto anche tu per tutti questi stati d’animo o anche per uno solo di essi.

La Musica ha un potere tutto suo che nessun’altra forma d’arte ha. La Musica sa fare male se legata a ricordi dolorosi, magari, ma in serate come quelle di sabato non può che fare bene. E basta.

Per tutto il tempo in cui Glen ha suonato e cantato ho percepito questo, la voglia di un uomo – ancor prima che del musicista – di mostrarsi per quel che è, per la sua necessità di dire chi è con e grazie alla sua Musica!

Forse è per questo che, sentendogli cantare “Bird Of Sorrow” nel silenzio più assoluto del pubblico che ascoltava in modo religioso, io mi sono commosso senza nemmeno riuscire a fermare le lacrime.

Questa è per tutti gli amici italiani che mi hanno voluto quando nessun altro mi considerava

Come si fa a non commuoversi anche per queste parole, pronunciate con la voce quasi rotta nel ricordo di un brutto momento vissuto da uomo prima ancora che da Musicista?

Ecco perché Glen e Ed sono molto simili, quasi complementari. Hanno una sensibilità che li accomuna tanto da portarli a suonare sullo stesso palco, prima uno, poi l’altro e infine insieme.

Paura. Vogliono farcene tanta, togliendoci il senso di libertà che soltanto la Musica sa regalare durante un concerto, ma non vinceranno. MAI!

Non vinceranno fino a quando ci saranno uomini come Glen ed Ed che salgono su un palco per incantare chi gli si para davanti. Non vinceranno perché chi ascolta vuole connettere la propria anima con quella del musicista sul palco, che si manifesta sottoforma di strumento musicale e, soprattutto, di Musica.

Glen Hansard è uno dei cantautori contemporanei più sottovalutati in assoluto e probabilmente una parte di pubblico che era presente sabato scorso non conosceva la sua Musica, ma sono certo che sentirlo dal vivo deve avergli fatto un effetto potente, diretto, come un pugno nello stomaco, per la sua intensità!

Vedere Glen così emozionato e così sincero mi ha fatto pensare di essere nel posto giusto al momento giusto circondato dalle persone giuste.

E dopo essermi commosso, aver cantato, tenuto il tempo e sorriso ininterrottamente, Glen decide di salutarci con una versione sublime della sua “Her Mercy“.

Il cambio palco dura circa un’ora, la preparazione per Eddie Vedder richiede tempo e una scenografia particolare, ma questo per noi è un bene, ci permette di riprenderci dallo stordinemto causato dalla potenza della Musica di Glen Hansard.

Fino a quando la Notte prende posto in Cielo, a farci compagnia per guardare anche lei il concerto di Ed che appare sul palco dopo la melodia di “Tuolumne” che risuona nelle casse.

Il boato è potentissimo ed Eddie è emozionato, si vede, si percepisce dal balletto che fa sul palco per sciogliere i muscoli e far scendere la tensione. Poi imbraccia la sua Strato bianca, si siede dopo averci scrutati e aver sorriso…

Uno, due, tre. Uno, due, tre…

…e intona una meravigliosa “Elderly Woman Behind the Counter in a Small Town“. Così, soltanto chitarra, voce e noi a fargli da coro. Che inizio!

Un insieme così grande di voci non l’ho sentito nemmeno il giorno prima per gli Aerosmith, eppure loro si esibivano in versione full band.

Il mio primo show da solo in Italia è anche il più grande che ho mai fatto, questo può succedere solo in Italia. Grazie per essere qui questa sera

Ci saluta così, con una dichiarazione d’amore oltre che d’intenti per poi attaccare con “Wishlist“, come se nella sua lista di desideri ci fosse, da tempo, la voglia di suonare da solo nel paese che gli ha permesso di conoscere la donna della sua vita, colei che l’ha salvato dai suoi demoni dicendogli semplicemente “Amami” – come lui stesso ha annunciato durante la serata.

L’alchimia è speciale, è qualcosa di diverso da quel che si respira di solito ai concerti. C’è qualcosa di differente nell’aria, forse è davvero possibile mettere in collegamento l’anima delle persone e a riuscirci è senza dubbio Ed.

Anche lui è un po’ impaurito e forse “Immortality” la suona proprio perché nell’ultimo periodo ha capito quanto la vita sia fragile e come sia facile perdere sé stessi nella scomparsa di un amico fraterno.

A truant finds home and I wish to hold on

Ci pensa parecchio a Chris Cornell e non lo nasconde.

So che oggi è San Giovanni, il santo patrono di Firenze. S.G. Queste due lettere mi fanno pensare a Soundgarden… ci penso spesso.

Mi ricordano anche un uomo, Stone Gossard, che suona la parte ritmica della canzone che sto per fare. Non ho una band qui con me, ovviamente, ma ho voi e voi avete me.

Voglio provare a farla coi suoi accordi anche se non sono bravo come lui, coinvolgendo tutti voi.

Siamo tanti, ma siamo una cosa sola e forse tutto questo passerà…

Coi brividi lungo la schiena dopo avergli sentito dire ciò, attacca con una versione impensabile di “Black“, una canzone che non ha bisogno di spiegazioni – e che mi sono anche tatuato addosso.

Gli accordi appena accennati, le parole quasi sussurrate in certi punti della canzone, la folla che la canta più di qualunque altro brano, l’urlo generale sul crescendo di sofferenza nel finale, il coro classico di “Black”, quel meraviglioso “We Belong Together” che mai come sabato sera ha avuto senso.

Mai come sabato sera ho visto un cantante distrutto dalla perdita di un amico tanto da sentirgli implorare il ritorno, davanti a cinquantamila persone, a occhi chiusi, con la fronte poggiata al microfono durante quel “Come Back!” ripetuto per quattro volte e con la voce rotta durante gli ultimi due, tanto da mandare giù le lacrime.

Lacrime che non abbiamo trattenuto noi, lacrime che sono scese come se tutti quanti avessimo sentito in quel momento la reale mancanza di Chris Cornell, perché a farcela sentire è stato il suo amico Ed.

Che cos’è, questo, se non mostrarsi nel profondo dell’anima? E che cos’è, questa, se non Musica che si espande nel cuore della gente e nella loro mente, bisognosi di stare bene?

Anche solo per due ore in un intero mese o in un intero anno.

Gli haters, i puristi di stocazzo, i fanatici che “se non sei fan dei Pearl Jam da quando sono nati allora non sei un vero fan” o quelli che “non è più quello di una volta“: sono tutte stronzate!

Le persone cambiano e troppo spesso ci si dimentica che dietro ai Musicisti ci sono le persone. Voi non cambiate mai? Siete sempre rimasti uguali per una vita intera? Ma non diciamo cazzate!

Quel che ho visto a Firenze è la sincerità di un uomo che ha saputo creare l’atmosfera del salotto, a casa sua, a bere un bottiglia di rosso, parlando di quel che lo rende felice e di ciò che lo tormenta. Sincerità.

La Musica è condivisione, voglia di stare bene e soprattutto sorrisi. Io sabato sera di sorrisi non ne ho visti tanti, ma tantissimi!

Ho visto anche tante lacrime però, lacrime delle persone emozionate perché, magari, hanno sentito Ed suonare la loro canzone preferita o quella per loro più significativa. Ho sentito il calore della gente intorno a me e ho guardato negli occhi della gente che, incantata verso il palco, aveva dentro di sè la luce della felicità. Anche solo di un istante, illuminato dalle note e dalla sincerità di due uomini che hanno dato tutto mostrandosi a nudo.

Ho aspettato mesi e tutto quel che mi porto a casa del concerto di Glen Hansard ed Eddie Vedder alla Visarno Arena di Firenze è molto più di quel che mi aspettassi di vedere, di vivere e di provare dentro di me.

Sono le emozioni, sono sempre le emozioni a muovere le persone. Ti ho raccontato le mie, ora voglio conoscere le tue!

È un cerchio che si chiude.

Grazie Glen, grazie Ed.

Mauro Abbatescianna

Setlist:

Glen Hansard:

When Your Mind’s Made Up
(The Swell Season song)
Revelate
(The Frames song)
Winning Streak
Say It to Me Now
(The Frames song)
Astral Weeks / Smile
(Van Morrison cover)
Bird of Sorrow
Lowly Deserter
Way Back in the Way Back When
Her Mercy

Eddie Vedder:

Tuolumne
Elderly Woman Behind the Counter in a Small Town
(Pearl Jam song)
Wishlist
(Pearl Jam song)
Immortality
(Pearl Jam song)
Trouble
(Cat Stevens cover)
Brain Damage
(Pink Floyd cover)
Sometimes
(Pearl Jam song)
Play Video
I Am Mine
(Pearl Jam song)
Can’t Keep
(Pearl Jam song)
Sleeping by Myself
Far Behind
Setting Forth
Guaranteed
Rise
The Needle and the Damage Done
(Neil Young cover)
Millworker
(James Taylor cover) (instrumental section from Eddie’s version)
Unthought Known
(Pearl Jam song)
Black
(Pearl Jam song)
Lukin
(Pearl Jam song)
Porch
(Pearl Jam song)
Comfortably Numb
(Pink Floyd cover)
Imagine
(John Lennon cover)
Better Man
(Pearl Jam song)
Last Kiss
(Wayne Cochran cover)
Untitled
(Pearl Jam song)
MFC
(Pearl Jam song)
Falling Slowly
(The Swell Season cover) (with Glen Hansard)
Song of Good Hope
(Glen Hansard cover) (with Glen Hansard)
Society
(Jerry Hannan cover) (with Glen Hansard)
Smile
(Pearl Jam song) (with Glen Hansard)
Rockin’ in the Free World
(Neil Young cover) (with Glen Hansard)

Encore:
Hard Sun
(Indio cover) (with Glen Hansard)