Fink è sicuramente tra i cantautori internazionali più apprezzati. Il suo percorso è stato evolutivo, iniziando come DJ per poi dare una sterzata netta alla sua carriera, evolvendosi a cantautore vero e proprio senza però lasciare fuori la sperimentazione di suoni tipica di chi fa Musica elettronica e del suo modo di creare.

Dopo essere uscito con Resurgam, il nuovo bellissimo disco pubblicato lo scorso 15 Settembre, Fink è tornato a suonare dal vivo col suo Resurgam Tour che in questi giorni tocca anche l’Italia. Ieri sera si è esibito al Circolo Magnolia di Segrate (MI) mentre questa sera sarà al Quirinetta di Roma.

#LiveReport @Finkmusic incendia il @CircoloMagnolia con un live strepitoso! Condividi il Tweet

Per me era il primo live di Fink, fino a ieri sera non avevo ancora avuto l’occasione di vederlo dal vivo. Per questo appena Barley Arts ha annunciato le date italiante non ho esitato un secondo: dovevo esserci!

Il Circolo Magnolia è stata la scelta più giusta per un artista come lui: la venue migliore per contenere e abbracciare la bellezza della sua Musica, al contempo delicata ed estremamente potente in tutta la sua intensità.

Il concerto è stato anticipato dal corto MIXTISQUE, una produzione cinematografica di trentacinque minuti pensata per ripercorrere un po’ la storia della Musica e, probabilmente, dei gusti personali di Fink, passando per i The Smiths di Morrissey, David Bowie, Iggy Pop, Rolling Stones, Nirvana e moltissimi altri. Il tutto in chiave ironica grazie a dei montaggi fatti ad hoc e stralci di interviste fatte da David Letterman.

Poco dopo la fine del filmato Fink e la sua band salgono sul palco dove, oltre alle chitarre e ai vari tipi di basso, sono presenti due batterie e un piano elettrico Rhodes.

L’attacco è netto con “Warm Shadow” che riporta tutti quanti al 2011 quando Fink usciva con Perfect Darkness, facendoci entrare in uno dei classici loop che caratterizzano la bella Musica di questo cantautore.

Il pubblico reagisce bene ed esplode in un caloroso boato alla fine del brano, subito seguito da “Shakespeare” presa da Hard Believer del 2014. Alla seconda canzone arriva già il tocco di classe che Fink è in abile nel creare, mescolando la poesia al dramma, proprio come il poeta ha fatto a suo tempo.

Fink è carico e felice, si vede da come reagisce all’entusiasmo della folla che investe lui e la band con le urla di approvazione e felicità per quel che sta andando in scena. Si siede al piano e chiede: “Che giorno è oggi? Mercoledì o Giovedì?

Dopo aver sentito la risposta di tutti noi, guarda la band e incalza con un “Datemi un groove da Mercoledì!“, facendo scoppiare una risata generale.

È l’attacco di “Day 22“, primo estratto da Resurgam , che viene subito seguito da quella che secondo me è la canzone più bella del nuovo disco e quella che più di tutte aspettavo di sentire, ovvero “Nothing Was Better In The Past“. Adoro questo brano e la qualità di esecuzione e le emozioni provate sono andate ben oltre a ogni mia aspettativa!

Si viaggia nel passato con “Perfect Darkness” per poi tornare nel presente con “Resurgam” e “Godhead“. L’alchimia che unisce i musicisti è splendida ed è bellissimo vedere come tra loro si scambino sorrisi e sguardi d’intesa, compiaciuti di quel che stanno facendo e della piega che sta prendendo la serata. Il pubblico ha sempre una grossa percentuale di importanza durante un concerto e ieri sera l’accoglienza che Fink e band si sono trovati davanti era molto calda, esprimendo più volte il concetto e ringraziandoci di continuo.

Fall Into The Light” ha fatto vibrare l’anima grazie alle atmosfere create dagli effetti alla voce e all’uso del synth, mescolati ai soliti loop melodici, mentre l’uso delle luci ha fatto il resto.

This Isn’t a Mistake” e “Looking Too Closely” sono state l’incipit a uno dei momenti più alti di tutto quanto il concerto, quello di “Yesterday Was Hard On All Of Us” – forse il brano più famoso di Fink.

Word To The Wise” ha concluso alla grande il main set che ha visto la band ringraziare il pubblico e andare via prima di essere richiamata a gran voce dalla folla, per nulla sazia dello spettacolo meraviglioso appena visto!

Il finale “col botto” porta il nome di “Pilgrim“, tra le più amate di tutta la discografia del cantautore inglese e molto attesa da tutti quanti noi, un po’ consapevoli di sentirla in chiusura.

Il concerto che ho visto ieri sera è stato, senza ombra di dubbio, tra i migliori ai quali abbia avuto la fortuna di assistere. Quel che ha sempre caratterizzato Fink è il suono: i suoi brani, le sue atmosfere, l’intensità che mette nella sua Musica sono il suo “marchio di fabbrica”, che esce sempre in modo chiaro e netto, tanto da farti capire subito di essere all’ascolto di una sua canzone.

Lui e la band hanno un groove pazzesco e la cosa che più mi ha colpito è stata la complicità che li porta sul palco a suonare per un’ora e mezza, divertendosi come dei bambini e creando qualcosa che riesco soltanto a descrivere come magico!

Mauro Abbatescianna

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