Dopo aver tenuto altri due concerti, rispettivamente a Roma (18 Aprile) e Trieste (15 Aprile) Chris Cornell ha fatto tappa, lo scorso 19 Aprile 2016, anche al Teatro Arcimboldi di Milano, chiudendo la parentesi nostrana della sua tournée.

L’occasione che ha portato il frontman dei Soundgarden in Italia è stata la promozione di Higher Truth, il suo ultimo disco da solista, pubblicato a Settembre 2015.

Per chi non lo sapesse, si tratta di un album acustico, il che rende la scelta di Cornell di esibirsi nei teatri ancora più azzeccata, e sappiamo bene come non sia nuovo a live di questo genere.

Così come accadde con la tournée che diede vita a Live In Sweden nel 2006 e a Songbook nel 2011, il tour di promozione si è trasformato in un piacevolissimo tuffo nel passato.

Prima di Cornell, su palco, Fantastic Negrito, un bluesman con un passato molto travagliato, scampato alla morte dopo un grave incidente stradale che lo ha tenuto in coma per quattro settimane. Le sue radici black si sentivano eccome! Un artista da non sottovalutare, senza dubbio!

Ma alle 21:30 circa è il turno di Chris Cornell: sul palco solo un tappeto, sei chitarre acustiche, un giradischi, la pedaliera con la loop station, una sedia, gli amplificatori, un’armonica a bocca e niente altro. Ad accompagnarlo – non in tutti i brani – soltanto Bryan Gibson, che ha suonato violoncello, pianoforte elettrico, chitarra e mandolino.

L’atmosfera ricreata era quella che portava la mente, gli occhi – ma soprattutto cuore e anima – indietro nel tempo, negli anni ’90, ’80 e ’70. Un tuffo nel passato, nella bellezza di quel mondo analogico – di quel suono caldo e pieno – ricreata già dalle note di una “Hey Joe” suonata in vinile proprio prima dell’inizio del concerto; suono interrotto da Cornell stesso che, una volta salito sul palco, ha spinto via la puntina del giradischi fermando la riproduzione del 33″.

Il solito saluto e poi via con la prima chiacchierata intima col pubblico che fa da incipit a “Before We Disappear“, una delle canzoni di Higher Truth, spiegando come sia stata scritta per la moglie – che è dietro le quinte mentre il marito la invita a salire sul palco per un saluto.

La voce è già calda e il pezzo di apertura viene suonato quasi in punta di dita. Subito dopo attacca con una splendida “Can’t Change Me” estratta da Euphoria Morning, suo primo album solista, una delle sue canzoni più famose e più apprezzate.

Per il pezzo successivo si avvicina al pubblico delle prime file e, armato di armonica a bocca in aggiunta alla chitarra, introduce “The Times They Are A Changin” di Bob Dylan, che il nostro modifica con un “back” alla fine del titolo, dicendo che “è tra le canzoni più belle che Bob Dylan abbia mai scritto”.

Il live prosegue con la spiegazione che precede “Cleaning My Gun“, canzone in origine scritta per Johnny Cash e da lui stesso rifiutata perché fuori dal proprio registro vocale. Questo pezzo è un classico dell’esecuzioni in acustico di Cornell, già contenuta in Songbook.

Subito dopo il coro del pubblico, sulle note di Cleaning My Gun, si torna all’ultimo disco con quello che è il singolo attualmente in heavy rotation nelle radio, ovvero “Nearly Forgot My Broken Heart“, da tutti apprezzato. Ma è sulle note di “Fell On Black Days” (Soundgarden) che si assapora quella nostalgia che aleggia in tutto quanto il teatro fin dal momento in cui ognuno ha preso il proprio posto. Il suono grunge di quel periodo è qui spodestato da un arrangiamento acustico, un suono quasi sciamanico che rende giustizia alla voce del nostro, graffiante e sofferente.

Ma per tutti gli amanti del suono degli anni ’70 – come lo sono io – è con “Thank You” dei Led Zeppelin, accompagnata da Bryan Gibson al violoncello, che quel sapore di analogico si diffonde ancor più in tutto quanto il teatro. Cornell è sicuramente tra i pochi cantanti al mondo a poterla cantare con un’estensione vocale che non abbia nulla da invidiare a Robert Plant.

Il pubblico è caldo e Cornell sempre più in forma e sempre più felice dell’audience che si trova davanti, e regala ai presenti delle perle come “Say Hello 2 Heaven” (Temple of The Dog) dedicata al suo eterno amico Andrew Wood (Mother Love Bone), una versione fantastica di “Billie Jean” (Michael Jackson), una “Black Hole Sun” che tutti aspettavano e che tutti hanno cantato a gran voce con la stessa nostalgia di quegli anni ’90 così pregni di grunge e di rivoluzione giovanile.

Cornell si diverte e interagisce col pubblico, soprattutto con un fan che dalla prima fila gli urla di aver “percorso diversi kilometri solo per vederlo“, riuscendo anche a portarsi a casa una foto insieme scattata proprio in quel momento.

Il momento sicuramente più alto di tutta la serata è stato durante l’esecuzione di “Hunger Strike”, il famoso brano che rese celebre Eddie Vedder alla scena grunge di quel periodo; nonostante l’assenza di Vedder è un tripudio di gioia per tutti i fans di vecchia data presenti in sala che cantano con coinvolgimento insieme a Cornell.

Il main set si chiude con “Imagine” (John Lennon) e “A Day In The Life” (The Beatles), anch’esse eseguite con la totale partecipazione del pubblico.

Dopo pochi minuti di osannazione, Cornell torna sul palco per chiudere il concerto con un breve encore composto da “Josephine” e da “Higher Truth“, entrambe estratte dal nuovo disco. La coda di quest’ultima è sviluppata in modo psichedelico grazie alla loop station che riproduce la voce del cantante e i suoni della chitarra anche dopo della sua uscita di scena.

La sensazione vissuta durante tutto il concerto era quella di un confronto intimo, caldo, profondo tra cantante e pubblico. Il tappeto, il vinile, il giradischi, il violoncello, la chitarra acustica e l’armonica a bocca: tutti elementi che potremmo definire analogici nel senso sentimentale del termine e non in quello prettamente legato al supporto di riproduzione o allo strumento.

Per tutta la sera ho avuto la sensazione di aver fatto parte non solo di un concerto acustico, ma di una voglia di ritornare alle origini e alla purezza della musica, con nostalgia, sì, ma soprattutto con la voglia di rendere omaggio alla Musica stessa. Il calore del suono che ha il vinile l’ho percepito nel calore della voce di Chris Cornell, nella passione che traspariva dall’esecuzione dei vari pezzi.

E dopo un concerto del genere, la mia necessità di Musica non può che sentirsi appagata.

Mauro Abbatescianna.

Setlist:

Main set:

  1. Before We Disappear
  2. Can’t Change Me
  3. The Times They Are A Changin’…Back (Bob Dylan Cover)
  4. Cleaning My Gun
  5. Nearly Forgot My Broken Heart
  6. Fell On Black Days (Soundgarden)
  7. Thank You (Led Zeppelin Cover)
  8. Doesn’t Remind Me (Audioslave)
  9. Say Hello 2 Heaven (Temple Of The Dog)
  10. Blow Up The Outside World (Soundgarden)
  11. Let Your Eyes Wander
  12. You Know My Name
  13. Billie Jean (Michael Jackson Cover)
  14. Black Hole Sun (Soundgarden)
  15. Rusty Cage (Soundgarden)
  16. When I’m Down
  17. I’m The Highway (Audioslave)
  18. Hunger Strike (Temple Of The Dog)
  19. Imagine (John Lennon Cover)
  20. A Day In The Life (The Beatles Cover)

Encore:

  1. 21. Josephine
  2. 22. Higher Truth