Entrare all’Alcatraz (MI) per il concerto dei Blackberry Smoke è un po’ come entrare in un bar americano di Atlanta, Georgia, esattamente in mezzo all’Alabama e alla Carolina del Sud.

Questa sera si veste coi colori del sud l’Alcatraz, mentre accoglie i Blackberry Smoke sul palco B davanti a una folla gremita, unita, sorridente e sudata – che sotto sotto ci rende un po’ tutti più sudisti. Guardarmi attorno è sempre bello a ogni concerto, vedendo le magliette più disparate: chi con indosso i Lynyrd Skynyrd, chi con The Allman Brothers Band. Le più numerose, ovviamente, sono quelle che riportano il logo della band capitanata da Charlie Starr.

Mi faccio largo tra la folla e tra un sosia di Chris Robinson e l’altro, scorgo un amico Springsteeniano che sapevo avrei trovato qui anche senza darci appuntamento.

Poco dopo le 21:00 i Blackberry Smoke fanno la loro entrata in scena, accolti da un boato fortissimo e dalla voglia incontenibile di divertirsi che tutti i presenti hanno dentro e che fanno uscire come un fiume in piena.

Il concerto inizia con “Nobody Gives A Damn” estratta proprio da Find A Light, ultimo lavoro dei Blackberry Smoke in promozione con questa unica data italiana di questo tour. Inizio carico e asciutto seguito da “Good One Comin“, un tuffo nel passato a quel “lontano” 2009 quando uscì Little Piece of Dixie.

È la prima volta che li vedo dal vivo e quel che provo è un senso di appartenenza a una delle più belle sfumature del Rock N Roll: mi innamorai del Southern Rock coi Lynyrd Skynyrd e una volta conosciuto questo genere è impossibile farne a meno.

Si torna a Like An Arrow del 2016 con “Waiting For The Thunder” e “Ought To Know“: Charlie è un animale da palco e così lo sono anche Richard, Brit, Paul e Brandon. Sono una band solida che non sbaglia un colpo, soprattutto Brandon Still che regala assoli e intrattenimento alle tastiere.

Rimaniamo ancora nel 2016 con “Let It Burn“: sembra proprio che Charlie e soci ce lo dicano di lasciarlo bruciare quel fuoco che ci attanaglia, perché tirarlo fuori è l’unica cosa che possiamo fare. E se questo avviene a ritmo di Southern Rock non può che fare bene!

Ci siamo bruciati, ma la medicazione della mente arriva immediatamente con “Medicate My Mind” che ci riporta al presente di Find a Light, una ballad meravigliosa – senza dubbio tra i brani migliori del disco – resa ancora più bella dall’abbraccio virtuale e non che si espande nel pubblico, unito in un coro solo.

Arriva anche Whippoorwill (2012) con “Sleeping Dogs“, “The Whippoorwill“, “One Horse Town” e “Ain’t Got The Blues“.

Ma finalmente eccola: “Run Away From It All“, una di quelle che più di tutte aspettavo di sentire dal vivo. Live rende ancora meglio che su disco, così come i Blackberry Smoke in generale: sentirli dal vivo regala quel 50% in più di carica e coinvolgimento che ho sempre pensato perdersi ascoltandoli su disco. Era questo che volevo sentire, mi sto divertendo come non ricordavo di fare da parecchio a un concerto!

Charlie Starr ringrazia il pubblico dicendo anche di aver cercato di imparare a cantare almeno un brano in italiano ma ha dovuto cedere perché è “maledettamente difficile“. Nonostante questo, fa ridere tutti quanti intonando “Avevo un gatto nero, nero, nero“. Fa divertire ma soprattutto si diverte, il buon Charlie!

C’è spazio per un tributo ai Beatles che gli Smoke richiamano con “Come Together“, tiratissima e accettata di buon cuore dal pubblico che la canta a squarciagola all’unisono.

Ma gli omaggi migliori arrivano in memoria di Greg Allman (The Allman Brothers Band) e dei Lynyrd Skynyrd e io non posso che emozionarmi, ancora, ancora di più.

Up In Smoke” ci fa ballare e più mi guardo intorno, più vedo un sentimento comune sul volto della gente: la felicità di essere al posto giusto, nel momento giusto.

Ormai sono quasi vent’anni che i Blackberry Smoke sono “on the road”, senza sosta e in modo irrequieto, per citare la loro “Restless“, anche lei presente all’appello di stasera.

Chi non ha mai detto: “tutti sanno che lei è mia, è la mia donna?”
Charlie e soci ci hanno scritto una canzone, “Everybody Knows She’s Mine” che questa sera suona maledettamente bene!

Se dovessimo indicare una canzone coi suoni tipici del sud allora quella è “Shakin’ Hands With the Holy Ghost”: il suono della chitarra è meraviglioso e Charlie Starr convince come chitarra solista tanto quanto come cantante.

Ain’t Got The Blues“, “Free On The Wing“, “One Horse Town” e “I’ll Keep Ramblin’” chiudono il main set nel modo migliore, soprattutto quest’ultima che fin dal primo ascolto di Find A Light ho pensato fosse la canzone live per eccellenza – e questa sera non solo ne ho la conferma, ma sono totalmente incapace di controllare il fuoco del sud che mi esplode dentro e che mi fa muovere come se fossi posseduto.

Dura poco l’uscita di scena, perché la band viene chiamata a gran voce senza farsi troppo desiderare.

Abbiamo tempo per un altro paio di pezzi?

chiede Charlie. Ovviamente sì e a noi non resta che gustarci il dondolio di “I’ve Got This Song” e le atmosfere di “Ain’t Much Left Of Me“.

Due ore. 120 minuti di Musica, sorrisi, bellezza e divertimento. Questa sera l’Alcatraz si è vestito coi colori del sud, come se tutti quanti fossimo americani. Perché la Musica unisce, anche quando di mezzo c’è un oceano a separare i continenti.

Mauro Abbatescianna

  1. Nobody Gives A Damn
  2. Good One Comin’ On
  3. Waiting For The Thunder
  4. Ought To Know
  5. Let It Burn
  6. Medicate My Mind
  7. Sleeping Dogs
  8. Run Away From It All
  9. Up In Smoke
  10. The Whippoorwill
  11. Payback
  12. Restless
  13. Everybody Knows She’s Mine
  14. Shakin’ Hands With The Holy Ghost
  15. Ain’t Got The Blues
  16. Free On The Wing
  17. One Horse Town
  18. I’ll Keep Ramblin’
  19. ENCORE: I’ve Got This Song
  20. Ain’t Much Left Of Me