Hai presente quando rimani folgorato totalmente da una band o da un artista? Quella sensazione di sconvolgimento al primo ascolto? Ecco, tutto questo è ciò che ho provato fin dalla prima volta che ho ascoltato “The Outsider” degli A Perfect Circle, uno dei singoli estratti da Thirteenth Step (2003), il secondo album della band capitanata da Maynard James Keenan e Billy Howerdel.

La prima volta che sentii quella canzone fu guardando Resident Evil: Apocalypse (2004), ovvero il secondo film ispirato alla saga videoludica di Resident Evil, il più famoso horror survivor che sia mai stato creato nel mondo dei videogames.

Rimasi folgorato. Totalmente. Quella canzone esprimeva perfettamente come mi sentivo in quel periodo: avevo 16 anni e vivevo tutte le difficoltà e le “ingiustizie” che un adolescente sente incombere su sé stesso.
The Outsider” fu il mio punto di partenza alla scoperta degli A Perfect Circle. Ascoltai Thirteenth Step ma non lo capii. Non mi piacque per niente al primo ascolto. Il motivo lo intuii alcuni anni dopo, quando ripresi in mano sia quel disco che, più in generale, la Musica degli A Perfect Circle: quando ascoltai Thirteenth Step la prima volta non ero ancora pronto.

Non ero ancora pronto per quella Musica, per quelle composizioni e, soprattutto, per Maynard. I suoi testi, le ambientazioni ricreate dal connubio perfetto delle sue parole con la Musica della band, sono sempre stati incredibilmente profondi. Complessi. Unici.
E così ebbi anche la risposta al perché quella canzone mi folgorò così tanto fin dal primo ascolto durante la visione del film: perché Maynard è un genio. Niente di più, niente di meno.

Ecco perché quando uscì il comunicato stampa del ritorno degli A Perfect Circle, che mancavano dai palchi italiani da quattordici anni, non esitai un secondo: DOVEVO vederli a tutti i costi. Thirteenth Step fu l’album che io scoprii per primo e fu lo stesso disco che li portò in tour qui in Italia nel 2004. Da quell’anno, più nessuna apparizione dal vivo in Italia. Fino a quest’anno.

1 luglio 2018: la data del ritorno degli A Perfect Circle sui palchi del nostro bel paese. Un nuovo album pubblicato – Eat The Elephant – è ciò che ricollega il presente al passato, come un filo invisibile che non si è mai spezzato nel corso di tutti questi anni.
Era come se ci fosse un solco profondo nel tempo e nel destino fatto di coincidenze.

La cornice di quello che inizialmente doveva essere l’unico concerto italiano degli A Perfect Circle è stata quella del Castello Scaligero di Villafranca (VR) – a questa data se ne sono, poi, aggiunte altre due: Mediolanum Forum, Assago (MI) il 18 dicembre e Palalottomatica, Roma il 19 dicembre – nel quale è andato in scena il Rock The Castle 2018 che, per tre giorni, ha visto alternarsi nomi incredibili del Metal come Testament, Megadeth, Destruction, Extrema e, ovviamente, gli A Perfect Circle.

Entriamo presto e (grazie a Dio!) l’attesa risulta piacevole e semplice grazie alla scelta intelligente di mettere il palco dal lato in cui copre il sole permettendoci di passare l’intero pomeriggio all’ombra e non farci arrostire come costine di maiale. Arriva l’annuncio che Frank Carter and The Rattlesnakes non suoneranno come openers agli APC perché, a causa di problemi dovuti allo spostamento della band, non sono riusciti ad arrivare in temposeriously?

Al posto loro i ROS, band uscita da X Factor, ex “Team Manuel Agnelli” – la news non rende molto felici i presenti. Prima di loro rimane invariata la line up: Krashah (h 18.30), McKenzie (h 19.30).

I Krashah, band metal veronese, salgono sul palco puntuali e danno il meglio con un live potente dal punto di vista musicale ma carente dal punto di vista vocale – sicuramente anche per colpa dei volumi sballati: la voce non si sente nemmeno dalla transenna dove siamo noi. Buone le idee, le intenzioni, un po’ meno la credibilità del cantante. Comunque, bravi!

Cambio di palco ed è il turno dei McKenzie, un trio chitarra, basso, batteria molto molto interessante. La ritmica è potentissima, dritta e pulita, il cantato forse un po’ monotono ma la resa totale è ottima e infatti mi trovo piacevolmente sorpreso fin dal primo pezzo. Non li conoscevo, sicuramente la scoperta migliore della giornata.

Ore 19:30: è il turno dei ROS, che salgono sul palco con una carica esplosiva che però non viene assolutamente confermata dalla loro performance: la cantante urla in modo eccessivo e a livelli anche fastidiosi, in alcuni momenti il batterista va addirittura fuori tempo e in generale l’esibizione è eccessivamente forzata. A giudicare la performance vista domenica, non verrebbe da pensare a loro per il talento: sicuramente inferiori ai McKenzie e ai Krashah. Ovviamente la loro presenza è stata decisa all’ultimo minuto dall’organizzatore per ovviare all’assenza di Frank Carter and The Rattlesnakes, ma non sono riusciti a giocarsi le loro carte.

Altro cambio di palco e l’adrenalina aumenta sempre di più, fino alle 21:40 circa, quando a luci spente iniziano a salire sul palco gli A Perfect Circle. Sul palco alcuni schermi e tre piattaforme circolari. A sinistra la più bassa, centralmente e leggermente più in alto svetta Maynard Keenan, mentre la piattaforma di destra – la più alta – porta con sé la batteria.

Maynard, come sempre, è più indietro rispetto agli altri, soprattutto a Billy Howerdel. “Eat The Elephant” fa da opening track e finalmente i suoni sono equalizzati nel migliore dei modi. Keenan è in forma strabiliante, si percepisce subito e “Disillusioned” conferma ogni impressione possibile.
Il primo tuffo nel passato è “The Hollow” che riporta tutti nel passato a quel 2000 quando, quasi per gioco, venne pubblicato Mer de Noms, il primo album degli A Perfect Circle. Il boato generale è incontenibile e aumenta ancor di più con “Weak And Powerless” estratta da Thirteenth Step (2003).

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Si ritorna al presente con “So Long, and Thanks for All The Fish” estratta da Eat The Elephant , una delle canzoni che sicuramente aspettavo maggiormente, curioso di sentirne la resa dal vivo. La mia sensazione viene confermata da un’esecuzione impeccabile e, soprattutto, da un coro unico che unisce le migliaia di fan. Del tutto inaspettato, devo ammetterlo, sapendo quanto il nuovo album degli A Perfect Circle non sia stato molto apprezzato da una grossa fetta di appassionati della band.

Rose” e “Thomas” ci fanno nuovamente salire sulla macchina del tempo chiamata Mer de Noms, così come la meravigliosa versione “People Are People” dei Depeche Mode – contenuta in eMotive (2004) – mi fa esplodere per la felicità di sentirla dal vivo!

E poi ancora “Vanishing“, “The Noose” fino ad arrivare a “3 Libras” qui suonata nella All Main Courses Mix che manda letteralmente in delirio tutti i presenti.

Maynard, come sempre, è di pochissime parole:

Buonasera! Bellissima serata e bellissimo pubblico. Stiamo suonando in un cazzo di castello!

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The Contrarian” e “TalkTalk” sono, senza ombra di dubbio, tra i brani meglio riusciti nella loro veste live, coinvolgendo sia dal punto di vista delle atmosfere – sempre uniche quando si parla di A Perfect Circle – che dal punto di vista vocale.
The Doomed” è una delle chicche di Eat The Elephant e anche lei è molto più che godibile dal vivo, ma il vero delirio arriva con la doppietta di “Counting Bodies Like Sheep to the Rhythm of the War Drums” (da eMotive) e “The Outsider“, proprio lei, la prima canzone che mi fece innamorare degli A Perfect Circle e che più di qualunque altra aspettavo di sentire dal vivo da quattordici cazzo di anni – e a giudicare dal boato esploso in quel momento, non ero affatto l’unico!

A chiudere un concerto perfetto sono arrivate “The Package” e “Feathers“, quest’ultima – insieme a “By And Down” – l’unica canzone inedita pubblicata in dieci anni prima dell’uscita dell’ultimo Eat The Elephant.

Quello di Maynard è il nome che viene subito in mente quando si parla degli A Perfect Circle o di qualunque altro suo progetto musicale, che siano i Puscifer o i Tool. Ho avuto l’onore di sentire cantare Maynard con i Puscifer un paio d’anni fa e sapevo già quanto fosse incredibile la sua vocalità, così come sapevo quanto fosse bravo Billy Howerdel alla chitarra anche se ancora non l’avevo sentito suonare live.
Vedere gli A Perfect Circle dal vivo è stata un’esperienza mistica, una di quelle cose che ognuno dovrebbe provare almeno una volta nella vita: la potenza sonora, le atmosfere ricreate dalla vocalità perfetta di Maynard e dalla chitarra di Billy – mai scontata o sottotono – sono un vero e proprio tesoro della Musica Rock contemporanea.

A Perfect Circle rimane uno dei progetti discografici più interessanti degli ultimi vent’anni. E questo lo conferma anche la ferma volontà di impedire al pubblico di scattare foto o registrare video, perché proprio Billy e Maynard sono contrari a tutto questo con il solo intento di preservare l’esperienza musicale e la goduria immensa di godersi un concerto venendo trasportati in una dimensione parallela che solo gli A Perfect Circle sono in grado di regalare. Hands down.

Mauro Abbatescianna

Setlist A Perfect Circle Live @ Rock The Castle (Villafranca)

Eat the Elephant
Disillusioned
The Hollow
Weak and Powerless
So Long, and Thanks for All the Fish
Rose
Thomas
People Are People
(Depeche Mode cover)
Vanishing
The Noose
3 Libras (All Main Courses Mix)
The Contrarian
TalkTalk
Hourglass
The Doomed
Counting Bodies Like Sheep to the Rhythm of the War Drums
The Outsider
The Package
Feathers