In questo speciale articolo di AscoltieRacconti.com voglio parlarti nuovamente di Ezio Guaitamacchi, critico Musicale, scrittore, autore e moltissimo altro. Di lui ti ho già parlato quando ad Agosto ti ho proposto il suo Psycho Killer: Omicidi in Fa Maggiore, uno splendido romanzo rock-thriller del quale puoi leggere la mia recensione a questo link.

Oggi a parlare di sé è Ezio Guaitamacchi stesso. Ho avuto il grande onore e il piacere di incontrarlo giovedì sera a Milano, dopo lo spettacolo che ha tenuto alla Salumeria della Musica – locale di riferimento milanese – durante il quale ha presentato The Rolling Stones: Altamont, libro del quale Ezio ha curato l’edizione italiana.

Come intuibile dal titolo, in questo volume si parla della triste vicenda che segnò i Rolling Stones durante il festival gratuito che si tenne nel 1969 nel circuito di Altamont in California. Quello che voleva e doveva essere l’evento in “competizione” con Woodstock si trasformò in una tragedia: un ragazzo di diciotto anni perse la vita, accoltellato da un membro degli Hell’s Angels, la banda di bikers che vennero ingaggiati come security dell’evento a fronte di un compenso di 500$ in birre.

Oltre a lui persero accidentalmente la vita altre tre persone. Fu un evento memorabile in negativo ed è proprio di questo che parla The Rolling Stones: Altamont, libro scritto da Joel Selvin. Oltre a Ezio Guaitamacchi sul palco con lui erano presenti Brunella Boschetti (voce), Laura Fedel (piano, voce e fisarmonica), Paolo Bonfanti (chitarra) e lo stesso Ezio che ha suonato le sue chitarre. Durante la bellissima narrazione, l’artista Carlo Montana ha dipinto un ritratto di Mick Jagger in una sessione di live painting.

La serata è stata una bella rivisitazione di questa vicenda attraverso capisaldi come “Paint It Black“, “Sympathy For The Devil” e molti altri, eseguiti in maniera magistrale e in chiave molto interpretativa, ad accompagnare la narrazione di Ezio.

Quello di mercoledì sera è stato l’appuntamento che inaugura la nuova stagione di spettacoli a tema pop-rock che Ezio Guaitamacchi terrà alla Salumeria della Musica, un giovedì al mese. Il prossimo appuntamento sarà il 26 Ottobre, serata durante la quale verranno messi a confronto Fabrizio de André e Bob Dylan, ospite d’eccezione sarà Vittorio de Scalzi (New Trolls) che si occuperà della visione cantautoriale di Faber, mentre Ezio curerà il lato americano della serata parlando di Dylan.

A fine serata ho scambiato quattro chiacchiere con Ezio Guaitamacchi, per darti la possibilità di conoscerlo meglio e di entrare ancora di più nel suo universo fatto di Musica, viaggi Rock N Roll, critica musicale e scoperta.

#Intervista a #EzioGuaitamacchi: la #Musica, la #California e i suoi libri #Rock Condividi il Tweet

Il tuo nome è tra le firme più autorevoli della stampa musicale italiana. Hai fatto tanto e continui a fare tanto per la Musica e la sua cultura in questo paese. Come nasce Ezio Guaitamacchi appassionato di Musica e successivamente di scrittura?

Ezio Guaitamacchi:Nasce tutto alla fine degli anni ’60 e inizi ’70. Ero ragazzino ed ero circondato dalla Musica, in particolare da mio fratello che suonava malissimo la batteria [sorride] e che, però, aveva molti amici che suonavano benissimo le chitarre, Icio De Romedis su tutti – diventato poi un autore comico per la TV. Icio aveva una splendida Rickenbacker, uguale a quella di John Lennon, e io non vedevo l’ora che lui arrivasse a casa nostra per poter vedere questa splendida chitarra della quale ricordo tutto, persino il profumo del legno!

Mi appassionai così alla Musica oltre che a quello strumento. Inizia fondamentalmente come chitarrista. Il mio idolo era Jimi Hendrix che emulavo con la convinzione di essere lui [ride].

Nel mio periodo di scoperta mi imbattei nella Musica acustica Californiana per la quale ebbi una fortissima cotta che mi portò alla ricerca delle radici di quella Musica americana. Così, tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80 – grazie alla passione per il Blues, il Folk, il Country – con un gruppo di amici fondammo Hi, Folks!, un periodo bimestrale musicale che cercava di porsi in maniera professionale nonostante quel settore fosse ancora piuttosto amatoriale all’epoca. Poi da lì è partito tutto quanto, dalle riviste musicali agli incontri che mi hanno portato a trasformare la mia passione in una professione vera e propria.

E questa sera, infatti, ci hai presentato The Rolling Stones: Altamont, volume scritto da Joel Selvin e del quale hai curato l’edizione italiana. Quindi tutta questa necessità e questo bisogno di raccontare queste storie parte dall’amore e dalla passione per la Musica…

Ezio Guaitamacchi:Beh, sicuramente è partito dalla passione e questa dev’esserci, deve rimanere come un fuoco che arde sempre dentro di te soprattutto perché, nonostante questo sia un lavoro bellissimo, è un lavoro anche molto impegnativo e per certi versi totalizzante, per cui dev’esserci quel qualcosa in più che ti porti a continuare sempre in ciò che fai.

Ognuno cerca la propria strada per farlo, io ho trovato questa formula, ovvero di raccontare la Musica – così come faccio in radio, in TV – anche sul palcoscenico, riprendendo anche le mie passioni come musicista nel tentativo di fare questa commistione tra suono, visione e la possibilità di riproporre grandi avventure oltre che brani meravigliosi. Non si tratta di una cover band ma di qualcosa di differente e di speciale e per poterlo fare ho bisogno di gente brava della quale mi circondo, tra amici e artisti che sono in grado di interpretare a modo proprio le canzoni rendendole speciali, appunto.

Posso assicurarti che questa specialità si è percepita questa sera. Hai scritto di Jimi Hendrix, di John Lennon, della storia del Rock in generale: tra tutti i libri che hai pubblicato, quale ti ha divertito maggiormente scrivere? Magari perché hai scoperto dei dettagli che ti hanno cambiato la visione delle cose che eri convinto di avere…

Ezio Guaitamacchi: “Fa specie dirlo perché io sono uno che scrive saggi, però ho scritto un romanzo che si chiama Psycho Killer: Omicidi in Fa Maggiore [del quale puoi leggere la mia recensione a questo link] di cui sono fortemente orgoglioso. Ecco, questo è il libro che è andato peggio di tutti dal punto di vista delle vendite [ride]. Sono veramente orgoglioso di Psycho Killer perché nonostante si parli solo di circa 1500 copie vendute, chiunque mi scriva dopo averlo letto mi dà un feedback veramente splendido! È un libro al quale ho creduto veramente tanto e non è detto non possa esserci un sequel.

Oltre a questo, altri due libri dei quali vado molto fiero: Peace & Love e Atlante Rock. Il primo è frutto sempre delle conoscenze che ho avuto in California ed è un saggio sulla rivoluzione psichedelica, storia fenomenale che a mio avviso è stata davvero una sorta di nuovo rinascimento delle arti, della cultura e della Musica in particolare. Il secondo, invece, è un libro che mi ha molto divertito perché mette insieme un’altra mia grande passione che è quella del viaggio. Quest’ultimo mette insieme venticinque itinerari di viaggio che io stesso ho fatto in quel modo lì, anche un po’ a discapito di mia moglie che è stata portata in certi posti, poverina [ride]. Però come le dico sempre: se segui le rock star non sbagli mai, perché comunque anche se vai a vedere la casa di un artista, piuttosto che gli studi di registrazione o altri luoghi di culto, si tratta quasi sempre di posti splendidi!

Sempre rimanendo su Psycho Killer, quindi in futuro leggeremo nuovamente di Marco Molteni [il protagonista del romanzo – ndr]?

Ezio Guaitamacchi:A me piacerebbe! Io l’idea per il sequel ce l’ho già, sempre con la stessa chiave, ovvero con lui come investigatore che indaga su una serie di eventi efferati che anche in questo caso sono legati a qualcosa di musicale. Psycho Killer era ambientato a Milano che è la mia città e quindi metteva insieme tante mie passioni personali: il calcio, lo sport, Bob Dylan ed era il modo per stuzzicare tutto l’ambiente indie di musicisti nostrani. In questo caso il Dylan della situazione sarebbero i Beatles e invece che i musicisti indie, la comunità coinvolta sarebbe quella dei collezionisti, anch’essa una razza molto curiosa e capace di uccidere pur di avere il disco raro, e non vado oltre! [ride]

Nel mio piccolo sono un collezionista anche io, per cui capisco bene quale sia la patologia [rido]. Cosa ti piacerebbe sperimentare che ancora non hai fatto, se c’è qualcosa che ti piacerebbe provare a fare?

Ezio Guaitamacchi:Sinceramente sperimentare non lo so. Sono molto contento di ciò che sto facendo e mi piacerebbe continuare a farlo, con l’ambizione di migliorarmi sempre e di portare ciò che faccio a un pubblico auspicabilmente sempre più ampio, a un maggior numero di lettori o di ascoltatori in radio. L’obiettivo vero è quello, anche fin quando regge il fisico: domani per esempio parto alle 8:00 per andare a Riccardone nel Monferrato dove sto girando un documentario su Tenco per Sky Arte, quindi finché posso voglio andare avanti. Ovvio che poi sei contento quando i libri vendono bene, i lettori aumentano, il programma radiofonico va in onda sui canali Rai piuttosto che su LifeGate o altrove. Sai, i progetti poi non sempre si realizzano nell’ordine che ti eri prestabilito, prendi Delitti Rock: quello era un format nato come programma televisivo e poi il programma in TV è stata l’ultima cosa che ho fatto – prima sono arrivati il programma radiofonico e il libro.

Anche il sequel di Psycho Killer è lì, nella mia mente, ma per ora mi manca il tempo materiale per scriverlo. Per ora è questo che ho in mente, trovare sempre il modo di trovare belle storie e raccontarle in modo differente.

Se tu dovessi raccontare la tua storia e ti dicessero di affidare questo arduo compito a un disco o a una band che ti hanno segnato la vita e ti hanno portato a ciò che sei oggi, chi/quale sceglieresti?

Ezio Guaitamacchi: “sai, moltissima Musica l’ho realmente vissuta quindi tutto quanto mi ha un po’ segnato. Posso dirti che Crosby, Still, Nash & Young sono stati i miei Beatles. Mia sorella che è più grande ascoltava i Fab Four, io invece ascoltavo quella Musica lì proveniente dalla California Mi ha aperto un mond!

Parlando di viaggi: io ho avuto la fortuna di poter viaggiare in posti meravigliosi dove sono andato non solo per lavoro ma anche per diletto e molti di questi luoghi li ho visitati grazie alla Musica che mi capitava di ascoltare e che mi spingeva a raggiungere i posti più remoti da dove magari proveniva la Musica etnica che avevo ascoltato tempo prima.

In ogni punto più nascosto del mondo ho ascoltato musiche fenomenali! I suoni della natura, ad esempio. E tutto questo è il racconto della mia vita se vuoi, perché girando per il mondo ti rendi conto di come noi ci sbattiamo per la nostra cultura rimanendo comunque un puntino irrilevante rispetto al resto del mondo. Quattri quinti del mondo – quello non occidentale – la pensa in un altro modo rispetto a noi quindi o hanno sbagliato tutto quanto loro oppure sbagliamo noi qualcosa, io credo che la verità e l’identità stiano nel menzzo.

Ecco, io affiderei il racconto della mia vita a tutti quei musicisti che in ogni angolo del mondo continuano a trasmettere la loro cultura e le loro tradizioni. Nonostante possano essere diversissimi da me io rimango ipnotizzato da tutte queste cose e fanno qualcosa che mi rappresenta

Mauro Abbatescianna