Una delle brutture del mondo in cui viviamo è la violenza sulle donne. Troppo spesso si sentono notizie di cronaca che parlano di come l’ennesima donna è stata vittima di violenza.

Trovare la soluzione a situazioni difficili non è affatto semplice ma, come sempre dico, spesso la Musica può aiutare ad alleviare i dolori o, ancora meglio, a trovare una soluzione preventiva. Della stessa idea è Bruno Mantra, presidente dell’Associazione Culturale Otto che si impegna quotidianamente nella lotta contro la violenza sulla donna. Per farlo si avvale dei suoi collaboratori così come del prezioso aiuto del Centro Donna di Padova.

Ed è proprio dalla mente di Bruno che è nata l’idea di W.A.V. – Women Against Violence, un progetto discografico che vedrà presto la luce nella forma di un disco, Unplugged Against Violence, realizzato e sostenuto da 17 artiste italiane che hanno unito le loro voci per raccontare quanto è bello essere donna e quanto l’unione faccia davvero la forza.

Unplugged Against Violence è stato anticipato da “Leadbelly”, il singolo di Lil’Alice e Irene Brigitte uscito lo scorso 4 maggio.

Ho avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con Bruno Mantra col quale abbiamo parlato proprio del progetto Women Against Violence. Ti lascio all’intervista e al singolo “Leadbelly” che troverai subito dopo di essa.

Intervista a Bruno Mantra:

Bruno, benvenuto su AscoltieRacconti.com. Lo scorso 4 Maggio è uscito “Leadbelly”, il primo singolo scritto e cantato da Lil’Alice e Irene Brigitte che anticipa qualcosa di ben più grande e molto importante: sto parlando del disco Unplugged Against Violence del progetto W.A.V. – Women Against Violence, nato per promuovere la bellezza dell’arte e della donna ancor prima che la lotta contro la violenza che troppo spesso si scatena contro il gentil sesso.
Cosa significa per te che sei il presidente dell’Associazione Culturale Otto che si impegna proprio in questa causa?

Bruno Mantra:Ciao Mauro e grazie per lo spazio che ci concedi. Grazie per aver compreso perfettamente il senso della nostra iniziativa. Tutto il progetto W.A.V. ha per noi un significato importantissimo e duplice: è da un lato una soddisfazione e un impegno concreto nel sociale, e dall’altro una gratificazione artistica e di intenti. Crediamo si un atto di “bellezza volontaria” nel senso che c’è proprio la volontà di mettere la bellezza (dell’arte nella fattispecie) davanti a tutto il resto.

L’acronimo di questo progetto richiama la parola inglese “wave” (onda) e infatti nel logo del vostro progetto è presente questo simbolo: quanto, iniziative come questa, sono necessarie per creare un’onda di cambiamento in positivo?

Bruno:È esatto. Il simbolo è un’onda. Un onda sonora per la precisione. Inoltre il gioco di parole è anche dato dall’estensione dei file audio (.wav) per l’appunto. Non è nostra intenzione darci importanza, ma siamo certi che per certi versi iniziative come la nostra siano in qualche modo rivoluzionarie. Non tanto nel senso di innovazione musicale o artistica, ma quanto di impatto sociale e soprattutto emotivo. Crediamo che un cambiamento positivo possa nascere proprio dall’emotività della persona, dalla capacità di emozionarsi difronte ad un tramonto, o ascoltando una canzone. E’ da li che deve ripartire una vera e propria ricostruzione: dall’emozione. Serve concedersi il tempo di emozionarsi.

Ad aver preso parte a W.A.V. troviamo i nomi di Romina Salvadori (EstAsia), Masha Mysmane Bonetti (Exilia), Elisa Erin Bonomo (vincitrice del premio della critica Amnesty International 2017), Chiara Patronella (Almakantica), Irene Brigitte, Lil’ Alice, Chiara Vidonis, Irene Ghiotto, Anita Racca (Yavannah, finalista X-Factor), Artic Bahama Mama (Ludovica Signorelli & Erika Pilli già U.B.Dolls), Honeybird (strumentista per Tre Allegri Ragazzi Morti), Sybell (Uttern), Roberta Contesso & Sylvia Fabbris (cellulite star), Folake Oladun (Hit Kunle), Jo Stella. Oltre a loro, anche Alteria ed Eva Poles (Prozac+) sostengono la vostra iniziativa: com’è nato tutto questo?

Bruno:Forse questa è la domanda a cui è più difficile dare risposta. In francese si potrebbe definire un “tourbillon” l’ultimo periodo. Conta che in neanche 3 mesi si è messo in piedi praticamente tutto. Abbiamo semplicemente proposto alle artiste di partecipare e il resto si è costruito lasciando scorrere questo fiume in piena. Un ringraziamento particolare va proprio alle artiste coinvolte: sono state eccezionali dal punto di vista della professionalità e dell’apporto di quella che definirei propriamente “Energia”. E’ stata anche l’occasione di conoscerle o conoscerle meglio: siamo fortunati ad avere incontrato queste ragazze. Prima di essere delle artiste sopraffine sono tutte delle persone bellissime.

Per la registrazione di Unplugged Against Violence avete realizzato una campagna di crowdfunding su Musicraiser.com che si è appena conclusa con successo, permettendovi di raccogliere i fondi necessari non solo a registrare il disco ma anche a permettere che le artiste coinvolte nel progetto suonino a casa dei contributori attraverso degli home show pensati ad hoc.
Come pensate di portare il progetto sui palchi italiani?

Bruno:Suonando. Tanto. Essendo presenti e continuando a fare scorrere questo fiume. Ho la netta sensazione (e delle sensazioni mi fido, dato che tutto W.A.V. è nato da una sensazione) che nessuno di noi sappia bene come si svilupperà la cosa. Diciamo che oltre questo disco unplugged che grazie alla raccolta fondi stiamo per realizzare, c’è anche una band che si sta preparando per portare live anche uno spettacolo in elettrico… Credo si tratti di darsi la possibilità di crescere. Un po’ come nella vita.

Oltre ad Associane Otto, la realizzazione del progetto è stata possibile anche grazie all’appoggio del Centro Donna Padova che si occupa proprio di tutte quelle donne vittime di violenza e/o stalking: avete pensato anche ad alcuni incontri di approfondimento dove affiancare la leggerezza della Musica all’importanza delle parole delle esperte del Centro Donna?

Bruno:Certo. Il Centro Donna Padova è il nostro primo partner oltre che il destinatario degli utili di tutto il progetto. Saremo presto impegnati in iniziative concrete e congiunte. Non mi è possibile dare date o fare annunci ora come ora perché siamo concentrati sulla produzione effettiva del disco e abbiamo capito che serve fare una cosa per volta perché venga tutto bene, ma senza ombra di dubbio ci saranno modi e tempi per organizzare degli incontri insieme alle ragazze del Centro Donna.

Nella tracklist del disco sono presenti sia brani originali che alcune cover: com’è avvenuta la decisione delle canzoni da inserire? Puoi raccontarci qualcosa di più sui singoli brani?

Bruno:Più che una scelta dei brani c’è stata una scelta delle artiste da coinvolgere. Abbiamo lasciato alla loro ripsettiva sensibilità la decisione del brano da inserire nel disco. Siamo ultra contenti del risultato sotto tutti i punti di vista.

L’ultima domanda: guardare al futuro spesso aiuta a stimolare iniziative come questa. Pensi che possa esserci un seguito a un progetto discografico come questo?

Bruno:Oh certamente! Questo “Unplugged against violence” è solo l’inizio! All’uscita del disco seguirà un tour che toccherà diverse città italiane e senza dubbio ci sarà un seguito anche discografico: un disco di inediti non più in chiave unplugged. Ma non vogliamo correre troppo! L’intenzione è questa, ma ogni viaggio si cammina un passo dopo l’altro. Siamo appena partiti e siamo felici di godere di ogni metro percorso. Grazie!

Ringrazio nuovamente Bruno per il suo tempo e colgo di nuovo l’occasione per fargli i miei complimenti per il progetto e per tutto quel che fa per aiutare le donne colpite da violenza.

Mauro Abbatescianna