Con questo articolo viene inaugurata ufficialmente una nuova sezione di AscoltieRacconti.com: quella delle interviste. Uno degli obiettivi che mi sono posto fin da subito all’apertura di questo sito è quello di cercare di far conoscere tutta quella Musica, soprattutto straniera, che per tanti motivi rimane un po’ dispersa o passa in sordina.

Il mondo è pieno di artisti molto interessanti che troppo spesso non godono dell’attenzione che meriterebbero da parte degli amanti della Musica. Ian Fisher è tra questi.

Intervista a Ian Fisher | Il musicista si racconta ad AscoltieRacconti.com

Ian Fisher è un cantautore americano che ha fatto del viaggio il suo stile di vita: nato e cresciuto in una fattoria del Missouri si è trasferito in Europa all’età di ventun’anni, prima a Vienna e poi a Berlino, dove ha vissuto per gli ultimi otto anni della sua vita. Lui stesso si definisce un musicista nomade, un piccolo uomo dalla grande voce. Domenica 12 febbraio si è concluso il suo tour italiano che lo ha visto impegnato in 22 date in diversi locali d’Italia in meno di un mese.

Ho potuto scambiare quattro chiacchiere con lui prima della serata al Twiggy di Varese che ha chiuso questa sua parentesi live italiana.

Intervista a Ian Fisher:

Me: Sei nato e cresciuto in America, un posto che potremmo definire come la ‘terra promessa’ per la Musica. Cosa ti ha spinto a trasferirti in Europa? Cosa stavi cercando, se eri alla ricerca di qualcosa?

Ian: “Mi sono trasferito per molte ragioni. La principale è stata quella di cercare un posto dal quale non volessi andarmene costantemente. Sono cresciuto in una piccola cittadina del Missouri, per poi trasferirmi a Saint Louis, sempre in Missouri, dove ho frequentato scienze politiche. Ho odiato quella città, volevo andarmene ogni giorno. Mi sono trasferito a Vienna, la prima città dove non ho provato questo sentimento costante di “fuga”. Dal mio punto di vista, l’Europa trasmette un senso di libertà maggiore rispetto agli Stati Uniti.

Per cui non hai lasciato gli Stati Uniti solo per la Musica?

Ian: “Non solo. Certo, la Musica ha influito molto. Ma per rispondere alla tua domanda, se vuoi fare il musicista in America è tutto molto più difficile, le distanze da coprire sono molto più ampie che in Europa. Se vuoi farlo professionalmente spendi più di quel che guadagni, in certi momenti ho odiato girare in America per suonare! Per di più la gente se ne fotte quando suoni. Voglio dire, anche in Europa, anche in Italia mi è capitato di trovare stesso disinteresse per la Musica dal vivo, non sempre hai l’attenzione che vorresti e che spereresti di trovare nel pubblico. È un 50/50.

Quanto è differente l’approccio musicale tra America ed Europa, sia dal punto di vista di chi fa Musica e di chi l’ascolta?

Ian: “Dal punto di vista di chi fa Musica è sempre una questione di pro e contro e si ricollega alla tua prima domanda. In America c’è molto più ottimismo, più ingenuità, più spazio per i sogni e per la voglia di provare a realizzarli. In qualche modo gli artisti vengono aiutati in questo, grazie alle infrastrutture dedicate alla Musica che sono maggiori rispetto a quelle presenti in Europa. Quel che ho visto in Europa è, invece, un maggiore pessimismo: da quando ho iniziato a girare per l’Europa ho avuto l’impressione che le persone abbiano una specie di filtro che li tenga bloccati dal lasciarsi andare veramente alla Musica, impedendogli di goderne fino in fondo al 100%.

A questo proposito, questa sera si chiude il tuo tour italiano. Come ti è sembrato il pubblico italiano?

Ian: “Ho notato molte differenze culturali tra le tante regioni del vostro paese. Così come in altri paesi in Europa, la differenza culturale è piuttosto tangibile anche qui in Italia. Al sud, per esempio, c’è più calore e una maggiore attenzione e predisposizione all’ascolto, soprattutto in Sicilia – dove mi sono divertito maggiormente a suonare – c’è un approccio più spirituale e anche più ‘animalesco’. Lì è più facile percepire il pubblico sulla stessa lunghezza d’onda di chi suona. Più in generale, in Italia ho notato come siano più gli adulti, rispetto ai giovani, a essere consapevoli e ad apprezzare di più ciò che proponi musicalmente. Dentro di me ho la speranza che questo possa cambiare e ho notato come qualcosa sia già cambiato rispetto a quando ho suonato in Italia quattro anni fa. Si sta muovendo qualcosa nella giusta direzione. Anche un locale come questo è importante e fa la sua parte e ho visto come ce ne sia almeno uno di questo genere in ogni città di medie dimensioni.

#Intervista a #IanFisher: il cantautore si racconta ad #AscoltieRacconti Condividi il Tweet

Se dovessi scegliere una canzone tra le migliaia che hai scritto, quale ti rappresenterebbe meglio?

Ian: “Nero. Continuo a pensare che sia la migliore canzone che abbia mai scritto. Mi rappresenta fino in fondo.

Per una persona come te, che ha girato molti paesi in giro per il mondo, è normale incontrare Musica di ogni genere, di ogni luogo. Hai mai ascoltato Musica italiana?

Ian: “Sì. Lucio Battisti e Bruno Lauzi, quest’ultimo l’ho scoperto un paio di mesi prima di partire per l’Italia. Ho apprezzato molto la sperimentazione di Battisti e le produzioni dei dischi di Bruno Lauzi, con arrangiamenti molto particolari e ricercati. Roba molto interessante!

Ti è servito ascoltarli? Ti hanno ispirato in qualche modo?

Ian: “Sì, in questo tour sì. È stato interessante scoprirli, molto.

L’ultima domanda. Cosa significa e è quanto è difficile fare Musica nel 2017 per uno che ha il tuo approccio alla Musica e la tua costante ricerca di un feeling con le persone?

Ian: “[Sorride] È molto difficile. Ti snerva, ti toglie tutte le energie, è terribilmente faticoso  a volte, anche economicamente. Il 90% delle volte ci si sente come persi nel buio, ma quando poi le stelle brillano, in quel 10%, la luce è così fottutamente splendida che tutto il resto scompare.

Poco dopo dell’intervista a Ian Fisher, il cantautore ha suonato mostrando al Twiggy di Varese cosa significhi essere un piccolo uomo dalla grande voce, rendendo anche omaggio all’Italia salutando il nostro paese eseguendo una cover di “E Penso a Te” di Lucio Battisti, coinvolgendo ancor di più il pubblico.

Descrivere Ian Fisher è veramente difficile, si tratta di un artista poliedrico, di una persona estremamente colta e dall’ironia molto schietta e pungente. L’unico modo per capirlo è attraverso la sua Musica.


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