Sì, questo è un post malinconico. E sì, suonerà anche retorico e a tratti semplificatorio, forse, eppure le cose che stai per leggere le sento dentro al punto da doverle mettere per iscritto.

Il punto è:

Ma quanto era bello comprare Musica negli anni '90 o nel primo decennio del 2000? #AscoltieRacconti #Curiosità Condividi il Tweet

Se ci pensi, oggi abbiamo ogni tipo di mezzo possibile e (in)immaginabile per fruire della Musica e comprarla. Non mi riferisco al formato o al supporto attraverso i quali ne godiamo, ma della possibilità  di accesso che c’è oggi, nell’era di quella che potremmo chiamare Musica 4.0.

Perché 4.0? Ti spiego cosa intendo.

Il passaggio da analogico a digitale.

Feelings | Ma che bello era comprare Musica negli anni '90/2000?

Uno dei cambiamenti più grandi di sempre nel mondo della Musica è stato l’avvento del digitale: il passaggio dai nastri, dai vinili, dalle bobine – dall’analogico, insomma – al digitale, nella fattispecie al CD. Questo primo cambiamento potremmo vederlo come il primo upgrade alla versione 2.0.

Da digitale a “Musica liquida”.

L’avvento della cosiddetta “Musica liquida“, ovvero il boom e l’enorme diffusione dell’mp3 come formato di riproduzione e di diffusione, fu un altro grosso spartiacque, anch’esso parte dell’era digitale.

Sebbene l’mp3, come formato in sé, sia nato nel 1993, arrivò alla diffusione su larga scala soltanto verso la fine degli anni ’90 e i primi anni del 2000.

Col suo avvento arrivò anche Napster, il primo software di condivisione peer-2-peer a permettere il download di Musica in modo “pirata”, senza la necessità di acquisto grazie alla possibilità del download illegale. Quel periodo fu un salto generazionale ancora più grande. Napster ebbe vita breve: nacque nel 1999 e venne chiuso nel 2001. Due soli anni che, però, lasciarono fortemente il segno.

A quell’epoca in Italia era appena arrivata l’ADSL, la connessione internet a banda larga. Inizialmente, però, il 56k la faceva ancora da padrone, forte anche della necessità di adattamento delle infrastrutture da parte dei provider fornitori del servizio. Io ero piccolo, andavo alle medie, e ricordo come nella mia classe fui uno dei primi ad avere internet a casa – inizialmente col classico 56k. Mi sentivo come se avessi messo piede sulla Luna!

Tornando a Napster: la sua chiusura – voluta soprattutto da molte case discografiche – fu un evento talmente altisonante da far capire all’industria discografica che non sarebbe potuta stare a guardare: dovette plasmarsi in qualche modo per non soccombere negli anni successivi, sempre però facendo fronte e guerra all’infrazione del copyright.

Tra questi adattamenti ci fu l’inevitabile necessità di incentivare l’acquisto della Musica liquida, attraverso un mercato parallelo ma legale. Ed ecco che in aiuto a questa necessità arrivò Steve Jobs, con una delle più importanti intuizioni che il mondo digitale e discografico ricordino.

iTunes, il famosissimo player musicale nativo di OSX, venne riadattato nel 2002. Grazie a un accordo commerciale stretto tra la Apple di Steve Jobs e le cinque case discografiche più importanti dell’epoca, il lettore multimediale diventò il canale di accesso per iTunes Store, un negozio digitale a tutti gli effetti dove poter acquistare Musica in formato digitale e liquido (in formato AAC, codifica proprietaria di Apple) a un prezzo inferiore a quello del supporto fisico venduto comunemente in negozio.

Feelings | Ma che bello era comprare Musica negli anni '90/2000?

BOOM! Nel 2003 venne ufficialmente aperto l’iTunes Store e il cambiamento era servito, trasformando così l’acquisto e soprattutto la fruizione della Musica da parte dell’ascoltatore, del fruitore del prodotto. Uno stravolgimento simile non può che essere visto come l’upgrade alla versione 3.0 del modo di comprare Musica. Se in più aggiungiamo come venne introdotto l’iPod come riproduttore musicale, ci rendiamo conto di quanto questo cambiamento abbia segnato tantissimo il modo di acquistare gli album interi o le singole canzoni che possano piacerci.

A questo avvenimento si aggiunge, poi, l’enorme diffusione di altri store online, Amazon su tutti. Non serve nemmeno che io ti spieghi cosa sia per quanto Amazon sia entrato a far parte del nostro immaginario collettivo e delle nostre vite. Questo enorme negozio possiamo vederlo come un “minor update nel modo di comprare Musica, evolvendoci così alla versione 3.5.

Pensaci un attimo: quanto, ormai, esci di casa per acquistare qualcosa che non siano i beni di prima necessità che compri andando a fare la spesa al supermercato? Ormai andiamo in libreria sempre più di rado, così come in un negozio di dischi, perché su Amazon si trova tutto. Si trova prima e soprattutto si trova a prezzi spesso molto più bassi che in un classico negozio di dischi. Lo so, messa giù così è una visione molto crudele perché si guarda solo ai numeri di vendita, in termini di costo, e non all’anima del prodotto in sé che viene inciso, realizzato e confezionato con amore estremo da chi pubblica un disco, da chi scrive un libro o da chi produce e realizza un film.

Però si tratta della realtà: ormai tendiamo più all’acquisto online che alla buona vecchia abitudine e al piacere di andarci in negozio, spesso per mancanza di tempo a causa del lavoro piuttosto che degli impegni personali. Store online come Amazon, IBS per i libri o eBay per qualunque tipo di prodotto – nuovo e/o usato che sia – sono entrati a far parte delle nostre vite cambiando radicalmente il modo di acquisto. Ma siccome qui voglio parlarti soltanto del mercato musicale, lo vediamo come un upgrade non così grande come potrebbe esserlo per acquisti di altro genere e c’è un motivo ben preciso: perché oggi molta gente non la compra nemmeno più la Musica, né in formato fisico né liquido/digitale.

Servizi di Streaming premium: come siamo passati da comprare Musica ad ascoltarla senza nemmeno averla con noi per davvero.

Se ti dico”servizio di streaming musicale” cosa ti viene in mente? Sono certo che la prima cosa ti venga in mente sia Spotify.

Feelings | Ma che bello era comprare Musica negli anni '90/2000?

Anche questo è un servizio che non credo proprio abbia bisogno di presentazioni, ma per chi non lo conoscesse si tratta di un’applicazione che permette l’ascolto totalmente gratuito di canzoni e/o album che gli artisti accettano di rendere disponibili per l’ascolto in streaming da parte dell’utente. Il concetto che sta alla base è quello del pagamento per numero di riproduzioni: l’artista viene pagato una cifra X per ogni riproduzione delle sue tracce caricate su Spotify.

Potrei nominarne decine di servizi simili: Tim Music, Pandora, Deezer, Google Play Music, Amazon Prime Music, Apple Music o lo stesso Napster che è rinato sotto questa forma in abbonamento. Questi sono sicuramente tra i più famosi ma la lista potrebbe continuare. Per chi ne fa uso, il concetto alla base è sempre lo stesso: si paga una cifra mensile per poter avere accesso a centinaia di milioni di brani di praticamente ogni artista possibile e immaginabile – o quasi – senza in realtà acquistare nulla. Un servizio premium in abbonamento.

Inoltre, Spotify in primis offre ormai un ascolto totalmente gratuito oltre alla versione a pagamento. L’unico compromesso da accettare è una qualità audio inferiore alla versione in abbonamento e nessuna possibilità di ascolto offline delle proprie playlist. Ma attenzione: scaricare i brani della playlist attraverso Spotify NON significa aver acquistato il disco e poterne usufruire a proprio piacimento. Totalmente il contrario. L’unico modo per poter ascoltare quei brani è solo attraverso l’applicazione di turno – nel caso dell’esempio, Spotify – e basta.

Ed è qui che sta l’enorme differenza che ci porta all’upgrade al quale siamo ora: si è passati da comprare Musica ad usufruirne senza averla con noi, per davvero. Ecco perché Musica 4.0. Perché ormai si è anche superato l’acquisto effettivo del prodotto. Ecco in cosa è cambiato radicalmente il modo di comprarla, la Musica.

Ma con 9,99€ al mese ho a disposizione milioni di brani anziché un solo disco comprato su iTunes piuttosto che su Amazon o qualunque altro store online“, mi dirai tu. Verissima e sacrosanta osservazione. E dal punto di vista economico è un paragone che nemmeno può esistere per la convenienza che ha l’utente finale, motivo per il quale moltissimi artisti come Radiohead, Taylor Swift, Adele e tantissimi altri abbiano fortemente criticato servizi come Spotify al punto da non fornire il proprio album per il loro servizio – vedasi Adele, fino a quando ha poi ceduto concedendo i diritti per “25” per renderlo disponibile agli utenti Spotify.

La comodità di poter ascoltare gratuitamente dal proprio PC l’ultimo album del tuo artista preferito, tramite Spotify, è impareggiabile e io per primo ne faccio un uso sfrenato. Inutile negarlo, è così. Per di più, io per primo utilizzo Tim Music, quindi sarebbe ancora più stupido far finta di niente, ma confesso che se non avessi questo servizio incluso nel mio piano tariffario mensile – senza un costo ulteriore a quel che pago – non avrei mai sottoscritto alcun abbonamento a un servizio simile.

Ma torniamo alla domanda iniziale:

Ti ricordi quanto era bello comprare Musica negli anni ’90 e nei primi del 2000?

Tutto quel che sto scrivendo non mi è venuto in mente per caso, anzi. Ho pensato a tutto ciò mentre ero in metro e, cercando cosa ascoltare dal mio telefono, mi sono imbattuto in “Set It Off” dei P.O.D. Non ascoltavo quella canzone da una vita, veramente, ed è stato folgorante farlo! Non appena è partita mi sono affiorati alla mente una marea di ricordi! “Satellite“, il disco che la contiene, uscì esattamente l’11 Settembre 2001, una data che tutti ricordiamo per l’avvenimento storico che ha toccato tutto il mondo – America in primis – e per la quale è ricorso proprio ieri il quindicesimo anniversario.

Io avevo appena iniziato la terza media e ricordo come di quell’avvenimento ne parlammo il giorno dopo a scuola. Impossibile non farlo. Ricordo anche e soprattutto come, nell’aprile del 2002, andai in gita con la scuola. Era la classica gita di fine anno. La destinazione non la ricordo, ma quel che ho molto ben impresso nella mia mente è quanto e come, in pullman, ascoltai tanta di quella Musica da sentirmi ubriaco solo al pensiero.

Con me avevo un lettore CD che mi era stato regalato da mio fratello. Mi ricordo che portai con me “Reset“, “XXX” e “Radio Zombie” dei Negrita, degli album che ascoltai allo sfinimento in quegli anni. Ma il bello dei viaggi in pullman è la condivisione che si ha, soprattutto a livello musicale.

Ricordo benissimo come un ragazzino mi fece ascoltare “Youth Of The Nation“, altra canzone dei P.O.D. contenuta proprio in quel “Satellite”. In quel periodo c’era ancora MTV che trasmetteva video musicali in heavy rotation e ricordo come, al ritorno dalla gita, quella stessa canzone mi capitò di risentirla proprio in TV. Per me i P.O.D. erano un gruppo totalmente sconosciuto. All’epoca le mie conoscenze erano del tutto limitate a quel che ascoltava mio fratello più grande, che faceva un po’ da apripista negli acquisti musicali di casa o in quel che gli passavano i suoi amici. E quindi tramite lui ascoltavo gli 883, gli Articolo 31, gli Ska-P, le Porno Riviste, i Punkreas, i Vallanzaska e un po’ tutta quella scena punk o alternative che in quel periodo era in fermento in Italia. Poi c’erano alcuni gruppi che scoprii io, come i Rage Against The Machine, gli Static-X, i Bad Religion, i Millencolin, i Papa Roach, i Powerman 5000, gli High and Mighty, i Lagwagon, i Fu Manchu o i Dub Pistols.

Però i P.O.D. non li conoscevo proprio e mi bastò ascoltare quella sola “Youth Of The Nation” per decidere di comprare il disco che la conteneva. In quegli anni era così che si comprava la Musica! Ascoltavi una canzone sola – per radio, in TV, grazie ai parenti o agli amici – e quella ti bastava per farti comprare l’album! O magari compravi soltanto il singolo che conteneva sempre altre tracce o altre versioni della stessa, ma lo compravi, avvolto nel mistero di come sarebbe stato!

Oggi quella curiosità e quel “chissà se avrò fatto un bell’acquisto!” non ci sono nemmeno più. Ora apri YouTube, Spotify o qualunque altro servizio simile e puoi ascoltare i brani in anteprima o comunque tutto quanto il disco direttamente per intero, già al day one di uscita. Sono il primo a farlo, anche per impazienza dell’acquisto forse, però so che quella bellezza ora è venuta meno.

Però se penso a quegli anni mi ricordo una quantità di pomeriggi passati tra le Messaggerie Musicali e la Ricordi, tra Corso Vittorio Emanuele e la Galleria Vittorio Emanuele di Milano, per poter ascoltare gli album che erano presenti nelle colonnine dei negozi dove si trovavano le cuffie. Quelle che venivano chiamate “Scelte del Mese”, messe lì per incuriosire gli ascoltatori inducendoli all’acquisto. Ci passavo ore a sentirli, era uno dei pochissimi mezzi per poterlo fare ed era fighissimo!

Ora tutto è molto più accessibile senza la minima difficoltà, economica o di mezzo che sia.

Vuoi sapere com’è andata a finire con “Satellite” dei P.O.D.? Ho consumato il CD! “Set It Off” e “Boom” sono le due canzoni che più mi fanno riaffiorare i ricordi di quel periodo. Non è stato un album da primo ascolto perché dovetti assimilare il disco e ci volle del tempo per farlo, soprattutto per la mia immaturità da ascoltatore dell’epoca. Ma a distanza di quindici anni sono qui a parlarti di come riascoltare proprio la traccia di apertura di quell’album mi abbia fatto venire in mente tutto ciò che hai appena letto, il fascino e la bellezza che significava andare in negozio e comprare un CD e ascoltarlo, curioso di conoscere il suo contenuto.

Ovviamente tutte queste comodità e queste vie di accesso alla Musica sono assolutamente un bene per chi vive di Musica come passione, e sarebbe inutile ogni tipo di ragionamento retrogado piuttosto che conservatorio, non avrebbe alcun senso: abbiamo mille modi per poter accedere e comprare Musica ed è giustissimo utilizzarli! Tutto questo mio discorso non è affatto votato a niente di limitante, anzi.

E, naturalmente, ho ancora tutta la voglia del mondo di comprare Musica e continuerò sempre a farlo! 😉

L’unica cosa che penso è che spesso mi manca tutto questo, quella difficoltà di accesso alla Musica che, forse, era un ingrediente che ci permetteva di godercelo anche di più quel nuovo CD, comprato alla Ricordi o alle Messaggerie Musicali 😉

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Anche questa volta ho tirato fuori il mio lato più nostalgico, quello che ti fa guardare al passato col sorriso e con la spensieratezza dei bei ricordi 🙂

Spero che questo post ti sia piaciuto, così come spero di aver fatto riaffiorare in te altrettanti bei ricordi regalandoti un sorriso. A questo proposito, che ne diresti di dirmi quel che ti ha scaturito nella memoria leggere quanto ho scritto? Sono proprio curioso di sapere i tuoi “riti” di acquisto – se ne avevi alcuni – e tutto quello che ti viene in mente ripensandoti ragazzino quando c’era molto meno accesso alla Musica e molta più curiosità e mistero.

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Io, intanto, ti ringrazio di cuore anche solo per aver letto.

Mauro Abbatescianna.