Se mi segui da qualche tempo hai già avuto modo di scoprire come io sia uno Springsteeniano convinto.

Se, invece, questa è la prima volta che capiti sulle pagine di AscoltieRacconti.com allora avrai modo di scoprire la mia passione per Bruce Springsteen. In entrambi i casi, comunque, mettiti comodo e preparati a sorridere e – probabilmente – a commuoverti.

Ecco perché essere Springsteeniano ti cambia la vita

Rispetto a tantissimi Springsteeniani D.O.C, ho scoperto il Boss piuttosto tardi. La prima canzone che ascoltai fu “Radio Nowhere“, era all’incirca il 2010 e me la fece sentire un amico. All’epoca sapevo ancora poco di un certo tipo di Musica rock e soprattutto non sapevo assolutamente nulla di Bruce Springsteen. Quel che mi colpì di quella canzone fu l’assolo di Sax, al punto da chiedere al mio amico di consigliarmi qualcos’altro con una struttura musicale molto simile, soprattutto dove il Sax fosse protagonista tanto quanto in “Radio Nowhere”.

In quel periodo avevo iniziato ad ascoltare la Musica in un modo un po’ differente, molto più aperto, cercando di abbattere qualunque tipo di pregiudizio legato a un mio gusto personale dell’epoca, avendo così un approccio forse più giornalistico – se così possiamo definirlo.

Qualunque band o artista in cui mi imbattevo in quel periodo lo scoprivo partendo da zero, “annullando” quel che già sapevo al riguardo e mi ascoltavo la discografia intera (o tutto quel che potevo) partendo dal giorno zero dell’artista stesso. Non facevo altro che prendere il primo album, EP, Demo o quant’altro e iniziavo a scoprire la sua musica andando avanti, fino all’ultimo disco uscito in ordine cronologico. Non è nulla di nuovo, lo so, è quello che fanno in tanti – ed è ciò continuo a fare tuttoggi.

“Radio Nowhere” mi aveva colpito molto e capii come dovessi fare lo stesso con Bruce Springsteen. E così iniziai: il 1973 è l’anno del debutto ufficiale del Boss. “Greetings From Asbury Park, N.J.” e “The Wild, The Innocent & The E Street Shuffle” sono i due dischi usciti in quell’anno.

Ricordo che al primo ascolto non fu facile assimilarli, ma una canzone mi stregò, totalmente, fin da subito. Quella canzone era “New York City Serenade“, un brano che ha dentro tutto: la poesia e la poetica di una New York notturna, da Manhattan ai sobborghi, con le sue bellezze, i suoi vizi e le sue paure; c’è il violino che accarezza la melodia e crea l’atmosfera romantica di cui una serenata ha bisogno; non importa che sia rivolta a una donna o a una città, lo strumento del diavolo è lì e si contrappone alle prime note di pianoforte, quasi cupe e irrequiete, suonate magistralmente da David Sancious in apertura di canzone.

Rimasi totalmente folgorato. Non capii cosa mi colpì così tanto nello specifico, forse proprio tutto l’insieme di una scrittura e una composizione così perfette, soprattutto se considerato che il Boss la scrisse quando aveva soltanto 23 anni.

Non saprei dire nemmeno io quante volte l’abbia ascoltata in macchina tornando a casa la sera.

La scintilla scoppiò proprio con una delle canzoni più belle che Springsteen abbia mai scritto e composto e, a quel punto, la mia fame di conoscenza e la mia necessità di stare bene, grazie alla sua musica, si fecero incessanti.

E così arrivò tutto il resto: “Born To Run” (1975), “Darkness On The Edge Of Town” (1978), “The River” (1980), “Born In The U.S.A.” (1984), i suoi capolavori acclamati e clamorosi. Diventai sempre più uno Springsteeniano convinto.

Nel mio periodo di “formazione” imparai a conoscere il Boss e capii quanto fosse un animale da palco e che, solo dopo averlo visto dal vivo, si riesca realmente a capire quanto la sua Musica ti faccia stare bene e quanto sia parte di te. Non perché da un suo album questo non traspaia, ma perché è col live che tutto cambia dentro di te.

Cercai tutti i video possibili dei suoi concerti – grazie YouTube! – e ogni clip che vedevo era migliore della precedente. Sentivo sempre di più la “febbre da Boss” salirmi dentro.

Il mondo si divide in due categorie: chi ama il Boss e chi non l’ha mai sentito dal vivo

London Calling: Live in Hyde Park” è un DVD uscito nel 2010 che racchiude tutto il concerto tenutosi, appunto, all’Hyde Park di Londra, il 28 Giugno del 2009. Trovai molti dei video di quel DVD su YouTube (ora sono stati rimossi), ma fu uno in particolare a farmi letteralmente saltare sulla sedia, quello dell’esecuzione di “She’s The One” – canzone fantastica contenuta in “Born To Run”.

Lui e la Band in formissima – come sempre – e subito dopo il fantastico assolo di Sax di Clarence, il Boss si toglie la sua fida Telecastar, la fa strisciare per il manico sull’asta del microfono – così da farla suonare distorta – e poi la lancia al suo fido tecnico di palco che la prende al volo. Subito dopo il Boss si gira, stacca l’armonica a bocca dall’asta del microfono e attacca con un assolo. Pazzesco! Quando lo vidi mi sentii come esplodere e capii ancora di più come il soprannome “The Boss” fosse cucito addosso a lui!

Mi sentivo cambiato, diverso. L’energia racchiusa nelle sue canzoni è qualcosa di talmente forte e inarrestabile che rimanerne indifferenti è quasi impossibile, soprattutto vedendo le sue performance dal vivo!

Ci misi pochissimo a capire che essere uno Springsteeniano altro non significasse che votare la propria vita alla Musica, ancor più di quanto potessi averlo già fatto prima di venire a conoscenza della sua arte.

Non essendo ancora stato a un suo live, all’epoca potevo soltanto basarmi su quel che vedevo online, non avendo alcun amico Springsteeniano che potesse raccontarmi l’esperienza fantastica che si vive a un suo concerto. Quel che traspariva e che traspare sempre da ogni concerto è la totale assenza di barriere tra lui e il suo pubblico. Ogni possibile divisorio imposto dalle misure obbligate dal palco o della semplice immagine di rockstar, con Bruce Springsteen non esiste. Lui non è una rockstar, lui è un rocker, e c’è una  gran bella differenza!

Il suo pubblico non è semplicemente una audience. I suoi fans sono come parte di un’enorme famiglia, composta da zii, cugini, amici fraterni, o più semplicemente Blood Brothers – per citare anche una sua splendida canzone.

Col suo pubblico lui ci si mischia, si amalgama, si concede, si dà fino all’ultima goccia di sudore. Scende dal palco, abbraccia la gente, stringe le loro mani, sorride con loro, ascolta i loro desideri, le loro richieste, i loro sogni.

Quel che ha sempre contraddistinto e differenziato lui da qualunque altro artista del suo calibro è proprio questo: la voglia di intrattenere in modo sincero, genuino, come nessun altro al mondo è (forse) in grado di fare nella grandezza che mette lui.

Chiunque si ricorda il video di “Dancing In The Dark“, dove a un certo punto lui sorride a una giovane ragazza dagli occhi azzurri. Quella, per chi non lo sapesse, era Courteney Cox, che sarebbe poi diventata famosa nel ruolo di Monica Geller nella serie TV Friends.

Nel video la porta sul palco e ballano insieme. E da quel momento, tutte le volte che il Boss suona “Dancing In The Dark” nei suoi concerti, sceglie la fortunato di turno – ma da tempo anche il fortunato – e ballano insieme. Quello è uno dei segni distintivi delle sue esibizioni.

Dicembre 2011. Ricorderò per sempre come seguii tutti i vari rumors che si inseguivano in rete in quel fine anno e che avrebbero voluto il Boss in concerto in Italia nel 2012, per tre date estive: Milano, Trieste e Firenze. Ero in università quando Claudio Trotta – patron di Barley Arts, la società che si occupa del management di Bruce Springsteen sul suolo italico – pubblicò su Facebook l’ufficialità delle date. Esultai nel silenzio della biblioteca (sicuramente i presenti hanno pensato fossi pazzo, ma in quel momento non mi interessava di nient’altro!)

Era il momento che aspettavo ormai da più di un anno, l’occasione per vedere dal vivo colui che era diventato il mio artista preferito in assoluto. Il posto più ambito da tutti i fans del Boss è quello del prato e anche io e i miei amici non potevamo mancare. E così, dopo ore davanti al computer sul sito di TicketOne si aprì la prevendita e… i biglietti erano nostri! Ce l’avevo fatta! Il 7 giugno 2012 sarebbe stato il mio battesimo di fuoco, a San Siro, la grande scala del calcio e dei concerti.

Chiudendo gli occhi riesco a rivedere tutto quanto di quella giornata: la sveglia alle 3:00 del mattino per passare a prendere gli altri amici che avrebbero vissuto insieme a me quell’esperienza fantastica e per raggiungere San Siro il prima possibile, c’era una coda per l’accesso al PIT da fare e non potevamo perdere nemmeno quella! Fare parte dei 1500 dotati di un braccialetto PIT significa essere nella parte più vicina al palco e, soprattutto, partecipare alla lotteria che sancisce quale di quei 1500 entra per primo e chi dopo di lui. Riuscire a finire tra i primi numeri successivi a quello estratto significa una cosa sola: transenna e pedana dove il Boss scende, per godersi il suo bagno di folla.

Quella sera sbiancai dall’emozione nel vederlo salire sul palco: avevo di fronte a me, a forse 3 metri di distanza, il mio idolo più grande di sempre. Quasi tutti avevano un cartello con scritta una request, il titolo della canzone che si sogna sentirgli fare. Eh sì, perché Springsteen dal vivo è soprattutto questo, la sua voglia di fare il jukebox umano andando ad attingere a un repertorio pressoché infinito.

La E-Street Band è pronta a poter suonare 250 pezzi diversi, ogni sera

Bruce Springsteen

Queste sono le parole che il Boss ha detto in un’intervista pubblicata poco tempo fa e chi lo conosce sa bene quanto questo sia vero. Chi lo conosce sa bene come attinga a tutta quanta la sua discografia, dal 1973 al 2016, senza fare differenze, senza lasciare indietro niente (o quasi). Outtakes, B-Sides, canzoni ufficiali, covers: non si fa mancare niente, non TI fa mancare niente quando suona e canta.

La sua musica ti entra dentro, nelle vene, nell’anima, nel cuore, ti risuona in testa di continuo, diventa qualcosa della quale non puoi più farne a meno. Non ci riesci. Senza quasi che tu te ne accorga, lui ti ha catturato, ti ha fatto diventare parte della sua enorme famiglia che coinvolge milioni di fans in tutto il mondo. Di colpo ti ritrovi anche tu a essere uno Springsteeniano.

E così, dopo che l’hai visto la prima volta, segui tutto quel che fa in giro per il mondo e non parlo di notizie, interviste, video o quant’altro. Parlo proprio di girare il mondo pur di vederlo dal vivo in quelle città dove sai che suonerà qualche rarità. La sua enorme forza dal vivo è proprio la varietà: ogni sera crea una scaletta differente, mai la stessa – eccezion fatta per la leg americana del “The River Tour 2016” dove ha suonato tutto quanto “The River” ogni sera, sommato ad altre canzoni che variegavano una setlist comunque piuttosto simile a ogni data.

Ci sono fans della vecchia guardia che lo seguono da quando ha iniziato e che hanno all’attivo centinaia di concerti in giro per il mondo. L’amore smisurato che sta alla base di tutto questo è reciproco: il Boss dimostra il suo con concerti da oltre 3 ore di media a serata e i suoi fans ricambiano seguendolo ovunque, accampandosi con la tenda fuori dal luogo dell’evento pur di rientrare nel PIT.

Lo Springsteeniano è un animale strano, particolare, variegato. Quello col Boss è un rapporto di amore con dei momenti di rabbia che arrivano, inevitabilmente, quando insegui la tua canzone e lui la fa in una data in cui non ci sei. È un destino che accomuna tutti gli Springsteeniani che si sono imbattuti in questa “maledizione” almeno una volta. Ricordo benissimo come al mio primo live a San Siro un signore di fianco a me esultò saltando come un bambino per la gioia di vedere un cartellone che riportava la scritta “Cadillac Ranch”. Lo sentii ringraziare ogni santo perché inseguiva quella Cadillac da non so quanti anni.

Il Boss è così: lo segui, lo insegui, viaggi in lungo e in largo, dormi pochissimo, ti stanchi tantissimo, speri di sentire la canzone dei tuoi sogni e poi magari ti incazzi perché la fa nell’unica data italiana alla quale non sei potuto andare.

E qui parlo per esperienza personale.

3 Giugno 2013: dopo essere tornato dalla splendida trasferta di Padova quella sera il Boss suonava a Milano, per la quinta volta nella sua carriera da quando fece tappa la prima volta, sempre a Milano, nel lontano ’85. Per quella sera era stato organizzato qualcosa di unico e magnifico, mai realizzato prima. Una coreografia che prendeva i tre anelli frontali al palco e il pubblico nel prato.

“Our Love Is Real. NYCS”

Questa era la frase che riportava la coreografia, una chiara request per eseguire proprio quella “New York City Serenade”. Quel 3 Giugno non la eseguì, per farla poi nella terza e ultima data italiana, a Roma, a luglio. A quel concerto non ebbi la possibilità di andarci per questioni economiche e… proprio quella sera la eseguì come non aveva mai fatto prima, coinvolgendo la Roma Sinfonietta (l’orchestra di Ennio Morricone, per capirci) per interpretare la sezione d’archi del brano.

L’esecuzione fu talmente perfetta da registrarne il video ufficiale.

Quella sera mi incazzai, eccome se mi incazzai! Non potevo farci nulla, sapevo che la rabbia era più rivolta al non poter essere andato a Roma, però in quel momento ti viene spontaneo esclamare un “ma cazzo, Bruce, te l’abbiamo chiesta a Milano con tanto di coreografia! Dovevi farla lì, che c’ero anch’io, è la mia preferita!

Però lo sai, sai che lui è così, come ti sorprende in positivo, allo stesso tempo può farti rabbia. Ogni suo concerto è una lotteria, proprio come l’estrazione del numero per l’accesso al PIT.

I’ve stumbled and I know I made my mistakes
But tonight I’m gonna be playin’ for all of the stakes

“Roll of The Dice” – Bruce Springsteen

Quando penso ai suoi live penso a San Siro 2012 e 2013, penso a Padova nel 2013 con la trasferta fantastica, partendo alle 2:00 del mattino e guidando con tutto quanto “The River” in play nel cuore della notte, con la bellezza di quella “Drive All Night” che si addiceva perfettamente all’atmosfera creata da un’autostrada deserta. Mi viene in mente il bello di arrivare allo Stadio Euganeo alle 5:00 del mattino iniziando subito la coda per il PIT, conoscendo altri Springsteeniani come me e vedendo Claudio Trotta presente già dalle 6:00 per aiutare i suoi collaboratori per rendere l’esperienza sempre migliore.

Mi viene in mente il Boss che arriva allo stadio alle 17:42, accompagnato dal buon Trotta, per poi salire sul palco e attaccare con “The Promised Land” e “Growin’ Up” in acustico, regalando a me e alle poche migliaia di fans già presenti un soundcheck che ha tutto un altro sapore! La data di Padova è quella alla quale sono più affezionato, sia per la trasferta che per la scaletta: aprire con “The Ghost of Tom Joad” da solo in acustico mi ha steso, per non parlare di “Something in The Night” suonata in modo impeccabile! Poi arrivò “Boom Boom” di John Lee Hooker, “The Ties That Bind”, tutto “Born To Run”, la chiusura con “Twist and Shout”. Quella sera era in una forma pazzesca!

E poi ti ritrovi a guardare in tempo reale ogni setlist di ogni data in giro per il mondo, scrivendo ai tuoi amici Springsteeniani su WhatsApp e imprecando ogni volta che tira fuori qualche pezzo da 90 in una serata dove non ci sei, fino a quando mancano sei giorni alla prima delle tre date Italiane (3 e 5 luglio Stadio San Siro a Milano e 16 luglio Circo Massimo a Roma) e ti rendi conto di come siano volati questi mesi e quanto tu sia carico e adrenalinico, perché sai che sarà ancora una volta un’esperienza mistica e indimenticabile che vivrai con gli stessi compagni di viaggio degli anni precedenti e con alcuni nuovi che sai conoscerai anche questa volta.

Perché sai già che rifarai tutto quanto fino a quando potrai, perché essere Springsteeniano significa questo: una passione viscerale che vince su tutto e che ti fa sorridere dopo essere tornato a casa distrutto, questa volta dopo tutte e tre le date italiane (quest’anno non mi freghi, Bruce!)

Se sei arrivato fino a qui significa che sei uno Springsteeniano anche tu – e che hai anche tanta pazienza nel leggere tutto quanto 😀

Proprio per questo voglio sapere quali siano le tue sensazioni, il tuo amore per il Boss e i tuoi ricordi legati ai suoi concerti o semplicemente alla sua musica. Puoi farlo commentando qui sotto e se questo articolo ti è piaciuto ti invito a condividerlo sui tuoi canali socials o inviandolo ai tuoi amici!


Se questo mio articolo ti è piaciuto allora non puoi lasciarti scappare La Mia Anima è La Tua“, un racconto inedito che ho scritto ispirato da “Drive All Night” di Bruce Springsteen. Puoi leggerlo cliccando a questo link:

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Grazie mille per la lettura e… See You On The Road, Brother!