Fin da ragazzino ho sempre amato ascoltare la Radio, l’ho sempre apprezzata più della TV per la sua capacità di stimolare in modo unico un elemento parte della vita di chiunque: la fantasia.

Ciò che mi piaceva fare da piccolo era proprio questo: accendevo la radio e cercavo di immaginare che aspetto potesse avere lo studio da dove trasmettevano gli speakers, o che facce questi potessero avere in base al timbro di voce che sentivo uscire dalle casse.

Tutto quel che sentivo era filtrato da ciò che mio fratello ascoltava, fino a quando, grazie a lui, un giorno incontrai Lo Zoo di 105. Era il 2005 e scoprire quel programma fu per me folgorante!

I cattivi ragazzi de Lo Zoo“: venivano definiti così ed è un “marchio” che nessuno dei componenti del gruppo si è mai tolto di dosso, né mai probabilmente riuscirà a farlo. Questo programma ha SEMPRE fatto leva proprio su quell’elemento che solo la radio è in grado di stimolare come nessun altro mezzo mediatico è capace!

Con la follia, la trasgressione, il coraggio e la genialità, Lo Zoo di 105 è stato in grado di creare un mondo surreale e parallelo nel panorama della radiofonia italiana. Tutto grazie alla fantasia che ha portato alla creazione di personaggi, parodie e scenette esilaranti, spesso arrivando al rischiato soffocamento dovuto alle troppe risate durante la trasmissione.

In quel lontano 2005 mi colpì l’assurdità di Leone di Lernia. Quel che ho sempre trovato inspiegabile e allo stesso tempo affascinante era l’impossibilità di trovare la linea di confine tra l’uomo e il personaggio Leone di Lernia. Non erano soltanto le scenette o le canzoni di Leone a racchiudere il suo essere folle: lui era così. Sempre.

Fin da quella prima puntata che ascoltai, Leone rimase impresso nella mia mente per gli insulti, le prese in giro – fatte e subite – e la follia più totale. E così mi ritrovai a cantare le sue canzoni nei momenti meno opportuni e solo perché, una volta ascoltate, diventavano un tormentone che non riuscivi a toglierti dalla testa!

Un programma così fuori dagli schemi come Lo Zoo di 105 non potrebbe mai restare fuori dai guai, così come i suoi componenti: tra querele, sospensioni, screzi, scazzi e litigi vari la formazione del programma è cambiata più volte, ma anche quando Leone di Lernia è stato escluso ufficialmente dal programma non ne è mai uscito realmente.

Il suo personaggio, il suo modo di fare, non l’avrebbero mai permesso, né a sé stesso né ai suoi (ex) colleghi.

Con gli anni tutto questo è diventato parte della mia quotidianità: da quel 2005 ho sempre ascoltato Lo Zoo di 105 o cercato le scenette e le canzoni di Leone su YouTube. In mille momenti di cazzeggio, Leone è sempre stato parte della mia vita. In un modo o nell’altro. Non importava che fossi da solo o coi miei amici a ridere grazie a lui, con lui e di lui: Leone c’era.

Col suo show e i suoi eccessi ha fatto parte della mia quotidianità. Nei momenti in cui avevo voglia o bisogno di farmi una risata spensierata ho sempre potuto contare su Leone di Lernia, non importa se all’interno del suo Zoo o meno: potevo contare su “Casa di Lernia“, “L’Elettrauto“, “Un Leone su Marte“, “Melanzan’“, “Tieni i Peli“, e la lista potrebbe continuare a lungo.

Oggi Leone se n’è andato, dopo aver combattuto con una brutta malattia che se l’è portato via a 78 anni.

Tutto quello che so è che un personaggio come lui ha avuto il coraggio di fregarsene di tutti i pregiudizi e del politically correct, riuscendo così a entrare nella storia della Musica e della Radiofonia italiana come uno dei personaggi più trash che siano mai esistiti – e che, senza dubbio, ci ricorderemo per molto tempo.

Per tanti anni mi hai fatto ridere a crepapelle, così come so che hai scandalizzato e fatto ridere “miliaaaaaaaaaard’ di persone” – per dirlo col tuo stile. Mi mancheranno le prese in giro di Mazzoli, Fabio, Paolo e tutti gli altri, così come mi mancheranno tutte le imitazioni che i tuoi colleghi e amici facevano di te, soprattutto quella di Gibba.

Mi mancherà sapere di poter accendere la radio e sentirti irrompere in diretta, soddisfatto di saperti in onda perché in realtà tu da Lo Zoo di 105 non ne sei mai uscito né avrei mai voluto accadesse.

Ti conoscevo solo per quel che sentivo in Radio, per il tuo personaggio. Non ti ho mai conosciuto di persona ma so che mancherai a me così come a tanti altri che ora ti stanno dicendo:

Auz! Addavadai se ci mancherai, Leò!.

Ciao Leo e mi raccomando: Stai attent’ eh, che quello lassù ti vuole fregare le soooooold!

Mauro Abbatescianna


Spero che questa mia lettera aperta possa aver reso omaggio a un personaggio che ha fatto ridere un po’ tutta Italia per decenni. Se anche tu ti rispecchi in ciò che ho scritto allora ti invito a condividerla su Facebook, Twitter, Google+ e WhatsApp, così facendo potremmo rendergli omaggio tutti insieme.

Iscriviti al canale ufficiale Telegram di AscoltieRacconti.com per ricevere gli articoli direttamente sul tuo smartphone, tablet o PC. Se vuoi ricevere gli articoli direttamente via mail, iscrivi alla Newsletter. Per farlo ti basterà compilare il form qui sotto.

[yikes-mailchimp form=”1″ title=”1″ description=”1″ submit=”Iscriviti!”]